Col silenzio si perdono denaro e dignità... A Palermo e a Gela due imprenditori si sono ribellati al pizzo...

09 agosto 2007

Stavolta il silenzio, spesso scelto per paura che diventa indegna connivenza, non ha trionfato, e due imprenditori siciliani vittime del racket, uno di Palermo l'altro di Gela, hanno scelto la strada della collaborazione, consentendo agli investigatori di far arrestare gli ''esattori'' del pizzo.
Reazioni sorprendenti in due delle realtà maggiormente schiacciate dal giogo mafioso, che hanno accomunato un costruttore palermitano e un commerciante gelese.

La reazione del costruttore palermitano è arrivata quando dalle minacce verbali la criminalità è passata ai fatti. L'aggressione del geometra, capocantiere dell'azienda, ha fatto scattare la ribellione. Così il titolare dell'attività, per mesi informato dai suoi dipendenti delle visite degli estortori, ha deciso di parlare. In carcere, su fermo del Pm Gaetano Paci, è finito Domenico Ciaramitaro, pregiudicato, 33 anni, ritenuto uomo d'onore della ''famiglia'' di Partanna Mondello. Un personaggio che, a quanto pare, operava per conto del capomafia Francesco Franzese arrestato nei giorni scorsi.
L'imprenditore edile di Palermo, riferendo i racconti dei suoi dipendenti, ha rivelato agli agenti che più volte Ciaramitaro avrebbe fatto visita al cantiere per chiedere denaro, minacciando gli operai e il geometra. I 10 mila euro pretesi inizialmente sono diventati 8 mila. ''E' l'ultima cifra'', avrebbe detto. Ad incastrare definitivamente l'estortore ci hanno pensato gli operai che l'hanno riconosciuto senza esitazione nelle foto segnaletiche.

Analoga la ''ribellione'' dell'imprenditore di Gela, che prima ha descritto agli investigatori dettagliatamente il proprio estortore, poi lo ha individuato nelle foto mostrategli. Così Rosario Gueli, pregiudicato di 34 anni e ritenuto affiliato alla famiglia mafiosa degli ''Emmanuello'' di Gela, è finito in carcere con l'accusa di estorsione continuata aggravata dal metodo mafioso. Fondamentale, dunque, è stata la collaborazione della vittima del racket. Oltre a far arrestare il suo presunto aguzzino, l'imprenditore ha permesso la scarcerazione di un'altra persona, non riconoscendolo come uno dei presunti taglieggiatori, e finito in manette lo scorso maggio, quando erano state arrestate 13 persone, accusate di far parte del gruppo criminale che avrebbe vessato il commerciante gelese. 

''La collaborazione delle vittime - ha detto il questore di Palermo Giuseppe Caruso - è un segnale molto positivo che ci fa ben sperare nella voglia di collaborare dei siciliani onesti''. ''Potremmo essere - ha concluso - davanti a una vera e propria svolta culturale''.
Per il presidente della Confesercenti di Palermo, Giovanni Felice, l'arresto dell'esattore del racket a Palermo ''dimostra che si può dire di no agli estortori, piccoli o grandi che siano e che questi finiscono in galera''. ''Episodi come questo - aggiunge Felice - mitigano la preoccupazione per la recrudescenza degli attentati, che potrebbero essere frutto dei nuovi equilibri che si stanno creando dentro Cosa nostra''. Secondo l'esponente della Confesercenti ''forze dell'ordine e magistratura da tempo hanno dimostrato la loro efficienza, adesso spetta agli imprenditori fare la loro parte, sapendo che la loro azione deve essere sostenuta''. ''Occorre mettere in rete le esperienze che già ci sono - conclude - come lo sportello della legalità presso la Camera di commercio e iniziative come il consumo critico di 'Addiopizzo' e le attività svolte dalle associazioni di categoria''.

Un comunicato del Comitato Addiopizzo
Vittima del racket con la sua denuncia fa arrestare estorsore e il comitato Addiopizzo è a suo fianco. A una settimana dall'incendio che ha devastato il deposito della ''Guaiana Ferramenta'', impresa fra le 200 incluse nella lista di 'Consumo critico' promossa dal comitato, non poteva esserci risposta migliore.
Ancora una volta magistratura e forze dell'ordine hanno dimostrato di essere all'altezza della situazione quando gli imprenditori dimostrano di voler collaborare. Come già successo nel giugno scorso, quando un imprenditore con la sua denuncia aveva fatto arrestare il suo estorsore, anche in questo caso la denuncia è maturata grazie alla collaborazione e all'assistenza del comitato Addiopizzo e il fattivo sostegno della F.A.I. (Federazione delle associazioni antiracket italiane).

Con l'arresto di Domenico Ciaramitaro, presunto fiancheggiatore del boss Francesco Franzese, finito in manette la settimana scorsa, ci sentiamo sempre più vicini a quella che il questore Giuseppe Caruso definisce le soglia di ''una svolta culturale''. L'imprenditore si è fatto avanti, con tutti i dipendenti, dopo le violenze subite, premiando anche il lavoro di chi da anni, ormai, offre le competenze, le tutele e lo schermo necessari affinché un operatore economico possa denunciare. La chiave di volta della liberazione dal pizzo passa necessariamente da qui. Chi vuole essere aiutato, infatti, deve mettersi in condizione di essere aiutato. Più saranno le denunce, più i commercianti potranno essere tutelati e fare fronte compatto contro il pizzo.

In attesa di annunciare la soluzione al danno subito da Rodolfo Guaiana e dai suoi dipendenti, per cui si sono mossi diversi enti, dalla Regione siciliana alla Prefettura, dall'agenzia del Demanio a quella dell'Entrate, dall'arcidiocesi di Monreale (Palermo) ai sindacati e Confindustria, la gente e i commercianti di Palermo stanno reagendo, dimostrando che le cose stanno cambiando veramente.
I commercianti che vorrebbero mettersi in contatto con il comitato Addiopizzo, anche solo per porre domande, possono chiamare i numeri
380 3487929 oppure 091 6194228

INFO
Comitato Addiopizzo
Tel. +39 380 3486769 / Fax  +39 091 6810070
(il numero è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17)
ufficiostampa@addiopizzo.org
www.addiopizzo.org

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09 agosto 2007

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