Conti che non quadrano e bilanci disastrati. Come farà la Regione Siciliana? Semplice: festeggerà!

13 novembre 2006

SICILIA: MISERIA E DISSOLUTEZZA *
di Agostino Spataro

Insomma, questa Sicilia che non riesce a far quadrare i conti di un bilancio disastrato continua a stupire per la munificenza celebrativa dei suoi vertici istituzionali.
Dopo i tanti record socio-economici allarmanti conseguiti di recente (indici di disoccupazione, di povertà, malasanità, ecc) forse ne avremo uno più eclatante: la spesa di cinque milioni di euro per celebrare il 60° anniversario della prima seduta dell'Ars.
Un primato molto lusinghiero visto che lo stanziamento siciliano supererebbe la spesa per il 50° anniversario della Costituzione italiana e per il bicentenario della Rivoluzione francese. La disparità della spesa sembra essere inversamente proporzionale all'importanza degli avvenimenti.
Miseria e dissolutezza si potrebbe dire, di cui andar fieri, in tutto il mondo.    
Di questo passo, per il 70° anniversario si andrà oltre l'esborso dell'amministrazione Usa per festeggiare il bicentenario di quella Costituzione.

La festosa notizia giunge, rinfrancante, al culmine di un lungo periodo di paralisi legislativa dell'Ars e dopo lo schiaffo del presidente della regione che ne mortifica il ruolo istituzionale e politico. 
Tant'è che era lecito attendersi dal presidente dell'Ars e dal suo elefantiaco consiglio di presidenza una presa di posizione severa ed unanime a difesa delle prerogative costituzionali dell'Ars e possibilmente uno scatto d'orgoglio per rimettere il Parlamento al centro della vita politica siciliana.
Invece, è arrivata una proposta di legge, una leggina sui generis, sottoscritta dai deputati di tutti i partiti rappresentati nell'ufficio di presidenza, con la quale si chiede di prelevare dal bilancio della regione una somma così elevata (dieci miliardi delle vecchie lire) per festeggiare, in un momento inopportuno, un evento non proprio di prima grandezza.
Che dire? Ai più sembra una cosa semplicemente sconcertante che non tiene conto della fase critica in cui si dibatte la finanza regionale e comunale e la condizione economica dei cittadini siciliani; in contrasto con lo spirito di austerità e con i sacrifici richiesti dal governo Prodi a settori importanti dei ceti medio-alti (non evasori) per risanare il disastro dei conti pubblici provocato dalla gestione di Berlusconi e soci.

Insomma, non si capisce dove si voglia andare a parare: mentre si minacciano ritorsioni apocalittiche contro il ''tiranno'' di Roma, reo di non voler avallare gli sprechi della spesa sanitaria siciliana, si propone di spendere una somma così rilevante, spropositata, per festeggiare.
Come se a Palermo e nell'Isola si stiano vivendo giorni di corale tripudio.
Ma che c'è da festeggiare? Che senso hanno queste costose ricorrenze meramente autocelebrative? Nessuno o quasi. A parte la spesa elargita naturalmente, che un senso ce l'ha.
D'altra parte, la magnificenza dell'on. Miccichè e dell'attuale consiglio di presidenza s'innesta in una tradizione celebrativa sempre più costosa ed inspiegabile e talvolta perfino offensiva delle tristi condizioni d'esistenza di ampi settori della popolazione isolana.    
Da un certo tempo, all'Assemblea è stato imposto un rituale vacuo, pomposo e molto costoso che, per altro, non si giustifica col basso livello di produttività dell'istituzione. Forse è stato adottato scientemente per far dimenticare alla gente la sua decadenza funzionale e la pigrizia legislativa che la caratterizza.
Saggezza vorrebbe che invece di feste, l'Ars e la Regione promuoverebbero uno sforzo eccezionale per ritrovare il senso più autentico di una specialità straordinaria che una colpevole inerzia sta trasformando in un oneroso gravame che limita lo sviluppo della Sicilia.
Occorrerebbero, insomma, più sobrietà di stile e di comportamenti, più responsabilità e senso della misura (visto che si maneggia denaro pubblico) e una nuova consapevolezza unitaria per avviare una riflessione sulla realtà e sul futuro di questo parlamento ''più antico d'Europa'' il quale, forse a causa della sua vecchiaia, mostra i segni di paralizzanti malattie senili.

Ma torniamo al progetto di legge festaiolo già esitato favorevolmente dalla commissione Cultura. Oltre il merito alquanto discutibile, ci sarebbero da rilevare alcune clamorose incongruenze regolamentari e di procedura che la presidenza di un Parlamento non si può assolutamente permettere. 
Sarebbe interessante capire come si preparano e si approvano le leggi all'Assemblea. Nel caso specifico, è lecito porsi qualche domanda.
E' ammissibile un disegno di legge di cinque milioni di euro che non indica la copertura di bilancio e le specifiche destinazioni di spesa?
E' normale che deputati sottoscrittori della proposta di legge dichiarino d'ignorarne il relativo stanziamento? O altri i quali ammettono, candidamente, che la somma è stata indicata solo ''verbalmente''?
Se tutto ciò è vero, allora e d'obbligo un'ulteriore domanda: ma in che mani si trova la Regione?
 

* pubblicato in ''La Repubblica'' del 11 novembre 2006, con altro titolo

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13 novembre 2006

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