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Così i vertici del Ros favorirono Provenzano

Il gip di Palermo accusa: "Troppe omissioni. Ci fu una deliberata strategia di inerzia" nell'inchiesta sulla latitanza di Bernardo Provenzano

22 settembre 2011

Doveva essere la controffensiva del generale Mario Mori, la querela contro il colonnello Michele Riccio, l'ex ufficiale del Ros che ha denunciato di essere stato intralciato dai suoi superiori nelle indagini sull'allora superlatitante Bernardo Provenzano. E invece la querela ha avuto un effetto di boomerang: il gip Maria Pino non solo l'ha archiviata (come aveva chiesto il pm Nino Di Matteo), ma ha anche scritto parole di fuoco nei confronti dei vertici del Ros, accusandoli di "inerzia investigativa" nelle indagini per la cattura di Provenzano, fra il '95 e il '96.
"Le acquisizioni istruttorie - scrive il giudice - confermano la sussistenza delle plurime omissioni che, nell'ambito delle investigazioni finalizzate alla ricerca del latitante Bernardo Provenzano, hanno contrassegnato l'attività istituzionale dei carabinieri del Ros nell'arco temporale preso in considerazione. Le medesime acquisizioni - prosegue il gip - vieppiù asseverano il convincimento che dette omissioni, già valutate come assolutamente incompatibili sia con un'efficace e cristallina strategia investigativa sia con la specifica competenza e la indiscussa elevatissima professionalità del generale Mori e del colonnello Mauro Obinu, siano state finalizzate a salvaguardare lo stato di latitanza di Provenzano e, nella stessa ottica, a preservare dalle iniziative dell'autorità giudiziaria gli associati mafiosi Giovanni Napoli e Nicolò La Barbera, che quella latitanza hanno lungamente gestito".

Sono parole pesanti, che potrebbero anche influire sul processo in corso al tribunale di Palermo, dove Mori e Obinu sono imputati di favoreggiamento nei confronti di Provenzano, proprio sulla base della denunce di Riccio che adesso il gip ritiene attendibili.
Scrive ancora il gip Maria Pino a proposito del mancato blitz dell'ottobre 1995, che secondo Riccio avrebbe potuto portare all'arresto di Provenzano, grazie alle indicazioni di una preziosa fonte confidenziale: "E' convincimento di questo giudice che la condotta assunta e perpetuata dal generale Mori e dal colonnello Obinu non sia da ascrivere a difficoltà tecniche ed organizzative, né ad errori di valutazione. Non ci sono elementi che inducano a ciò. Piuttosto, le acquisizioni istruttorie convergono nell'ascrivere la condotta suddetta ad una deliberata strategia di inerzia, che non trova giusitificazione alcuna".
Con lo stesso provvedimento, il giudice ha accolto la richiesta di archiviazione della Procura per l'allora comandante del Ros, il generale Antonio Subranni, anche lui inizialmente indagato per favoreggiamento aggravato nei confronti di Provenzano. Il giudice ritiene che il comandante della divisione Palidoro, entro cui si inseriva il Ros, non aveva "competenze in materia di polizia giudiziaria" che invece spettavano al vicecomandante, l'allora colonnello Mori. [Articolo di Salvo Palazzolo, Repubblica/Palermo.it]

 

 

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22 settembre 2011
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