Continua la querelle sul ''ddl intercettazioni''

Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia, accoglie le preoccupazioni dell'Antimafia

12 dicembre 2008

La Bongiorno adotta l'allarme Grasso: "Intercettazioni, no favori alla mafia"
di Liana Milella (Repubblica.it, 12 dicembre 2008)

Se la ricordano tutti la battuta più terribile pronunciata da Berlusconi appena due settimane fa a proposito di intercettazioni: "Propongo di bloccarle tutte per un anno". Solita riunione sulla giustizia a Palazzo Grazioli tra gli alleati, e quelli della Lega e di An restano allibiti. Lui insiste: "Se la moratoria è proprio impossibile allora stringiamo la lista al massimo, solo reati gravissimi". Ieri la querelle si ripropone pari pari.

Il premier annuncia un emendamento al ddl del governo (presentato a giugno, è alla Camera) per limitare gli ascolti solo a mafia e terrorismo. Lega e An non ci stanno, respingono, come inammissibile, pure la proposta Ghedini di ricorrere, per gli altri reati, alle intercettazioni preventive, quelle fatte dalla polizia, che non finiscono neppure nel processo. E non assurgono mai al rango di prova. Niet. Tutto deve restare com'è.
Il presidente del Carroccio a Montecitorio Roberto Cota lo ufficializza: "A noi il testo del governo va bene così". Carolina Lussana di rincalzo: "I reati contro la pubblica amministrazione devono rimanere dentro". Su quelli già puntò i piedi il delfino di Bossi e ministro dell'Interno Roberto Maroni: "O stanno dentro o io non voto".
L'aennina Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera, tiene ugualmente il punto: "Quei reati non si toccano. Sono e devono restano intercettabili. Anzi. Dopo aver ascoltato le annotazioni del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ho deciso che farò mie le sue osservazioni e presenterò altrettanti emendamenti". Che ampliano la lista dei reati e superano lo sbarramento dei delitti fino ai dieci anni di pena e l'elenco striminzito di singoli delitti del ddl (pubblica amministrazione, ingiuria, minaccia, usura, molestie al telefono).

Quando parla a Bruxelles Berlusconi non sa che alla Camera, di buon mattino, Grasso ha messo in fila i gravi difetti del ddl sulle intercettazioni, dalla lista dei reati, alla durata massima fino a tre mesi, per finire alla stretta sugli ascolti ambientali. Limiti che renderanno "più difficili se non impossibili le indagini sulla mafia". La Bongiorno ascolta, prende nota, decide che "farà suoi" quegli appunti. Berlusconi invece da già per scontato il consenso degli alleati. Dice sicuro: "Credo di aver convinto abbastanza chi allora pensava si dovesse fare diversamente".
In quell'"abbastanza" si cela il primo scontro assicurato per il nuovo anno tra Berlusconi con i suoi berluscones Angelino Alfano (ministro Guardasigilli) e Niccolò Ghedini (suo consigliere giuridico) e gli alleati. I primi decisi a fare del ddl una tagliola sulle intercettazioni, sulla possibilità per il pm di chiederle (solo per reati fino a dieci anni), sulla decisione di concederle (non più il solo gip ma un tribunale collegiale), sulla divulgazione (segreto totale fino al processo), sulle pene (carcere fino a tre anni) per chi comunque le pubblica. Con l'intenzione si stringere ancor di più una maglia già strettissima: ascolti solo per mafia e terrorismo.

Inutilmente Piero Grasso batte sui reati-mezzo, bancarotta, traffico di rifiuti, truffa aggravata, turbata libertà degli incanti, che resterebbero già oggi fuori dalle intercettazioni e non consentirebbero di iniziare a scoprire i business delle cosche. Inutilmente segnala che sarebbe un colpo per le indagini sulla mafia poter mettere microspie solo laddove si presuppone che venga commesso un reato, e non, per esempio, nelle sale colloqui del carcere o negli uffici di polizia dove i mafiosi parlano tra loro. Le parole di Grasso fanno impressione, Lega e An tengono duro. Per loro il testo può solo essere migliorato. Proprio in direzione opposta da quanto chiede il Cavaliere.

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12 dicembre 2008

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