Da quando il pollo fa paura

Sull'influenza aviaria si susseguono notizie (tutte da verificare) che allarmano e impauriscono l'Europa

17 ottobre 2005

Secondo alcuni recenti sondaggi l'influenza dei polli comincia a fare più paura del terrorismo.
E' normale se pensiamo alla velocità con la quale il virus dell'H5N1 è arrivato alle porte dell'Europa e se constatiamo l'assoluta confusione e incertezza della rete informativa.
Si ha paura perché è una malattia che si annida nel pollame, cibo ultraconsumato da tutti. Si ha paura perché avevano detto che se mai sarebbe arrivato in Europa questo virus, sarebbe arrivato probabilmente la prossima primavera. Si ha paura perché ancora non esiste un vaccino e nelle condizioni attuali è impossibile prepararlo. E per finire, si ha paura perché in troppi prima si dicono molto preoccupati e poi vengono da noi a dirci ''Non allarmatevi. E' tutto sotto controllo''.

Le ultime notizie che ci sono arrivate ci smorzano il fiato ancora di più: qualche giorno fa dalla rivista scientifica britannica ''Nature'' abbiamo saputo che un gruppo nippo-americano di ricercatori ha isolato un ceppo del virus H5N1 responsabile dell'influenza aviaria che passa da uomo a uomo e che è risultato in parte resistente all'oseltamivir (Tamiflu), il farmaco anti-virale della Roche consigliato come primo argine in caso di pandemia. Il ceppo è stato individuato in Vietnam in una ragazza di 14 anni contagiata dal fratello e non direttamente da uccelli malati.
La decodificazione del genoma di questo particolare virus H5N1 ha dimostrato una mutazione che lo avrebbe anche reso resistente al farmaco. Test in laboratorio su animali avrebbero tuttavia dimostrato che questo virus è sensibile all'altra sostanza consigliata: lo zanamivir (Relenza, GlaxoSmithKline). Morale della scoperta ''meglio avere di scorta entrambi i farmaci'', ha commentato Yoshihiro Kawaoka che ha coordinato lo studio dell'università di Tokio e dell'università del Wisconsin.
Per la casa farmaceutica Roche quelle dello studio nippo-americano sono ''conclusioni premature''. Per la cronaca: la giovane è guarita.

Giampiero Carosi
, direttore dell'Istituto di malattie infettive e tropicali dell'università di Brescia e componente dell'Agenzia italiana per i farmaci (Aifa) dice che: ''La vera novità è che questo sarebbe il primo caso di virus H5N1 mutato trasmesso da uomo a uomo. Un episodio precedente in Thailandia non è stato mai confermato''.
Circostanza che aumenta le preoccupazioni. ''Le condizioni degli allevamenti e dei mercati del Sudest asiatico, con scarsa igiene e promiscuità volatili-uomini, non esistono infatti da noi - sottolinea Carosi -. Il virus dagli animali all'uomo si trasmette infatti con saliva e feci...''. Ora però il quadro cambia. ''Il virus è mutato e occorre studiarne virulenza e letalità. Da animale a uomo la letalità è alta: oltre 60 vittime su 120 infettati, ma sempre in Paesi con organizzazioni sanitarie deficitarie. Da noi, come è accaduto per la Sars, i sistemi di isolamento e di prevenzione sono più che collaudati''. Ma in caso di pandemia l'unica azione utile è un'organizzazione comune fra tutti i Paesi. Attualmente infatti non esistono vere e univoche misure medicinali che possano bloccare la diffusione virale. Ogni Paese sta un po facendo quello che meglio crede, altri invece stanno facendo quello che possono, e alle volte il risultato è veramente inadeguato.
 
Intanto gli esperti dell'Unione Europea hanno ordinato ai 25 maggiori controlli e norme di biosorveglianza, dopo le ulteriori negative notizie dalla Turchia (9 persone in quarantena per precauzione dopo essere state in contatto con 40 colombi infetti morti negli ultimi 15 giorni) e dalla Romania (in un secondo villaggio è stato individuato il virus H5N1).
Nessun bando Ue però per la caccia. Stessa linea adottata dal ministero della Salute italiano, nonostante le polemiche e le richieste di Wwf e ambientalisti. Secondo il ministro della Salute sarebbe inutile imporre divieti alla caccia finché non è necessario: ''Stiamo facendo fare delle verifiche dagli istituti specializzati, ma finché non si troverà traccia della presenza del virus, non è giustificato intervenire sulla caccia. Solo su un aspetto potremmo ragionare: vietare i richiami vivi per gli anatidi (le anatre e le oche, ndr). Potrebbe rappresentare una questione da valutare; la verificheremo con l'Istituto nazionale di fauna selvatica''.
Storace ha inoltre annunciato l'acquisto di 6 milioni di antivirali che dovrebbero bastare per il 10% della popolazione. ''L'Italia è pronta ad intervenire: abbiamo comprato 6 milioni di antivirus; mobilitati gli istituti di ricerca; allertati 350 mila medici di famiglia. La prossima settimana ci incontreremo con gli altri ministri della Salute europei per concordare una strategia comune''.
I ripari italiani dall'influenza dei polli costerà spendere 50 milioni di euro (altri 50 li spenderanno le Regioni). Parallelamente è stata avviata una campagna informativa presso i 350 mila medici di famiglia per insegnarli a riconoscere il virus.

- Dai sintomi agli effetti: ecco cosa bisogna sapere (Corriere.it)

E per salvaguardare prodotti e produttori italiani, colpiti dal crollo del mercato a causa della ''sindrome da pollo'' (leggi) ma che il ministro Storace difende strenuamente, oltre alle ripetute rassicurazione (''I cittadini si possono mangiare i prodotti italiani con fiducia. La nostra produzione è controllata dall'allevamento alla macellazione da 5 mila veterinari pubblici. Non c'è nessun dubbio sulla qualità''), da oggi entra in vigore l'ordinanza sull'obbligo di etichette per le carni bianche (polli e tacchini) che dovranno riportare il paese di origine.
E' arrivata infatti la ''carta d'identità'' del pollame italiano. ''È uno strumento significativo', afferma in un comunicato l'Unione nazionale dell'avicoltura (Una), ''che permetterà di ricostruire l'intera storia del prodotto, dall'allevamento alla distribuzione, rassicurando i consumatori sull'italianità della carne''. (leggi)
Si tratta di 430 milioni di polli, 40 milioni di galline, 30 milioni di tacchini, 20 milioni di faraone. Senza dimenticare quaglie, oche, anatre e anche struzzi. In totale circa 600 milioni di capi e prodotti avicoli: dal volatile intero agli spiedini e ai wurstel, passando per cosce, ali e petto.
Inoltre da ieri su tutte le televisioni italiane va in onda la campagna di informazione dell'Una, dal titolo ''Pollo Italiano. Vai a pollo sicuro''. La campagna punta l'attenzione sullo stretto rapporto che lega la sicurezza della carne italiana e l'impegno delle tante figure professionali che lavorano nel settore avicolo.

- Kiziksa, la città dei polli infetti (la Repubblica)

- Pollo Italiano: senza influenza ma positivo agli antibiotici

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17 ottobre 2005

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