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Contro la legge 40 sulla procreazione assistita, 110 scienziati sono pronti alla disobbedienza civile

Da Copenaghen 110 tra ginecologi e professori italiani scrivono al presidente della Repubblica

22 giugno 2005

La Legge Italiana ha posto la sua regolamentazione sulle pratiche da usare nella procreazione medicalmente assistita. Queste stanno scritte sulla legge del 19 febbraio 2004, n°40.
Un referendum, svoltosi il 12 e il 13 giugno scorsi, voleva abrogare alcuni articoli di questa legge, ritenuti eccessivamente ristrettivi e contraddittori.
L'esito del referendum è stato fallimentare, gli italiani, infatti, hanno deciso di astenersi in massa (dimostrando ''grande maturità'', ha sostenuto la chiesa), il quorum del 50% più 1 non è stato raggiunto, quindi il referendum non è stato valido.
La legge 40 è rimasta com'era.

Dopo una settimana dal referendum, 110 tra professori, ginecologi e medici impegnati nel campo della medicina riproduttiva hanno scritto al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per chiedere modifiche immediate alla legge 40 in Parlamento: ''Le uniche possibilità alternative - annunciano - saranno il ricorso alla magistratura e disobbedienze civili''.
Molte delle firme alla lettera aperta a Ciampi sono giunte da Copenaghen, dove medici e professori  si trovano per un importante incontro internazionale.
La lettera, fortemente critica della legge 40, era stata resa pubblica nei giorni scorsi dal prof. Adolfo Allegra, direttore del Centro di fecondazione assistita Andros di Palermo durante l' ''Assemblea dei Mille'' promossa a Roma dai referendari.
''Oggi sentiamo che il nostro lavoro - si legge nella lettera - è divenuto pressoché impossibile da svolgere se non pagando un prezzo inaccettabile: tradire il giuramento di Ippocrate e principalmente il buon senso di padre di famiglia''.

I punti della legge 40 in contrasto con la deontologia medica sono, secondo gli esperti:
- il divieto di ricorrere alla fecondazione assistita per le coppie fertili anche se portatrici di malattie trasmissibili, come l'aids o la talassemia;
- l'obbligo di trasferire tutti gli embrioni prodotti in un unico contemporaneo impianto, anche nel caso di rischi di gravidanze trigemine;
- il divieto di selezionare gli embrioni da impiantare qualora, a seguito di una diagnosi preimpianto, risultassero malati;
- in presenza della volontà della coppia di ricorrere all'aborto terapeutico in caso d'impianto
.
Secondo i firmatari della lettera, i medici che non vogliano violare la propria deontologia professionale non avranno altra scelta che quella di andare a lavorare in un altro Paese, o di chiedere alla magistratura di intervenire, e in tal modo ''provare ad attuare una disobbedienza civile alla legge 40, rispettando così nel loro operato la prudenza, la perizia e la diligenza''.

La notizia della lettera al Presidente ha fatto scoppiare una prima violenta bagarre post-referendaria. Il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, ha reagito duramente tacciando i 110 dottori di ''cultura antidemocratica'' con questa ''pretesa di ignorare i risultati dei referendum'' e ha parlato di ''atteggiamento tecnocratico e scientista''. Alemanno si è poi detto sicuro che Ciampi ''rispedirà la lettera al mittente''.
''Alemanno non è nemmeno da prendere in considerazione - gli ha replicato dalla capitale danese il dottor Alessandro Di Gregorio, direttore del Centro Artes di Torino e tra i firmatari -. L'unica persona che ha avuto un atteggiamento serio in An è stata Fini, gli altri lasciamoli perdere. La verità è che qui al congresso, quando la dottoressa Ferraretti ha fatto la relazione su un anno di applicazione della legge in Italia, si sono messi tutti a ridere. Americani, giapponesi, australiani ci hanno riso dietro''.

Contro i 110 disobbedienti, quelli del Comitato Scienza e Vita (tra i più convinti astensionisti per il referendum) dicono che ''non c'è nulla di liberale nella minaccia di disobbedienza civile contro la legge 40''. Riccardo Pedrizzi di An ha invece parlato di ''lobby della deregulation che non vuole accettare di aver perso''. Il sottosegretario al Welfare Francesco Saverio Romano ha dichiarato: ''Costoro sappiano che in Italia non c'è la dittatura della pseudo scienza''.
Ma quale ''lobby della deregulation'' e ''dittatura della pseudoscienza'' ha ribattuto il dott. Adolfo Allegra. ''Quando c'era il Far west , noi medici dal 1991 ci siamo dati un'autoregolamentazione. Non vogliamo disapplicare la legge, ma è evidente che in molti casi le norme sono contrarie alla deontologia, alla perizia, prudenza e diligenza che un medico deve seguire''.

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22 giugno 2005
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