Così vicina, così lontana...

Ad un passo dalla verità sulle stragi del '92? Secondo il presidente della Commissione Antimafia la meta è ancora lontana

22 luglio 2010

"Oggi la scena è increspata da qualche incomprensione. Nella giornata di ieri (l'altro ieri, 20 luglio, per chi legge, ndr) sarebbe stato detto che siamo a un passo dalla verità sulle stragi, io me lo auguro con il cuore e con la mente, ma purtroppo non è così".
Così il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Pisanu, durante una conferenza stampa convocata iei in prefettura a Palermo dove la commissione è in missione dall'inizio della settimana. Per Pisanu è "più corretto dire che si stanno facendo passi in direzione della verità, ma siamo ancora lontani dalla meta".
In questi giorni è stato fatto il punto sulla "situazione di Cosa nostra nell'Isola dopo 15-17 anni di inabissamento" e si è discusso delle stragi e dei grandi delitti di mafia del '92-'93, "tenendo conto della mia comunicazione alla Commissione antimafia". "Concludiamo - ha detto ancora Pisanu - un'intensa e utilissima missione in Sicilia, da cui si può trarre un bilancio largamente positivo".

Pisanu ha poi aggiunto di aver ricevuto "dal capogruppo del Pdl la richiesta formale di convocazione del procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, per chiarire il senso delle sue dichiarazioni alla stampa, che non hanno trovato riscontro nella sua lunga e scrupolosa audizione" martedì scorso. Il capo della procura nissena, Sergio Lari e l'aggiunto Domenico Gozzo hanno infatti detto che le indagini sono vicine alla verità sulle stragi e che forse la politica potrebbe non essere in grado di reggere l'onda d'urto di queste verità (LEGGI).
Ieri Pisanu ha voluto replicare a queste ultime dichiarazioni dei pm. "Penso che la politica sia in grado di sopportare la verità delle indagini". "La verità e la giustizia - ha aggiunto - sono l'anima del bene comune". Nel corso della conferenza stampa Pisanu ha ribadito che "nel corso delle audizioni di ieri, il cui contenuto è stato secretato, nessuno ha avuto la sensazione che i magistrati fossero a un passo dalla verità e nessuno ha manifestato preoccupazione per gli effetti politici che una simile scoperta potrebbe produrre. Ci auguriamo - ha concluso Pisanu - che la verità venga scoperta al più presto, poi le forze politiche faranno i conti con la realtà".
Infine, a proposito del caso Spatuzza il presidente Pisanu ha voluto sottolineare che "è già stato affrontato dalla Commissione in una audizione dopo il no del Viminale al programma di protezione. Bisogna ricordare che ogni ulteriore giudizio della vicenda spetta al Tar e al Consiglio di Stato. Certamente l'orientamento prevalente era per una concessione del programma di protezione, anche se da un punto di vista giuridico il no è motivato bene".

Dalla parte di chi indaga.... - Il ruolo oscuro dei servizi segreti, i depistaggi, gli eventuali collegamenti con la "trattativa" tra Stato e mafia. E' attorno a questi temi che i pm di Caltanissetta hanno riaperto le indagini sulle stragi del 1992 di Capaci e via D'Amelio. Un altro filone investigativo conduce all'Addaura, teatro nel giugno 1989 del primo fallito attentato a Giovanni Falcone. E anche in questo caso i riflettori stanno illuminando una spaccatura all'interno dei servizi: un gruppo avrebbe tramato per appoggiare il progetto di Cosa nostra di uccidere il magistrato, un altro sarebbe intervenuto per fermare i sicari.
Ma è sul caso Borsellino che stanno emergendo le novità più rilevanti tanto che i magistrati hanno annunciato di essere arrivati vicino a verità clamorose. In alcune dichiarazioni è stata avanzata perfino l'ipotesi che le stragi siano state concepite per accelerare il crollo del sistema politico. Sugli scenari dell'eccidio di via D'Amelio si sarebbero mossi 007 e pezzi deviati delle istituzioni mentre l'impianto dei tre processi, conclusi con undici condanne definitive all'ergastolo, sarebbe stato inquinato da quello che il procuratore Sergio Lari ha definito un "colossale depistaggio". Gli uomini guidati dal vice questore Arnaldo La Barbera, morto qualche anno fa, avrebbero proposto una ricostruzione basata sulla falsa confessione del pentito Vincenzo Scarantino, smentita e rovesciata ora da Gaspare Spatuzza. Il nuovo indirizzo investigativo ipotizza che la versione di Scarantino sia stata "ispirata" da investigatori infedeli (così li ha definiti Lari) e attribuisce invece piena attendibilità a Spatuzza. "Le indagini (sulla strage di via D'Amelio ndr) - ha spiegato Sergio Lari in un'intervista a Rainews24 - furono condotte dal gruppo Falcone-Borsellino diretto da Arnaldo La Barbera". "Non posso aggiungere dettagli perché ci sono ancora indagini in corso - ha continuato - ma coloro che hanno ritrattato ci hanno detto che le ragioni delle false accuse vanno ricercate nel fatto di essere stati soggetti a pressioni investigative". "Questa vicenda fa emergere che su via D'Amelio ci fu un errore clamoroso oppure un vero e proprio depistaggio da parte di organismi investigativi della polizia di Stato. Questo è il dato che è emerso non credo che questa cosa possa far tremare la politica. Anzi", ha aggiunto Lari.

Anche le indagini sulla strage Falcone, che hanno già provocato 24 condanne all'ergastolo, sono state riaperte per sviluppare tra l'altro il filone dei mandanti dal "volto coperto". Da tempo sono state archiviate le posizioni di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri quali "referenti" politici di Cosa nostra sui quali, ha ribadito ieri il procuratore Lari, le indagini non sono state più riaperte. "Nelle indagini sulla strage di via D'Amelio non emergono ruoli o responsabilità del presidente del Consiglio o di altri soggetti della politica attuale",  ha detto il procuratore Lari nella stessa intervista a Rainews 24.
"C'é stata trattativa fra Stato e mafia - ha proseguito Lari - Abbiamo elementi investigativi precisi circa la presenza di soggetti estranei a Cosa Nostra, che avrebbero avuto un ruolo con riferimento alla strage di via D'Amelio, ma non solo con riferimento a questa".
Si indaga invece con molta attenzione sul ruolo di apparati deviati dello Stato di cui ha parlato Spatuzza e di "talpe" istituzionali. Nel maggio scorso c'é stata una svolta con cinque nuovi indagati dalla Procura di Caltanissetta: Gaetano Scotto, condannato anche per la strage di via D'Amelio, il boss Salvino Madonia, Raffaele Galatolo e il nipote Angelo, il collaboratore di giustizia Angelo Fontana. Un sesto personaggio, Pino Galatolo fratello di Raffaele, è deceduto. Sarebbe stato lui a procurare il telecomando dell'esplosivo piazzato sulla scogliera dell'Addaura. Decisivi sarebbero stati gli uomini dei servizi sia tra gli organizzatori dell'attentato sia tra quelli che lo sventarono appena in tempo.

"Entro l'anno, la chiusura della prima inchiesta". Il procuratore Lari confida in questa scadenza per la conclusione della prima delle indagini sulla strage di via D'Amelio. "Quelle più mature sono quelle nate dalle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza sulla fase esecutiva della strage" ha precisato. "Sulle altre, quelle sui possibili ruoli di soggetti esterni e sulla trattativa, non sono in grado di fare previsioni".
Ieri, intanto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti, Gianni Letta, nel corso dell'audizione di fronte al Copasir dove sono stati affrontati diversi temi, tra cui il coinvolgimento del personale appartenente o ex appartenente ai servizi in alcune inchieste giudiziarie in corso, ha confermato la piena e attiva collaborazione con gli organi inquirenti da parte dei servizi rispetto alle inchieste in corso.

E Massimo Cinacimino chiese scusa per le stragi del '92... - "Oggi, dopo due anni e mezzo, dopo quasi novanta interrogatori, sento solo il bisogno di chiedere scusa. Voglio chiedere scusa ai familiari di Borsellino e del giudice Falcone e di tutti gli agenti delle scorte che in quelle stragi hanno lasciato la loro vita". Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, che sta svelando ai magistrati i segreti della trattativa tra lo Stato e la mafia, forse causa della stagione di sangue del '92, ha scritto ai familiari delle vittime delle stragi. E lo ha fatto attraverso il blog de ''Il Fatto Quotidiano". "E voglio chiedere scusa - prosegue - anche ai magistrati della Procura di Caltanissetta e di Palermo per quella che loro chiamano la rateizzazione delle mie dichiarazioni. Ma la verità é che anche in questi mesi ho avuto paura". "Non sono un eroe e non ho mai pensato di esserlo. - prosegue - Non sono come Impastato che ha trovato il coraggio di combattere il padre da vivo". "Sono un semplice dichiarante, oppure un teste privilegiato. Non so più quanti termini sono stati usati per descrivere la cosa più normale che ognuno dovrebbe fare: dare il proprio contributo a far luce su quei terribili anni. - spiega - Io l'ho fatto. Ho risposto alle domande dei magistrati su fatti e circostanze dove sicuramente anche il mio contributo può aiutare. Eppure oggi rappresento un vero e proprio caso". "E' in corso un dibattito sulle vere finalità di quella che viene definita la mia pseudo collaborazione. - conclude - Sono, insomma, un dissidente, in un ben rodato sistema omertoso. Perché non si può certamente credere ad uno che in cambio della sua collaborazione, non ha chiesto niente".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa]

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22 luglio 2010

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