Come sta la libertà di stampa nel mondo? Come ogni anno ci pensa Reporters Sans Frontières a rispondere

18 ottobre 2007

Quest'anno è l'Eritrea il peggior Paese al mondo per quanto riguarda la libertà di stampa. La Nazione africana ha soppiantato la Corea del Nord, mentre la situazione è migliorata nei Paesi del G 8, ad eccezione della Russia, e l'Italia risale di 5 posizioni al 35°, nella graduatoria guidata da Islanda, Norvegia ed Estonia.
Graduatoria stilata come ogni anno per il Rapporto sulla Libertà di Stampa di Reporters Sans Frontières, pubblicato ieri, e dove all'ultimo posto si trova l'Eritrea, maglia nera dopo che la stampa privata è stata completamente spazzata via dal regime autoritario di Issaias Afeworki e i rari giornalisti che hanno osato formulare critiche nei confronti delle autorità sono stati fermati e sono oggi in carcere. ''Sappiamo che quattro di questi sono morti in prigione e siamo convinti che altri faranno presto la stessa fine'', ha dichiarato Rsf.

All'infuori dell'Europa - i primi 14 posti di questa classifica sono occupati da nazioni europee -, nessuna regione del mondo si salva dalla censura o dalla violenza nei confronti dei professionisti dell'informazione.
Tra i venti paesi peggio classificati dell'indice, sette nazioni asiatiche (Pakistan, Sri Lanka, Laos, Vietnam, Cina, Birmania, Corea del Nord), 5 africane (Etiopia, Guinea Equatoriale, Libia, Somalia, Eritrea), quattro del Medio Oriente (Siria, Iraq, Territori palestinesi, Iran), tre dell'ex spazio sovietico (Bielorussia, Uzbekistan, Turkmenistan) e Cuba.
''Siamo particolarmente preoccupati per la situazione in Birmania (164esimo posto). La feroce repressione orchestrata dalla giunta militare al potere durante le recenti manifestazioni e i cortei di protesta rappresenta un'oscura e terribile minaccia per le libertà fondamentali nel Paese'', rileva il rapporto.

Quanto alla Cina (163esima), a meno di un anno dall'inizio del Giochi Olimpici di Pechino 2008, ''le riforme e la liberazione di numerosi giornalisti oggi in carcere - più volte promesse dalle autorità - rimangono un'illusione'', dice ancora Rsf.
Dopo il peggioramento degli ultimi tre anni, i paesi membri del G8 salgono nella classifica di quest'anno. La Francia (31esima) ha, guadagnato 6 posti rispetto all'anno scorso. Negli Stati Uniti (48°), gli attacchi alla libertà di stampa sono leggermente diminuiti rispetto all'anno scorso. L'Italia (35°) ha guadagnato 5 posti rispetto all'anno scorso, ''anche se numerosi giornalisti sono ancora vittime di intimidazioni da parte di gruppi mafiosi che impediscono loro di esercitare pienamente e in sicurezza il loro mestiere'', dice il dossier.
Purtroppo non è migliorata la situazione in Russia (144°), dopo l'uccisione di Anna Politkovskaya, nell'ottobre 2006, ''l'impunità di cui godono gli assassini dei giornalisti e l'assenza di un vero pluralismo nei media - in particolare nel settore audiovisivo - spiegano questo bilancio negativo e la posizione del Paese'', dice il rapporto, indicando anche in Bulgaria e Polonia i ''cattivi allievi dell'Europa''.

Internet è invece sempre più preso di mira dalle autorità dei paesi repressivi. Quest'anno, numerose nazioni hanno perso posizioni nell'indice per le gravi e reiterate violazioni perpetrate nei confronti della libertà di espressione sulla Rete. Sono sempre più numerosi i governi che si rendono conto del ruolo fondamentale di Internet nella lotta per la democrazia e che hanno moltiplicato gli strumenti di controllo del Web e la censura delle informazioni che veicola. ''Le autorità dei paesi repressivi attaccano ormai con la stessa violenza blogger, professionisti dell'informazione on-line e giornalisti dei media tradizionali'', ha spiegato Rsf. Almeno 64 persone sono oggi in carcere nel mondo per aver formulato su Internet critiche nei confronti dei loro governi.
La Cina conserva la sua leadership in questa corsa alla repressione con ben 50 cyberdissidenti attualmente in prigione. Altri otto si trovano in carcere in Vietnam. In Egitto, un giovane internauta, Kareem Amer, è stato condannato a quattro anni di reclusione per aver criticato il Presidente sul suo blog e denunciato il controllo esercitato dagli islamici sulle università del Paese.

Per stabilire questo indice, Reporters Sans Frontières ha esaminato 169 Paesi attraverso le sue organizzazioni partner ed una rete di 130 corrispondenti, tra giornalisti, ricercatori, giuristi e militanti dei diritti dell'uomo.

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18 ottobre 2007

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