Crocetta battuto in aula sulle Province

Per l'opposizione questa è la fine del governo della "rivoluzione"

30 dicembre 2013

Sabato scorso, il governo di Rosario Crocetta e la sua maggioranza sono stati battuti in aula all’Ars. Con 33 voti a favore e 32 contrari l'Assemblea regionale siciliana ha approvato l'emendamento che sopprime il disegno di legge di proroga dei commissari delle Province, che scadranno il 31 dicembre. La norma dava tempo al governo di completare la riforma che cancella le Province e istituisce i Liberi consorzi di Comuni. Tutto è avvenuto con voto segreto.
"In un certo senso è stata fatta chiarezza - ha sostenuto il governatore -: non voglio parlare di questa o di quell'altra forza politica, ma è evidente che ci sono stati franchi tiratori. Si scava un solco culturale fra chi è per la modernità e il cambiamento, e chi si abbandona a un rigurgito parassitario e vuole un ritorno al passato. La riforma delle Province non me la sono inventata un giorno, mentre ero in diretta Rai da Massimo Giletti: era un punto del mio programma elettorale".

Il voto di sabato di fatto obbliga governo e parlamento a varare la riforma entro 45 giorni di proroga ordinaria dei commissari, altrimenti si dovranno indire le elezioni e ripristinare i precedente assetto istituzionale. "Per questa sessione, che è la sessione di Bilancio, la legge non potrà più essere discussa. Evidentemente durante la prossima sessione l'Assemblea dovrà tornare a legiferare. C'è un voto di soppressione che riguarda le proroghe dei commissari, ma questo può significare tutto e niente", ha detto il presidente dell'Ars Giovanni Ardizzone.
"Lo dico anche per non creare confusione nell'opinione pubblica - ha spiegato Antonello Cracolici, presidente della commissione Affari istituzionali, intervenendo in aula -: non è stata bocciata l'abrogazione delle Province, ma la proroga dei commissari. Questo significa che dobbiamo completare la riforma in teoria entro il 31 dicembre, o comunque entro i 45 giorni di proroga 'ordinaria' dei commissari".

Immediati i commenti distruttivi dell'opposizione: "Crocetta ancora una volta ha mostrato l'inconsistenza della sua raccattata maggioranza - ha detto Roberto Di Mauro, capogruppo del Partito dei siciliani-Mpa all'Ars -, che già al momento del voto sulla mozione di sfiducia si era mostrata del tutto risicata e raccattata. Non a caso quei 46 voti comprendevano anche quelli 'last-minute' di alcuni parlamentari del centrodestra"
Ancora più drastico Giuseppe Castiglione, sottosegretario alle Politiche agricole e coordinatore del Ncd nell'isola: "Con il voto di oggi è finita la maggioranza che ha eletto Crocetta e il governatore ne prenda atto. La maggioranza oggi si è liquefatta nel segreto dell'urna".
Per Lino Leanza, deputato di Articolo 4, "purtroppo è accaduto quello che tutti temevano. Per affrontare il nodo 'riforma delle Province' ora è necessario ripartire subito dal disegno di legge Cracolici e farne una priorità subito dopo bilancio e finanziaria. Il governo si impegni perché la norma venga approvata dall'Ars entro la fine di gennaio".

Lapidario il Movimento 5 Stelle: "Crocetta non ha più una maggioranza, si torni al voto". "Mi sembra palese - ha affermato il capogruppo Giancarlo Cancelleri - che in Sicilia si debba tornare al più  presto al voto. Crocetta non ha più  una maggioranza e oggi ne abbiamo avuto la conferma. Togliendo noi, rimangono 19 voti alla maggioranza dopo il voto di oggi, un po' scarsa come maggioranza. Anche l’opposizione ha poco da ridere perché abbiamo perso tempo in una situazione incredibile e siamo tornati al punto di partenza. Per noi le Province sono enti inutili e basta. A questo punto dobbiamo sperare in Roma per eliminare le Province".
"La maggioranza è allo sbando. Il governo - ha aggiunto il deputato Salvatore Siragusa - sulla questione Province è rimasto intrappolato dalla sua stessa maggioranza, in cui ha prevalso la volontà di continuare a gestire sacche di potere e di clientele che la riforma avrebbe spazzato via. Il Parlamento ha ora 45 giorni per fare la legge di riforma o di abrogazione".
"Dopo la sessione di bilancio - ha infine affermato Francesco Cappello - si ritorni immediatamente in commissione, dove ci aspettano 300 emendamenti e un testo base. Se c'è la volontà politica, il tempo che abbiamo davanti è più che sufficiente".

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30 dicembre 2013

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