Complice o vittima? Il ruolo dell'imprenditore bagherese, Michele Aiello, nell'inchiesta sulle ''Talpe alla Dda''

26 settembre 2007

''Michele Aiello è complice o vittima di Cosa nostra? Questo è l'interrogativo che si propone nelle aule di giustizia quando è imputato un imprenditore, ed è questo anche un tema del nostro processo''. E' quanto ha detto ieri mattina il pm Michele Prestipino proseguendo la sua requisitoria nel processo alle cosiddette ''Talpe della Dda di Palermo'', che si è celebrata davanti alla terza sezione del tribunale del capoluogo.
Nel processo, che va avanti da diversi anni e che ha avuto diversi sviluppi, sono imputati tra gli altri, il presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro (accusato di favoreggiamento di Cosa nostra), l'imprenditore della sanità bagherese Michele Aiello (accusato di associazione mafiosa), e il maresciallo del Ros Giorgio Riolo (accusato di concorso in associazione mafiosa).

''Per noi Aiello ha fruito dell'appoggio determinante di Cosa nostra - ha detto il pm Prestipino - con la quale è entrato in un rapporto di reciproco scambio di utilità, che si concretizza in quel patto di protezione che attribuisce all'imprenditore vantaggi altrimenti non conseguibili''.
In aula al fianco di Prestipino, c'era il collega Maurizio De Lucia, anche lui rappresentante della pubblica accusa. Degli imputati era presente solo il maresciallo dei carabinieri Giorgio Riolo.
Il pm Michele Prestipino ha poi illustrato le ''frazioni di condotta'' che hanno portato la pubblica accusa a contestare all'imprenditore Michele Aiello il reato di partecipazione a Cosa nostra. ''Aiello si è presentato nel processo - ha detto il pm - come un imprenditore siciliano che fa impresa in una situazione ambientale difficile, come se le sue condotte fossero coartate dalla forza dell'intimidazione mafiosa''. ''Ma la partecipazione dell'ingegnere Aiello a Cosa nostra - ha proseguito Prestipino - è riscontrabile in diversi aspetti della sua attività emersi in questo processo: il suo impegno a finanziare l'organizzazione mediante ingenti somme di denaro, la sua disponibilità all'assunzione di soggetti segnalati dai mafiosi, e la sua attività di raccolta di informazioni riservate da lui stesso reinserite nel circuito mafioso''.

Per Prestipino, il ritratto di Aiello che emerge dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Nino Giuffrè, ex braccio destro di Bernardo Provenzano, è quello di ''un imprenditore organico che trae vantaggi dal patto stipulato con l'associazione mafiosa e che in cambio ha reso a Cosa nostra ulteriori favori e prestazioni speciali''. Tra questi favori ''speciali'' si inseriscono le informazioni riservate raccolte da Aiello sull'attività investigativa e poi riferite all'interno del circuito mafioso, ''informazioni - ha concluso Prestipino - rivelatesi strategiche per il boss Bernardo Provenzano, quando questi era latitante, per eludere le indagini sul territori''. [La Sicilia]

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26 settembre 2007

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