Continua il mistero sulla scomparsa di Mauro De Mauro

Il corpo riesumato da un cimitero calabrese è quello del giornalista del quotidiano ''L'Ora''?

21 settembre 2007

Era un giornalista di razza, Mauro De Mauro, uno di quelli capaci di scavare così in fondo e di scoprire e spiegare gli intrecci, anche i più assurdi e inaspettati, da scoprire le verità anche prima degli investigatori migliori. Sapeva con chi parlare e come parlare e sapeva redigere documenti che facevano tremare la terra sotto i piedi. Personaggio strano, diciamo pure anomalo, come la sua faccia e i suoi atteggiamenti, ma di una professionalità difficile ormai da trovare nel panorama del giornalismo italiano. Per tutti questi motivi Mauro De Mauro, la sera 16 settembre del 1970, tornando a casa dalla redazione del quotidiano ''L'Ora'' di Palermo, scomparve misteriosamente. Lo fecero sparire misteriosamente.
Uno dei primi ''misteri italiani'' la vicenda della sua scomparsa, dietro il quale, nel corso dei decenni, si sono intrecciati segmenti importantissimi della Storia d'Italia, dal ''caso Mattei'' al presunto ''patto di ferro'' tra Cosa nostra e terrorismo nero, e sulla quale - nonostante l'inchiesta sulla sua sparizione è stata chiusa nel 2005 (leggi) - non è mai stata fatta piena luce.

Un mistero che è tornato ad infittirsi dopo la notizia riportata ieri dal Quotidiano della Calabria, sulla riesumazione di un cadavere sepolto nel cimitero di Conflenti, in provincia di Catanzaro che, sulla base di una segnalazione fatta da una fonte ritenuta dalla Dda di Catanzaro attendibile, potrebbe essere quello di Mauro De Mauro. Ricordiamo che il corpo del giornalista non fu mai ritrovato.
Il cadavere nel cimitero calabrese, la cui sepoltura risale al 1971, fu identificato all'epoca per quello di Salvatore Belvedere, un pregiudicato di Lamezia Terme evaso dal carcere di Lamezia nel giugno del 1970 insieme ad altri quattro esponenti di spicco della criminalità organizzata calabrese, tra cui Pino Scriva, poi diventato collaboratore di giustizia. Trovato in avanzato stato di decomposizione in una buca scavata in una zona di campagna, il riconoscimento venne fatto da uno dei figli di Belvedere, che riconobbe nella cintura indossata dalla vittima quella del padre. Sul riconoscimento emersero tuttavia forti dubbi e sei anni dopo fu la stessa procura della Repubblica di Catanzaro a mettere in questione l'identità della salma, anche sulla base di alcune rivelazioni del boss di Lamezia Terme, Antonio De Sensi che raccontò ai magistrati che il cadavere trovato tra i boschi del Monte Reventino non era quello di Belvedere ma del giornalista Mauro De Mauro. De Sensi raccontò inoltre ai magistrati di un accordo intercorso tra i vertici di Cosa nostra ed alcuni esponenti di rango della 'ndrangheta con l'obiettivo di agevolare la latitanza dell'evaso Belvedere e di chiudere il caso sulla sparizione di De Mauro. Le rivelazioni di De Sensi non furono però all'epoca tenute nella giusta considerazione.
Ora, a distanza di ben 37 anni, le nuove rivelazioni della fonte, la cui identità non è stata svelata dagli investigatori, hanno indotto il sostituto procuratore della Dda, Gerardo Dominijanni, a disporre la riesumazione del cadavere e l'effettuazione dell'esame del Dna.

Il legale della famiglia del giornalista, l'avvocato Francesco Crescimanno, ha avanzato perplessità sulla vicenda: ''E' possibile tutto, anche se io sarei molto cauto. E' alquanto strana l'ipotesi che Cosa nostra, dopo avere sequestrato Mauro De Mauro abbia deciso di portarlo in Calabria, quindi fuori dal suo territorio, ucciderlo lì e seppellirlo in quella zona''. ''Non riesco a ipotizzare alcuna ragione - ha detto aggiunto Crescimanno - per la quale il giornalista potrebbe essere stato sepolto a Catanzaro. Oltretutto, e questo è un elemento da non sottovalutare, la morte di Belvedere, o presunta tale, risalirebbe al 1971, cioè molti mesi dopo la scomparsa di De Mauro''. Crescimanno rappresenta la parte civile nel processo per l'omicidio De Mauro che si sta celebrando davanti alla Corte d'Assise di Palermo e che vede come unico imputato il boss Salvatore Riina, ritenuto il mandante dell'assassinio.
L'avvocato Crescimanno non nasconde il suo scetticicmo, ritenendo ''più che credibili'' le dichiarazioni rese dal pentito storico Francesco Marino Mannoia, che aveva detto ai giudici: ''Il cadavere di De Mauro era stato sepolto in un primo momento sulle sponde del fiume Oreto a Palermo. Poi, per evitare che il corpo venisse ritrovato, durante alcuni lavori, il corpo è stato riesumato e sciolto nell'acido''. ''Mannoia - ha aggiunto Crescimanno - è una fonte qualificata''.

''Non so nulla. Di questa storia nessuno ci ha mai comunicato ufficialmente nulla, ma sono fortemente perplesso sulla fondatezza dell'ipotesi''. Così il sostituto procuratore Antonio Ingroia, pm nel processo per l'omicidio del giornalista, ha commentato la notizia. ''A noi non è arrivata alcuna comunicazione dalla Procura di Catanzaro - ha spiegato il procuratore di Palermo, Francesco Messineo -. Abbiamo saputo della riesumazione di un cadavere ieri sera tramite l'avvocato di parte civile Crescimanno che ci ha informato. Stiamo intraprendendo necessari contatti per valutare se e quanto il fatto sia di rilievo nel processo di Palermo''.

L'ipotesi che il cadavere sepolto a Conflenti non sia quello di Belvedere bensì di De Mauro è stata avanzata di recente in un libro scritto dal giornalista della 'Gazzetta del Sud' Arcangelo Badolati, secondo il quale la fonte che ha rivelato che il corpo sarebbe quello del giornalista de 'L'Ora' è un poliziotto, oggi in pensione, che era in servizio nella Squadra mobile di Catanzaro (leggi).

- Il caso De Mauro (Guidasicilia, 19 settembre 2005)

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21 settembre 2007

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