Continuano le deposizioni in aula nel processo sulla mancata perquisizione del covo di Totò Riina

16 gennaio 1993: l'arrivo a Corleone della famiglia Riina

15 novembre 2005

L'arrivo a Corleone della famiglia di Totò Riina dopo la cattura del boss avvenuta il 15 gennaio 1993, venne comunicata in Procura dall'allora capitano dei carabinieri Francesco Iacono, comandante della compagnia del paese. L'ufficiale ha deposto ieri in aula nel processo al prefetto Mario Mori, direttore del Sisde, e al tenente colonnello Sergio De Caprio, noto come ''Capitano Ultimo'', entrambi accusati di favoreggiamento nei confronti di Cosa Nostra per aver ritardato la perquisizione alla villa in cui il capomafia viveva con la moglie e i figli e per aver interrotto il controllo del residence senza comunicarlo ai magistrati.

Iacono, rispondendo alle domande dei pm, ha detto di aver chiamato subito al telefono i magistrati il 16 gennaio, dopo aver scoperto che la moglie di Riina, Ninetta Bagarella, e i figli, che avevano trascorso con Riina la latitanza, erano tornati nella loro abitazione di Corleone. L'ufficiale ha ricordato che la Bagarella parlò con lui e gli chiese ''comprensione''. La donna si presentò al comandante della compagnia e disse: ''Sono Ninetta Bagarella moglie di Totò Riina, ma se siamo qui è solo colpa dei pentiti. Questa è l'era dei pentiti e lo Stato si fa manovrare da loro. Mio marito non è come lo descrivete voi''.

L'arrivo a Corleone della donna avvenne all'improvviso, a poche ore dall'arresto del padrino. Iacono lo ha ricordato così: ''Era il 16 gennaio 1993 e noi da diverso tempo tenevamo sotto controllo a Corleone l'abitazione dei Riina per la sua ricerca e quella del cognato, Leoluca Bagarella. Nel tardo pomeriggio sentimmo nella casa strani rumori, così alle 19.15 facemmo un'irruzione in via Scorsone 24 e trovammo la famiglia Riina al completo''.
L'ufficiale ha ricordato che solo il giorno dopo fece arrivare in procura una nota di servizio sulla vicenda, dopo la telefonata del giorno precedente ai magistrati. Durante la perquisizione ordinata dall'allora procuratore Gian Carlo Caselli il 2 febbraio 1993, i carabinieri trovarono temi scolastici dei figli del boss e altri oggetti. ''Nel decreto di perquisizione - ha afferma Iacono - mi si chiedeva di cercare documentazioni, oppure telecomandi per cancello, oppure appunti manoscritti''.

Ieri Mori e De Caprio non erano in aula. I giudici hanno rinviato al 21 novembre la deposizione del colonnello Roberto Ripollino, che all'epoca era al comando provinciale dei carabinieri di Palermo. L'udienza è stata convocata per il 18 e 19 novembre nell'aula bunker di Rebibbia a Roma per ascoltare alcuni pentiti.

Fonte: La Sicilia

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15 novembre 2005

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