Cose di mafia....

Dall'assoluzione di due presunti boss, passando per la donna capo clan di Enna, e arrivare alla richiesta di libertà da parte di Provenzano...

03 febbraio 2011

PALERMO - La terza sezione della corte d'appello di Palermo, presieduta da Raimondo Lo Forti, ha assolto Alessandro Di Grusa e Alessandro Alessi dall'accusa di associazione mafiosa ed estorsione. La sentenza ribalta il verdetto del tribunale che aveva condannato entrambi a 12 anni di carcere.
Gli imputati, ritenuti fedelissimi del boss palermitano Gianni Nicchi, arrestato l'anno scorso, secondo l'accusa avrebbero fatto parte della famiglia mafiosa di Altarello. Alessi e Di Grusa erano difesi dagli avvocati Franco Marasà e Giovanni Castronovo. La corte ha ordinato l'immediata scarcerazione di entrambi.
Di Grusa è fratello di Enrico, genero di Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore. Contro i due imputati, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Andrea Bonaccorso, Marco Coga e Fabio Manno che li hanno indicati come amici del boss Gianni Nicchi. Per i pentiti i due ne avrebbero favorito la latitanza. Dall'indagine che portò in cella i due imputati è nato anche un altro procedimento che si svolge in abbreviato davanti ad un'altra sezione della corte d'appello e che potrebbe giungere a sentenza il 9 febbraio.

ENNA - C'è anche una 'donna-boss' tra gli arrestati dell'operazione "Nerone" che ha sgominato nell'ennese un'organizzazione criminale specializzata in incendi, danneggiamenti ed estorsioni. Il blitz della Squadra mobile di Enna, coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta, è scattato all'alba, con l'esecuzione di diverse ordinanze di custodia cautelare tra Piazza Armerina e Aidone. Arrestato anche il capo del clan Vincenzo Scivoli. E, forse per la prima volta nella provincia di Enna, una cosca mafiosa vede tra i suoi membri più attivi una donna: si tratta di Elena Caruso, convivente di Scivoli arrestata con il compagno. Secondo le accuse la Caruso avrebbe personalmente riscosso il pizzo svolgendo un ruolo centrale nell'organizzazione.

NOVARA - Bernardo Provenzano vuole uscire di prigione. Il capo di Cosa nostra, arrestato nell'aprile del 2006 dopo 43 anni di latitanza, ha chiesto di uscire dal supercarcere di Novara, dove si trova in isolamento, per motivi di salute. L'ex capo del clan dei corleonesi ha chiesto e ottenuto una perizia medica, per accertare le proprie condizioni di salute e l'eventuale compatibilità con la permanenza in carcere. Provenzano ha appena compiuto 78 anni, e sarebbe affetto da sindrome parkinsoniana; nelle scorse settimane sarebbe stato colpito anche da un'ischemia. Dopo una prima serie di controlli e analisi (Provenzano è stato già visitato dai dirigenti della Medicina legale dell'università di Ferrara, Francesco Avato, della Neurologia dell'Università di Pavia, Giuseppe Micieli, e dell'Urologia del San Raffaele di Milano, Francesco Montorsi), sarà comunque necessario un ulteriore approfondimento diagnostico, che è stato affidato ieri a Oscar Alabiso, primario di oncologia dell'azienda ospedaliera Maggiore della carità di Novara. Il medico avrà un mese di tempo per valutare la recidiva del tumore alla prostata, operata nel 2003 a Marsiglia, quando Provenzano era latitante e riuscì a farsi beffe dei suoi cacciatori, andando due volte in Francia, sotto falso nome, e facendosi pure pagare l'intervento dalla Regione siciliana.

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03 febbraio 2011

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