Colpiti dalla crisi

Disoccupazione, cassa integrazione alle stelle, poveri sempre più poveri: "No, l'Italia non è meglio di altri"

25 settembre 2010

Nonostante la ripresa dell’economia, nel secondo trimestre dell’anno la disoccupazione è arrivata a livelli record. Ad aprile-giugno - ha comunicato l’Istat nei giorni scorsi - il tasso di disoccupazione è salito all’8,5%, con un aumento di 0,1 decimi di punto rispetto al primo trimestre e di 1 punto nel confronto con il secondo trimestre dell’anno scorso. L’8,5% è il dato più elevato dal terzo trimestre del 2003.
L'incremento tendenziale della disoccupazione si concentra nel Nord tra gli ex-occupati; nel Centro e nel Mezzogiorno tra gli altri gruppi dei disoccupati. Alla crescita della disoccupazione si accompagna un moderato aumento degli inattivi rispetto al secondo trimestre 2009 (+92.000 mila unità), sintesi di una lieve riduzione delle non forze di lavoro italiane e di un ulteriore incremento di quelle straniere. La caduta tendenziale dell'occupazione riflette il sensibile calo della componente maschile (-1,2%, pari a -172.000 unità) e la contenuta flessione di quella femminile (-0,2%, pari a -23.000 unità).

In forte aumento i disoccupati nel secondo trimestre dell’anno: raggiungono il livello massimo da quasi dieci anni. Ad aprile-giugno il numero delle persone in cerca di lavoro ha raggiunto quota 2,136 milioni, con un aumento dell’1,1% rispetto al primo trimestre (+24mila persone) e del 13,8% su base annua. Era dal secondo trimestre del 2001 che non si raggiungeva un livello così alto di disoccupati. Prosegue la forte riduzione degli occupati italiani (-257.000 uomini, pari al -2%; -108.000 donne, pari al -1,3%) a fronte di un nuovo significativo incremento degli stranieri (+85.000 uomini e +86.000 donne). A livello territoriale, alla riduzione del Nord (-0,9%, pari a -114.000 unità) e del Mezzogiorno (-1,4%, pari a -88.000) si accompagna la sostanziale stabilità del Centro. Il tasso di occupazione degli uomini tra i 15 e i 64 anni scende, nel secondo trimestre 2010, al 68% (-1,1 punti percentuali su base annua), quello delle donne al 46,5 per cento (-0,3 punti percentuali). Dal primo trimestre del 2009, e nonostante la crescita del numero di occupati, il tasso di occupazione degli stranieri continua a ridursi, posizionandosi al 63,6% (65,2% nel secondo trimestre 2009). Per gli stranieri, l'indicatore si attesta al 76,1% tra gli uomini (78,4% nel secondo trimestre 2009) e al 52,1% tra le donne (52,7% nel secondo trimestre 2009).
Ma il dato più significativo e preoccupante è quello che riguarda l'occupazione giovanile. Infatti, i dati Istat ci dicono che oltre un giovane su quattro in Italia è disoccupato. Il tasso di disoccupazione dei giovani di 15-24 anni, segnala l'Istituto di statistica, nel secondo trimestre del 2010 ha raggiunto il 27,9%. Si tratta del dato più alto dal secondo trimestre del 1999.

Emma Marcegaglia: "L'Italia non è meglio di altri" - "L'Italia ha oggi un problema serio di crescita". Per questo motivo la leader di Confindustria Emma Marcegaglia, dal palco del convegno degli industriali a Genova, è tornata a indicare la strada delle riforme. "Quando si dice che siamo andati meglio di altri Paesi non è vero, siamo stati fortemente colpiti dalla crisi", avverte. E ai politici dice: "A noi non interessano i conflitti personali della politica, i problemi di cui vediamo pieni i giornali. Noi vogliamo che la politica si concentri sulla crescita e sull'occupazione. Lo continueremo a dire. Non siamo sciocchi, sappiamo che viviamo un momento di grande incertezza politica, di instabilità politica", ma le riforme non possono attendere. "I problemi dell'occupazione non attendono i risultati di passaggi di parlamentari da una parte all'altra; i problemi della crescita, dell'occupazione, della competizione globale richiedono risorse immediate e vere; continueremo a essere una voce che richiama su questi temi, che sono i veri temi che interessano i cittadini e gli imprenditori". Sul fronte della crisi "probabilmente il peggio è passato" ma "siamo in un quadro di incertezza" che può durare anni. Per l'Italia, ha detto Emma Marcegaglia, è necessaria "una crescita di almeno il 2% l'anno", altrimenti non "riusciremo a riassorbire la disoccupazione, a tenere in piedi il tessuto produttivo, ad aumentare il benessere di tutti".
Confindustria ha rilanciato così l'agenda delle priorità. Dalla riforma del fisco ("bisogna ridurre peso fiscale su chi tiene insieme questo Paese, imprese e lavoratori") ai nodi della burocrazia che frena le imprese, delle infrastrutture che servono, della ricerca da sostenere. Poi scuola e Università, che hanno bisogno di "iniezioni di qualita" (alla Marcegaglia piace la riforma Gelmini e auspica che questa "passi intatta" alla Camera). E ancora l'energia: il nucleare "bisogna farlo se si vuole lo sviluppo". E poi, la spesa pubblica improduttiva da tagliare e il percorso di liberalizzazioni da portare avanti in un Paese dove "c'è una sorta di allergia al mercato, ed anche questo governo sta facendo una politica assolutamente contraria al mercato", come con le tariffe minime per gli autotrasportatori.

FOCUS SICILIA
Il record della cassa integrazione - Numeri da capogiro per la cassa integrazione in Sicilia, con volumi mai raggiunti finora. Ad agosto il ricorso alla Cig è stato pari a +1.750% rispetto allo stesso periodo del 2009. Nei primi otto mesi dell'anno, i lavoratori messi in Cig, in base ai dati Inps elaborati dall'Osservatorio della Cgil, sono 21 mila, per un totale di 13,8 milioni di ore.
Il ricorso alla cassa ordinaria ha fatto segnare nell'Isola un incremento del 7,96% in controtendenza rispetto a una media nazionale del -28,59%; solo la Calabria ha fatto peggio, +13,60%. Secondo i dati Inps, a Palermo ad agosto sono state erogate 3.845.758 ore tra Cig ordinaria (2.168.36), straordinaria (728.016) e in deroga (949.375). Ad Agrigento, invece, sono state 642.693: 264.528 per Cig ordinaria, 19.792 straordinaria e 358.363 in deroga. A Catania le ore di cassa integrazione sono state 2.520.814 tra ordinaria (1.242.504), straordinaria (1.153.183) e in deroga (125.127). Seguono Messina con 2.229.330 ore (712.800 ordinaria, 1.396.709 straordinaria e 119.821 in deroga) e Siracusa con 1.756.192 (1.058.746 ordinaria, 352.841 straordinaria e 344.605 in deroga). E ancora: Caltanissetta dove le ore non lavorate sono state 999.557, Ragusa (729.917), Trapani (701.024) ed Enna (451.571).

Pensioni sociali al minimo - È di 334,47 euro l’ammontare medio degli assegni sociali in Sicilia. Un valore del 5,2 per cento inferiore alla media nazionale, a fronte dei 128.739 assegni distribuiti ogni mese nell’Isola, il 16,04 per cento in più se confrontati con quelli delle altre regioni. Dati dell’Inps diffusi nei giorni scorsi nel corso del direttivo regionale della Fnp Cisl.
Fanalino di coda, per quel che riguarda l’ammontare degli assegni sociali, è Ragusa (299,48 euro per 7.500 beneficiario); un po’ meglio Caltanissetta e Agrigento, rispettivamente 305 e 308 euro con 8.255 e 13.484 pensionati sociali. A Palermo i destinatari di questi assegni sono 31.147 e ad ognuno di loro vanno 349,34 euro; mentre ai 27.615 catanesi vanno 354,31 euro. I più "ricchi"? I messinesi: 11.476 assegni sociale per 360,12 euro.

Fondo di povertà. "La Sicilia – dice Maurizio Bernava, segretario generale dell'Usr Cisl Sicilia - è ultima in tutte le statistiche economiche e sociali. C'è una situazione di declino da 15 anni e una mancata crescita. Il nuovo governo siciliano deve ora rilanciare la crescita dell'Isola, creare reddito, occupazione ed occuparsi delle politiche sociali. La crisi che stiamo vivendo non va raccontata ma vissuta con proposte e interventi concreti". Una situazione avvalorata dai dati: "La Sicilia – ha commentato il segretario generale Fnp Cisl Sicilia, Carmelo Raffa - si conferma la regione più povera. Il pensionato sociale ha meno risorse perché ha lavorato in nero senza raccogliere mai contributi. Prende un assegno irrisorio e l’alto numero delle pensioni sociali dà il segno dei disagi in Sicilia". Da qui il progetto della Fnp Cisl siciliana di istituire un Fondo per la povertà, "abbandonando – continua Raffa – l’idea dei provvedimenti tampone".
Poveri sempre più poveri. Altro nodo cruciale è il fenomeno dell'"incapienza" che riguarda i cittadini con un reddito al di sotto dei 7.500 euro. "Dobbiamo risollevare le sorti dei pensionati. Chi non guadagna almeno 7.500 euro l’anno non ha pieno diritto alle detrazioni fiscali. Così il disagio sociale cresce e i poveri sono sempre più poveri. Chiediamo quindi l’introduzione di un’imposta negativa e consentire così anche ai poveri l’accesso alle detrazioni". Una proposta che verrà portata avanti anche a livello nazionale, di concerto con la Uil.
L’accordo con i Comuni. La Cisl Fnp ha anche presentato l'"alleanza" con l’Anci che prevede un accordo con i sindaci siciliani per contrastare l’evasione fiscale e recuperare così i fondi da destinare ai servizi socio-assistenziali nell’Isola. "Ci alleeremo con i Comuni per aiutarli a contrastare l’evasione e gli sprechi. Solo così riusciremo a fare fronte comune per chiedere i trasferimenti di soldi a Regione e Governo. Il comune più virtuoso raccoglie solo il 40% delle tasse. In Sicilia il 60% dei comuni è sotto i 5 mila abitanti, e i piccoli comuni non possono essere centro di spesa. Devono consorziarsi. Per avere la forza di chiedere finanziamenti occorre un’entità minima di 40 mila abitanti, così da essere una realtà giuridicamente rilevante".
Intanto va avanti la petizione popolare avviata a luglio scorso dal sindacato in tutti i comuni siciliani. Il fine è quello di chiedere al governo regionale una legge quadro delle politiche sociali e di integrazione socio sanitaria in Sicilia, e una legge regionale sulla non autosufficienza. "Il nostro obiettivo – ha aggiunto Raffa - è quello di andare tra la gente per comunicare con un messaggio diretto, per fare capire ai pensionati che il sindacato è autonomo dalla politica. Andando tra la gente vogliamo interpretare i bisogni dei più poveri e creare così una vertenzialità che possa portare a delle soluzioni".
"Il problema delle pensioni e dell'assistenza sociale – commenta Gigi Bonfanti, segretario generale Fnp Cisl nazionale - riguarda tutta la Penisola. Ogni regione è un caso a parte ma è una situazione non più tollerabile. Il nostro obiettivo è quello di unire le forze a chi ha bisogno di fondi, come i comuni, in modo da portare avanti insieme il progetto".

[Informazioni tratta da Ansa, Adnkronos/Ing, La Siciliaweb.it, GdS.it]

 

 

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25 settembre 2010

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