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Così si muore di carcere

Solo in Sicilia, dall'inizio di settembre i suicidi in carecere sono stati quattro. In Italia i detenuti di troppo rinchiusi sono quasi 22.000

12 ottobre 2011

Nelle carceri siciliane è il quarto suicidio di un detenuto dall'inizio di settembre, il secondo a Palermo nell'ultimo mese. A togliersi la vita è stato Mohamed Nahiri, 35 anni. L'uomo si è impiccato domenica notte alle sbarre del bagno della sua cella con un lenzuolo. Intorno alle 3, Nahiri ha afferrato il lenzuolo della sua branda, l'ha bagnato e si è impiccato alle sbarre della finestra del bagno. I suoi sette compagni di cella si sono accorti di quanto accaduto solo la mattina seguente, quando non c'era più nulla da fare. Il magistrato di turno non ha ritenuto necessario disporre l'autopsia. La notizia è stata diffusa dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere.
Mohamed Nahiri era arrivato al Pagliarelli nel maggio scorso. Ad Augusta, dove era rinchiuso dal 2007, Nahiri aveva avuto alcuni problemi con gli altri carcerati e con il personale penitenziario che avrebbe aggredito in più di un'occasione. Finito in cella per l'omicidio di un connazionale a Roma, il tunisino sarebbe uscito nell'ottobre del 2019. Neanche al Pagliarelli Nahiri aveva intrecciato buoni rapporti con i compagni, tanto da essere trasferito qualche settimana fa in un'altra cella, nella quale dormivano in otto.
Un mese fa, un altro caso simile all'Ucciardone. A uccidersi era stato Alex Pantano, 38 anni, torinese, accusato di spaccio e furto. I poliziotti penitenziari lo hanno trovato impiccato alla finestra con i pantaloni del pigiama. Prima, altri due detenuti si erano tolti la vita a Messina e ad Agrigento.

Da inizio anno sale a 146 il totale dei "morti di carcere": 50 detenuti si sono suicidati, 1 è stato ucciso (il 24enne Abbedine Kemal, "pestato" nel carcere di Opera il 23 giugno scorso da persone non ancora identificate e poi deceduto in ospedale per le ferite riportate), 29 sono morti per "cause da accertare" ed i restanti 66 per "cause naturali". L'eta' media dei suicidi era di 35 anni, quella dei morti per cause diverse dal suicidio di 41 anni. 42 dei "morti di carcere" erano stranieri, 104 italiani. 3 le donne: Loredana Berlingeri, 44 anni, morta per un'infezione il 4 marzo nel carcere di Reggio Calabria; Adriana Ambrosini, 24 anni, suicida nell'Opg di Castiglione (Mn) il 3 aprile scorso ed Elena D., 30enne deceduta il 12 luglio nel carcere di Trani (Ba) per cause non ancora accertate.

Uno dei problemi che è ovvio correlare con i tanti suicidi  è il sovraffollamento delle carceri. Sono quasi 22.000 detenuti 'di troppo' nelle carceri italiane. I più recenti dati del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, aggiornati al 30 settembre, indicano che i detenuti presenti nelle carceri italiane sono 67.428, di cui 2.877 donne. Gli stranieri sono 24.401.
La capienza regolamentare dei 206 istituti di pena italiani è di 45.817 detenuti. Il sovraffollamento è dunque di 21.611 detenuti. Quelli presenti in semilibertà (e compresi nel totale dei detenuti presenti), sono 873, di cui 90 stranieri. A ospitare il maggior numero di detenuti, si evince ancora dai dati del Dap, è la Lombardia, con 9.559 persone, di cui 594 donne, a fronte di una capienza regolamentare di 5.652 detenuti in 19 istituti di pena. A seguire, la Campania con 7.858 detenuti presenti (317 sono le donne), a fronte di una capienza regolamentare di 5.734 unità' per 17 case circondariali. Al terzo posto per sovraffollamento si colloca il Lazio, con 6.594 detenuti presenti (414 donne) a fronte di una capienza regolamentare di 4.855 persone per 14 carceri.

Detenuti in attesa di primo giudizio - Sono in totale 14.639 i detenuti italiani e stranieri in attesa di primo giudizio. Il totale degli imputati è di 28.564 detenuti; i condannati definitivi sono 37.213, gli internati 1.572.
I detenuti stranieri - Sono in totale 24.401 i detenuti stranieri presenti nelle carceri italiane. Le donne sono 1.182, gli uomini 23.219. Di questi, 4.934 sono originari del Marocco; 3.616 i romeni; 3.197 i tunisini; 2.721 sono di nazionalità albanese, 1.210 provengono dalla Nigeria; 749 dall'Algeria; 544 gli egiziani, 372 i cinesi.
Detenute madri con figli in istituto - Sono in totale 53 le detenute madri con figli in carcere. I bambini che vivono in istituto sono 54, le detenute in gravidanza 18. In totale sono 17 gli asili nido in attività nelle carceri.

"Le cifre sul sovraffollamento dimostrano che dopo quel 28 luglio nel quale il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, indicò come 'prepotente urgenza' la necessità di una riforma della giustizia e della conseguente situazione carceraria, malgrado l'ammirevole comportamento dell'intera comunità penitenziaria e le lotte che hanno portato alla fin qui totalmente inutile autoconvocazione del Parlamento per la terza o quarta volta in sessant'anni, ci si è arenati sulle solite chiacchiere", dice all'Adnkronos il leader radicale, Marco Pannella.
Per Pannella, "la sola e adeguata riforma, radicale e immediata, della struttura dell'amministrazione della giustizia (oltre che delle carceri) è l'amnistia, come traino di tutte le altre proposte riformistiche maturate da anni e anni. Siamo assolutamente nella condizione, come Stato e come Repubblica, di soggetto criminoso e criminale, che ricorda gli inizi del trionfo nel mondo delle Mauthausen e dei luoghi di sterminio siberiani". "Tutto questo - rimarca il leader dei Radicali - è stato possibile perché al popolo italiano, alla democrazia e alla legalità, è stato negato di prendere coscienza di questa tragica scadenza sociale ed istituzionale. Abbiamo informato e documentato a chi di dovere che agli italiani sono stati consentiti meno programmi e ascolti sul tema giustizia e carceri, di quanto non se ne sia dedicato alla cronaca nera di Avetrana o dintorni".
"Il pianeta carcere si trova in condizioni di stress", afferma il ministro della Giustizia Nitto Palma, ma una "risposta positiva" potrà venire dalla commissione sulla depenalizzazione. "La sollecitazione di Marco Pannella e dei radicali è stata oltremodo opportuna: si tratta ora di dare risposte concrete e tempestive", dice Palma all'Adnkronos. "Penso e spero che una prima risposta positiva - rimarca il Guardasigilli - possa venire dal lavoro della commissione, già insediata, che deve occuparsi della depenalizzazione di alcuni reati, in modo che a una quantità di persone che oggi sono in carcere in regime di detenzione preventiva, possa essere applicato l'arresto domiciliare". La commissione si è insediata a metà settembre e ha 45 giorni di tempo per concludere i lavori e proporre soluzioni.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign]

 

 

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12 ottobre 2011
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