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Contro tutto, in cerca di un'opportunità

Affrontano il mare, affrontano la morte: sono giovani e vogliono scappare dalla povertà della Tunisia

16 marzo 2011

Solo cinque superstiti. Erano in 40 dentro il barcone. In quaranta sono salpati due giorni fa da una delle spiagge di Zarzis, cittadina tunisina da cui partono i migranti, e dopo circa un paio d'ore di navigazione, destinazione Lampedusa, il barcone si è capovolto. Solo cinque i superstiti, arrivati a Lampedusa con gli occhi pieni di terrore, un terrore che, probabilmente, si porteranno dentro per il resto della vita (LEGGI).
"Portano i giovani tra le braccia della morte. Maledetti loro e maledetta Lampedusa". La tragica notizia ieri è arrivata a Zarzis. Non tira una buona aria per gli organizzatori dei viaggi verso l'Italia e lo sfogo di un anziano signore seduto in uno dei bar del paese sulla costa est della Tunisia rompe il silenzio del locale e, anche se per pochi attimi, il muro di omertà eretto a difesa degli affari dei Rais. Un buon affare visto che con il tempo molti qui in paese si sono ritagliati dei ruoli e delle mansioni nell'organizzazione dei viaggi e che adesso cercano di prendere le distanze da quanto accaduto e dal loro coinvolgimento nella probabile morte di decine naufraghi. "Non era una delle nostre barche. Non sono ragazzi di Zarzis". Questo è quello che concedono a chi chiede notizie. Gli stessi che da ore, con lo sguardo fisso sui telefonini, aspettano qualche segno di vita dagli amici e dai parenti partiti l'altra notte e che si rifugiano anche nella speranza che i propri cari siano incappati nella rete di controllo dei mezzi navali dell'esercito che ha riportato l'altro ieri nel porto di Zarzis due barconi con 419 persone tra cui un bambino di 10 anni.
Si cerca di capire quale delle barche è andata a fondo e, purtroppo, a differenza di quanto raccontato dai sopravvissuti, potrebbe essere una di quelle con più persone a bordo. Sessanta, forse settanta.
Da ieri nella partenze c'è una 'battuta di arresto' giustificata anche dalle pessime condizioni del mare che ha costretto nel porto anche i pescherecci più grandi molti dei quali, comunque, non lasciano la banchina da mesi. "Non escono per mancanza di braccia - spiega un pescatore che aggiunge - a Zarzis non ci sono più i giovani. Tutti partiti. Maledetta Lampedusa". Sì perché, come dice un altro pescatore di Zarzis, "se tagliate la testa di ogni ragazzo tunisino, dentro ci trovate l'Italia. Tutti i giovani vogliono andare a Lampedusa. Quello che per voi era una volta l'America per noi è l'Italia. E' il paradiso". Un paradiso maledetto...

A Lampedusa, intanto, per l'ennesima volta la situazione è oltre il collasso. Ieri, con l'arrivo di 1.623 persone, all'interno del Centro d'acccoglienza di contrada Imbriacola, si contavano circa 3000 migranti, Molte le persone accolte nella struttura parrocchiale "Casa fraternità" gestita da don Stefano Nastasi. Dagli uffici del Commissario straordinario per l'immigrazione hanno dato notizia che si sta valutando l'ipotesi di allestire una tendopoli nella ex base Loran di Lampedusa, "ma - dicono - si stanno valutando anche altri piani per affrontare l'emergenza". Ieri pomeriggio il prefetto Giuseppe Caruso. Il sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis, ha spiegato che l'idea della tendopoli "è considerata il 'piano B' in caso di emergenza: in questo momento - ha detto - il numero dei migranti è tale da necessitare una soluzione che possa far prendere una boccata d'ossigeno al centro d'accoglienza".

Intanto, è finita l'odissea per i quasi 2000 tunisini da due giorni bloccati a bordo di una nave tunisina, di fronte il porto di Augusta (Sr) - ma sempre fuori dalle acque territoriali -, alla quale una corvetta della Marina italiana ha chiesto di non entrare nel porto siciliano. A bordo 1.836 extracomunitari, oltre a 83 uomini di equipaggio. La nave è partita dalla Libia ed era diretta ad Augusta per fare rifornimento prima di ripartire alla volta del Marocco. La scorsa notte le è stato comunicato via radio dalla marina militare di non entrare nelle acque territoriali italiane, dopo che il Viminale aveva chiesto alla Difesa di evitare l'avvicinamento della nave prima che fosse stata fatta chiarezza sulle persone a bordo e sulle loro reali intenzioni. Il comandante del traghetto si è adeguato a quanto disposto. La nave stracarica di immigrati, battente bandiera marocchina, si chiama 'Mistral Express' e risulta partita domenica pomeriggio da Tripoli. Per quanto riguarda le persone a bordo, si tratterebbe di 1.715 marocchini, 39 libici, 35 algerini, 26 egiziani, 7 tunisini, 6 maliani, 4 sudanesi, 2 sudanesi e 2 mauritani.
Durante la notte trascorsa la 'Mistral Express' è stata rifornita di carburante con una bettolina. Le operazioni si sono svolte regolarmente e non ci sono stati problemi da parte dei passeggeri. La nave, che non è stata fatta ormeggiare in banchina, è ripartita subito dopo, accompagnata dalla corvetta della Marina militare Sfinge fuori dalle acque territoriali italiane per poi riprendere la rotta verso il Marocco.

In cerca di un'opportunità - Dall'inizio dell'anno sono sbarcati - prevalentemente a Lampedusa - ben 10.500 tunisini, molti dei quali, ha indicato l'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), sembrano alla ricerca di un lavoro e di migliori opportunità economiche piuttosto che di protezione internazionale. Per l'agenzia dell'Onu, soluzioni per questi tipi di flussi devono essere ricercati nel dialogo tra i governi interessati, anche con misure per un ritorno "ordinato e dignitoso" delle persone che non risultano avere bisogno di protezione internazionale e l'istituzione di opportunità di migrazione lavorativa che possano andare incontro ai bisogni dei Paesi delle due sponde del Mediterraneo.
Le partenze dalla Tunisia, da vari punti della costa, non sono collegate all'attuale crisi in Libia, ha precisato l'Unhcr commentando l'arrivo a Lampedusa di oltre 22 imbarcazioni con un totale di 1.600 a bordo, quasi tutti giovani uomini tunisi. Personale delle Nazioni Unite e a diversi partner presenti in Tunisia riferiscono di diversi villaggi dalla quale è partita buona parte della popolazione maschile giovane e dove restano solo donne, bambini e anziani. "Questo tipo di partenze non è atipico dei Paesi in transizione e siamo coscienti delle numerose domande che pesano attualmente sulle autorità tunisine", ha detto la portavoce dell'Unhcr Melissa Fleming.

[Informazioni tratte da Ansa, Adnkronos/Ing, Lasiciliaweb.it, Corriere.it]

- L'isola assediata che vuole l'indipendenza di Felice Cavallaro (Corriere.it)

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16 marzo 2011
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