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Così il governo smantella la Direzione Investigativa Antimafia

Impossibile sottacere al progressivo e sistematico depauperamento di risorse finanziarie e tecnologiche protratta nei confronti della DIA

27 ottobre 2011

"Non vorremmo che si stia pensando di smantellare la Dia". A tornare a lanciare l'allarme sul futuro della Direzione Investigativa Antimafia sono i sindacati di polizia che denunciano il silenzio del governo di fronte alle parole dello stesso Presidente della Commissione Antimafia e i decurtamenti previsti nella legge di stabilità sui compensi di chi lavora alla Dia.
"Saremmo sempre al fianco di tutto il personale in servizio presso la Dia e - hanno detto il segretario del Siap Giuseppe Tiani e il segretario nazionale dell'Anfp Enzo Letizia - manifesteremo insieme a loro in ogni occasione". "Non si può sottacere che nel corso degli anni si è assistito ad un progressivo e sistematico depauperamento di risorse finanziarie e tecnologiche ed a pianificazioni di spese non sempre felici in termini di operatività, rendendo molto più complesso il perseguimento degli obiettivi istituzionali, - aggiungono i sindacati di polizia - nonostante la Dia abbia ottenuto una serie di risultati positivi, pubblicamente riconosciutigli, in tema di aggressione ai patrimoni mafiosi per tentare di arginare un fenomeno che rappresenta una grave minaccia per la sicurezza economica poiche' impedisce lo sviluppo delle regioni del Sud e corrompe l'economia del Nord".

Il senatore Pd Giuseppe Lumia: "Il governo smantella la Dia" - "Nella provincia con la più alta densità mafiosa d'Italia, quella di Agrigento, il governo si appresta a sopprimere la Direzione investigativa antimafia. L'esecutivo, che non perde occasione per intestarsi i meriti dei risultati ottenuti contro le mafie, continua a tagliare risorse proprio a quei magistrati, poliziotti, carabinieri, finanzieri della Dia che arrestano i boss e sequestrano i loro beni.
Infatti, oltre alla chiusura di alcune sedi locali della Direzione, il centrodestra pensa di cancellare, con un emendamento inserito nella legge di bilancio, l'indennità aggiuntiva percepita dal personale per la delicatezza del lavoro e i rischi a cui è sottoposto.

Si tratta di provvedimenti che smontano l'apparato investigativo messo in piedi da Giovanni Falcone e sviliscono la dignità e la professionalità di chi è al servizio delle istituzioni contro le mafie. Fu proprio il magistrato siciliano a volere e istituire la Dia nel periodo in cui ricoprì il ruolo di direttore degli Affari penali del ministero di grazia e giustizia.
Falcone aveva capito che per combattere la mafia non bastavano gli strumenti e le forze ordinarie di cui lo stato già disponeva per reprimere i reati. Serviva una struttura interforze dedicata esclusivamente alla repressione del fenomeno mafioso.

Falcone fece appena in tempo a istituirla prima di essere assassinato da Cosa nostra. Oggi il governo vuole fare a pezzi uno degli strumenti più avanzati e moderni nella lotta alle mafie, che nel corso degli anni ha consentito di ottenere risultati straordinari. Basti pensare che solo in questi ultimi tre anni le attività investigative della Dia hanno portato al sequestro di beni per 5,7 miliardi, di cui 1.2 confiscati.

Quindi, anche a considerare le esigenze di bilancio, la Dia dovrebbe essere esclusa visto il valore dei beni recuperati al patrimonio dello stato. Anzi, un governo intelligente avrebbe dovuto potenziare, con più risorse e strumenti, la capacità investigativa della Direzione e premiare il lavoro svolto da tutto il personale.
Invece l'esecutivo la priva di alcune strutture periferiche fondamentali e punisce uomini e donne che ogni giorno si trovano in prima linea sul fronte della lotta alla mafia, infliggendo loro anche l'umiliazione di realizzare le indagini in carenza di organico e con mezzi inadeguati.
Come al solito quando si tratta di tagliare, il governo preferisce mettere le mani laddove non si dovrebbe togliere nemmeno un euro, come la sicurezza o l'istruzione. Le mafie e l'ignoranza sono due pesanti fattori di sottosviluppo, pertanto, proprio in un momento di crisi la lotta alle mafie e la scuola rappresentano il miglior investimento da fare per liberare l'economia dal condizionamento delle organizzazioni criminali e promuovere una cultura della legalità, al fine di allargare gli spazi dell'iniziativa economica legale, dello sviluppo sano e positivo, della partecipazione, della cittadinanza attiva."
[www.giuseppelumia.it]

 

 

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27 ottobre 2011
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