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CONTROMAFIE EUROPEA

Perché esiste una giovane Europa unita pronta a dare battaglia a tutte le mafie

10 giugno 2008

Si chiama "Contromafie Europea" la manifestazione organizzata dall'associazione Libera e dall'Ong Terra del Fuoco che vede riunite le realtà dell'antimafia civile di tutt'Europa dallo scorso 8 giugno fino a oggi, martedì 10 giugno, a Bruxelles, presso il Parlamento Europeo, nell'ambito del Progetto Flare, "Libertà, legalità e diritti in Europa", network finalizzato alla cooperazione tra le organizzazioni della società civile nella lotta contro le mafie e le criminalità organizzate transnazionali.
Esperti, magistrati, parlamentari europei,esponenti delle Forze dell'Ordine, del mondo della scuola, rappresentanti delle associazioni si sono riuniti intorno allo stesso tavolo per discutere e proporre interventi e misure contro il crimine organizzato globalizzato. Con loro i familiari delle vittime di mafia. Oltre 700 i partecipanti provenienti dall'Italia e da tutt'Europa in rappresentanza delle organizzazioni di oltre 50 Paesi.

Contromafie Europea si è aperto domenica 8 giugno con l'assemblea presso il Parlamento Europeo con relazioni sul narcotraffico, ecocrimini, tratta di esseri umani, corruzione e informazione, traffico illegale di armi. Ieri si è svolto "Cento Eventi contro le mafie", una vera e propria Agorà in cui tutti i partecipanti al percorso, gli esperti, gli ospiti e gli invitati possano presentare le loro esperienze concrete di lavoro e confrontarle con le altre.
Oggi è previsto un corteo per le strade di Bruxelles e l'assemblea plenaria conclusiva al Parlamento Europeo con la presentazione delle proposte finali nella lotta alle mafie. Dall'applicazione a livello europeo della confisca e il riutilizzo delle proprietà della criminalità organizzata, alla creazione di una rete di osservatori su Ambiente e Legalità, dalla campagna per le vittime della corruzione alla garanzia sia nei Paesi di origine che di destinazione dell'assistenza sociale, medico e giudiziaria per le vittime della tratta di esseri umani.
Un percorso, quello di Contromafie che all'interno di Flare, che per la prima volta consentirà la nascita di un network internazionale per l’affermazione della giustizia sociale, della legalità e del rispetto dei diritti umani.

"Avevamo un sogno - ha dichiarato Don Luigi Ciotti, presidente di Libera -, quello di vedere globalizzato il contrasto alla criminalità organizzata, alle tante rappresentazioni dell'illegalità che schiacciano le dignità e violano i diritti". "Contromafie sarà il primo grande appuntamento dell'antimafia civile a livello europeo - ha proseguito Luigi Ciotti -, un momento di analisi, di lavoro, confronto, partecipazione, progettazione di tutte quelle realtà, che con ruoli e competenze diverse, a titolo diverso in Europa, ogni giorno, combattono le mafie. Tre giorni di incontro, studio, approfondimento, conoscenza". Infine, ha concluso il presidente di Libera, "il messaggio di Contromafie Europea è chiaro: non soltanto "contro" ma soprattutto "per" attraverso l'unione delle competenze, responsabilità e ruoli in grado di costruire percorsi di libertà, cittadinanza, legalità, giustizia". [Aise]

In 300 a bruxelles con Don Ciotti
NASCE FLARE, PRIMA RETE EUROPEA ANTIMAFIA
di Gianni Rossi (www.articolo21.info, 09/06/2008)

C'è un'Europa giovane, idealista, ma anche pratica e senza preconcetti che vuole dare battaglia contro la "mala pianta" delle mafie. Oltre 300 persone di 30 paesi, soprattutto giovani si sono ritrovate nelle aule del Parlamento di Bruxelles, e continueranno fino a martedì 10 giugno, per discutere dei pericoli dele tante mafie nazionali, di come contrastare la piovra della criminalità organizzata, che in molti paesi europei e della riva mediterranea ormai hanno contaminato la vita politica e sociale. Organizzata da Libera di Don Ciotti questa "tre giorni" serve a lanciare la rete di "sopravvivenza e lotta civile" che è stata ribattezzata FLARE, ovvero: Freedom, Legacy and Rights in Europe, cioè Libertà, Legalità e Diritti in Europa.
Rappresentanti di associazioni della società civile che da anni si battono contro i crimini delle tante mafie nei 27 paesi dell'Unione Europea, ma anche della Russia, Giordania, Turchia, Egitto e Libano. Tanti ragazzi delle università, oltre a rappresentanti di associazioni dei familiari delle vittime, magistrati in prima linea nella dura lotta alle mafie, parlamentari europei e nazionali, studiosi del fenomeno, per un summit che trova il sostegno di personalità come il presidente del Parlamento Poettering ("sostengo il vostro impegno a nome della nostra assemblea contro gli ecocrimini, la tratta degli esseri umani e le nuove mafie mondiali"), e del ministro degli esteri italiani, Frattini ("il mio è un sostegno convinto ad una iniziativa che vuole dare una risposta transnazionale contro questa minaccia").

Ne abbiamo parlato con Don Ciotti, animatore di questo incontro internazionale.
Cosa vi aspettate dall'Europa con questo vertice internazionale?
"Bruxelles alimenta la speranza, dimostrandosi una grande nemica della mafia e dell'illegalità, perché tutte le forme di illegalità sono nemiche del cambiamento, inquinano i comportamenti della gente, i processi dello sviluppo economico e civile. Certo, il nostro è un percorso lungo, che abbiamo iniziato 10 anni fa proprio qui a Bruxelles. Da una parte ci troviamo di fronte alla globalizzazione delle mafie economiche e dall'altra dobbiamo opporre la globalizzazione dell'impegno della gente, di una società e di tante persone che vogliono sentirsi responsabili. Occorreva, quindi, creare una rete europea con l'obiettivo internazionale, come FLARE, perché le mafie hanno le loro interconnessioni: ad esempio la 'ndrangheta calabrese gestisce il traffico della cocaina nel Nord Europa, mentre quella russa è arrivata persino dentro la finanza della City di Londra. Ci vuole, insomma, una consapevolezza internazionale, quantomeno europea".

In apertura dei lavori, lei ha ricordato anche le ultime vittime di mafia e camorra.
"Ho voluto rendere onore all’imprenditore assassinato dalla camorra, al bambino ferito gravemente, in fin di vita, durante un conflitto a fuoco della ‘ndrangheta per un regolamento di conti, e al giovane tenente dei carabinieri ucciso da una banda di malviventi a Pagani, venerdì scorso. Io lo conoscevo Marco Pittoni, che operava in un contesto difficilissimo. Avevo parlato con lui ed oggi avrei tanto voluto essere vicino alla sua famiglia, durante i funerali nel Sulcis, in Sardegna. Ma credo che anche questo essere qui sia un modo concreto di mostrare la nostra vicinanza ai servitori dello stato e alle vittime delle mafie, come i tanti morti, disperati che cercano di emigrare clandestinamente verso il nostro paese".

A proposito di emigrazione clandestina, si parla tanto di emergenza criminalità e il governo vorrebbe contrastarla con leggi severe, al limite della legalità, secondo l’Associazione nazionale magistrati.
"Tutte le proposte contro l’emergenza criminalità non devono colpire gli anelli più deboli, fragili, le vittime. Occorre colpire la tratta delle prostitute e non le donne che si prostituiscono, così come bisogna combattere che gestisce e chi copre il traffico della droga. Dobbiamo sradicare il grande traffico di questi atti criminali e combattere chi tiene le fila delle grandi organizzazioni. Ma se si vuole colpire essenzialmente i clandestini, allora questa non è la strada giusta. Dobbiamo, insomma saper vivere le nostre libertà, la sicurezza in relazione agli altri, non a scapito degli altri. In nome della sicurezza, invece, si rischia di far pagare così i più deboli".

Ci sono molti ragazzi in questa aula del Parlamento europeo, che cercano di stringere rapporti con i loro coetanei per difendere anche i loro diritti civili in paesi come la Russia o in quelli arabi, dove è persino difficili esprimere le proprie opinioni diverse dai governi.
"E’ bello vedere tanti giovani che riflettono, studiano e approfondiscono questi temi e cercano di conoscersi. Su di loro si basa la speranza di creare una nuova forza generatrice. Dobbiamo essere capaci di vivere le nostre libertà, di difendere i diritti in nome degli altri, mentre si cerca di criminalizzare clandestini e donne sfruttate, in nome di’ipotetica emergenza. Bisogna invece resistere e resistere! Questa è una parola attiva, che significa stare insieme, essere presenti, superare la tentazione di dire basta! Bisogna camminare insieme sui sentieri di giustizia, diritti e libertà di tutti. La speranza ha bisogno di noi!".

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10 giugno 2008
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