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Colpo al cuore delle cosche messinesi

Arrestati 24 presunti affiliati al clan dei barcellonesi e dei mazzarroti e sequestrati beni per 150 mln di euro

25 giugno 2011

Ventiquattro arresti e tre persone ancora ricercate tra Messina e provincia: ieri carabinieri e Dia hanno sgominato due importanti cosche mafiose del messinese, quelle dei barcellonesi e quella dei mazzarroti, che gestivano attività illecite nelle zona tirrenica di Messina, tra cui estorsioni e gioco d'azzardo e pilotavano appalti pubblici.
Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsioni, porto e detenzione abusiva di armi, intestazione fittizia di beni e altri reati, tutti aggravati dalla modalità mafiosa. Durante l’operazione sono stati sequestrati beni per complessivi 150 milioni di euro.

I provvedimenti giudiziari si legano a una vasta indagine condotta su Cosa Nostra messinese, avviata dopo la recente collaborazione con la giustizia di esponenti del clan mafioso dei barcellonesi e cioè Carmelo Bisognano, Santo Gullo, Teresa Truscello e quella di Alfio Giuseppe Castro, ritenuto il referente dei clan mafiosi di Catania per la provincia di Messina.
Il blitz è il risultato delle indagini denominate "Gotha" e "Pozzo II" condotte dai Carabinieri del Ros e dal comando provinciale della Dia di Messina. La prima ha avuto origine dalla recente collaborazione con la giustizia di Bisognano, Gullo, Truscello e Castro. Gli investigatori hanno ricostruito l'assetto organizzativo della famiglia mafiosa di Barcellona e definito alcuni aspetti specifici delle attività criminali del sodalizio, quali le estorsioni ed il controllo di numerosi appalti pubblici. Nel corso degli anni, infatti, l'organizzazione sarebbe riuscita ad aggiudicarsi importanti appalti pubblici, attraverso un complesso sistema di imprese "controllate" da affiliati o da soggetti contigui al gruppo mafioso. Tale strategia era stata già oggetto nel 2003 dell'indagine "Omega" che aveva permesso l'adozione di un provvedimento cautelare nei confronti di alcuni indagati nell'ambito dell'inchiesta "Gotha".
L'indagine "Pozzo II", prosecuzione di quella che nel gennaio 2009 aveva portato all'arresto di 13 affiliati al sodalizio barcellonese all'epoca diretto da Carmelo D'Amico, ha documentato il riassetto dei vertici dell'organizzazione, gli interessi nel settore del gioco d'azzardo e delle attività estorsive, nonché l'infiltrazione negli appalti pubblici, mediante l'imposizione di servizi e forniture di conglomerati cementizi con particolare riferimento alle opere per la riqualificazione del lungomare di Ponente di Milazzo e i lavori di metanizzazione in alcune aree del Messinese.

Durante l'attività investigativa, nei mesi scorsi era stato anche individuato sulle colline di Mazzarrà Sant'Andrea un "cimitero di mafia", dov'erano affiorati i resti di quattro persone uccise durante la guerra tra i clan, di cui due identificati con certezza, dal Ris di Messina. Si tratta di Antonino Ballarino, scomparso nel 1993, "il cui omicidio era maturato - hanno spiegato gli investigatori - nell’ambito della guerra di mafia degli anni novanta all’interno del sodalizio barcellonese, provocata dalle spinte autonomiste di Giuseppe Chiofalo", e Natale Perdichizzi, "ucciso nel 1997 a causa di contrasti interni allo stesso gruppo criminale"
Ma ad essere colpite da quest'ultimo blitz sono state soprattutto le casse del tesoro della mafia tirrenica. La Dia ha eseguito un provvedimento di sequestro preventivo di beni, emesso nei confronti di Giovanni Rao e Giuseppe Isgrò, "la cui presenza all’interno delle società CEP, ICEM, AGECOP e CCP, avevano consentito l’infiltrazione dell’importante indotto per la realizzazione del raddoppio ferroviario della tratta Messina - Patti". Analoghi provvedimenti sono stati inoltrati nei confronti di altri pregiudicati: Filippo Barresi, Salvatore Di Salvo ed Salvatore Ofria, tutti organici alla "cupola" barcellonese, come già documentato al maxi processo Mare Nostrum. Coinvolti dai provvedimenti anche Mario Aquilia, e Francesco Scirocco, che "oltre ad essersi prestati al - scrivono gli investigatori – sistema di turbative d’asta finalizzato al controllo mafioso degli appalti pubblici banditi nell’ultimo decennio in Sicilia, mediante sovrafatturazioni e contabilizzazione di operazioni inesistenti, hanno permesso di giustificare la movimentazione di ingenti somme di denaro corrisposte a titolo estorsivo".

Il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione antimafia, ha commentato così l'operazione: "L’operazione che ha colpito Cosa nostra della provincia di Messina è una tappa importante che deve incoraggiare l’azione repressiva dello Stato nel colpire i vertici del sistema mafioso barcellonese e le diverse contiguità istituzionali e imprenditoriali che si sono strutturate intorno a Rosario Cattafi. Come ho denunciato nella relazione di minoranza del 2006 della Commissione antimafia, intorno a Cattafi ruota un blocco di potere che ha pervaso le istituzioni e l’economia". "Si tratta di una mafia - aggiunge Lumia - storicamente sottovalutata, ma che ha occupato i massimi livelli del sistema mafioso siciliano, tanto da essere coinvolta nelle stragi del 1992". "Importante - ha concluso Lumia - è stato il lavoro prezioso dei magistrati e degli investigatori che ha portato alla collaborazione, tra gli altri, di Carmelo Bisognano. Le sue rivelazioni hanno svelato l’organizzazione e i traffici delle cosche e hanno rotto, per la prima volta nella storia di quel territorio, il muro dell’omertà mafiosa. Su questo versante la collaborazione di Bisognano potrebbe produrre un effetto domino dirompente".

[Informazioni tratte da Lasiciliaweb.it, Corriere del Mezzogiorno, LiveSicilia.it]

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25 giugno 2011
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