Continua il braccio di ferro Italia-Usa sulla restituzione delle opere del Getty Museum trafugate in Italia

21 dicembre 2006

''Il Governo italiano non intende rinunciare alle opere trafugate dall'Italia che il Paul Getty Museum continua a non voler restituire''. L'ennesima dichiarazione del vicepremier e ministro dei Beni e Culturali Francesco Rutelli, conferma la determinatezza dell'Italia nel volere assolutamente restituite le opere d'arte che il museo americano J. Paul Getty Museum, continua a tenere nelle proprie sale.
''Vorremmo fare il punto sul rapporto con il Paul Getty Museum - ha continuato il ministro - perché ci sono state alcune incomprensioni, mentre vorremmo che fosse molto chiara la nostra posizione: infatti, esiste una serie di provvedimenti giudiziari che hanno i loro corsi e, mentre la magistratura svolge i propri accertamenti, vorremmo trovare una soluzione di buona volontà con il Getty''.
''L'Italia - ha proseguito Rutelli durante una conferenza stampa che si è tenuta ieri - vuole semplicemente recuperare un suo patrimonio che riguarda non lontane contese storiche ma, l'attività di ladri e commercianti senza scrupoli. Oggi l'intera comunità scientifica internazionale e la larga opinione pubblica dei paesi, dove le opere sono giunte, concordano sul fondamentale punto che, se le opere in questione sono state trafugate, devono tornare indietro''.

Affinché vengano fugati tutti i dubbi sulla paternità delle opere, il Ministero dei Beni Culturali ha preparato un dossier con la descrizione di 11 opere (a dimostrazione che il contenzioso non riguarda solo la Venere di Morgantina e l'Atleta di Lisippo) con tanto di foto prese dal sito ufficiale del Getty affiancate a polaroid dei sequestri. ''What you want more?'' ha chiesto Rutelli ad un cronista dell'Ap che ha riportato i dubbi mostrati dal museo di Los Angeles nelle scorse settimane. ''Abbiamo anche le polaroid, volete un filmato che mostri qualcuno che porti le statue sotto braccio o che scavi nelle tombe?''.

Nonostante tutto, il Getty Museum, per quel che riguarda la statua bronzea d'atleta attribuita a Lisippo, non è disposto assolutamente a cambiare la propria posizione, e alle richieste del ministro Rutelli ha risposto no: ''Il Lisippo non tornerà in Italia''.
Un portavoce del Getty ha detto che il museo aveva sperato che la situazione non raggiungesse un livello di rottura con le autorità italiane, perché ''il pubblico ne soffrirebbe''. Ma ha anche insistito sul fatto che l'istituzione californiana non intende cambiare posizione sul Lisippo, conosciuto come il ''Getty Bronze'' e uno dei pezzi forti della collezione del museo americano.

La posizione del museo di Malibù resta, quindi, quella espressa dal direttore Michael Brand, che si è detto disponibile a far tornare in Italia 26 dei 46 pezzi chiesti dal governo italiano, compresa la Venere di Morgantina. Nel proprio comunicato, il Getty Trust sottolinea che sono stati forniti documenti in abbondanza per dimostrare che l'Italia non ha diritto a reclamare il capolavoro. ''Vogliamo reiterare - afferma la nota - quanto sia importante risolvere le nostre differenze. L'Italia e il Getty hanno tanti interessi in comune in campo artistico. Noi al J. Paul Getty Museum raccontiamo ogni giorno la storia della ricca eredità culturale italiana''.
Sull'Atleta di Lisippo, rinvenuto a largo delle coste di Fano, il Ministro dei Beni Culturali ha reso noto il parare richiesto all'Avvocatura dello Stato, secondo cui le indagini svolte dai carabinieri consentono di ritenere ''incontrovertibilmente'' che la statua sia stata sbarcata in territorio italiano, non presentata all'ufficio della dogana per l'importazione, venduta in territorio italiano e esportata senza essere presentata all'ufficio per l'esportazione, configurando ''un'ipotesi di contrabbando''. Un parere, ha detto il Ministero, ''che per noi è definitivo, incontrovertibile, quattro pagine in tutto che trasmetteremo al Getty, quando dovesse riaprirsi il dialogo''.

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21 dicembre 2006

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