Da un'indagine di Confcommercio. Furti, rapine e racket: i commercianti italiani hanno sempre più paura

23 luglio 2007

La paura dei commercianti italiani di essere vittima del racket o di subire una rapina o un furto è in continua crescita. Per quasi quattro imprese italiane su dieci (il 37 per cento) negli ultimi due-tre anni i livelli di sicurezza sono peggiorati, per la gran parte dei commercianti, invece, la situazione è stabile rispetto agli anni passati. Ma di paura ce n'è di più.
A tastare il polso della situazione è stata un'indagine di Confcommercio-Eurisko che ha ascoltato un campione di 60 mila imprese sull'intero territorio nazionale.
''Negli ultimi anni - ha denunciato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli - sono cresciuti i
fenomeni legati alla criminalità, soprattutto furti e rapine, ma è anche aumentata la distanza tra istituzioni, forze dell'ordine e imprenditori, confermata anche dal basso livello di conoscenza delle leggi antiracket e antiusura''.

I più impauriti sono i tabaccai, i benziani e gli orafi. Il peggioramento viene percepito soprattutto nel Nord Est, nel Centro e in tutte le grandi città del Nord.

E' per questo che Confcommercio, contro la criminalità chiede ''tolleranza zero'' alle istituzioni e alla politica. ''Tolleranza zero non solo nei confronti di racket e usura - ha  precisato Sangalli - ma anche nei confronti di fenomeni solo  apparentemente minori, come l'abusivismo e la contraffazione. Fenomeni che dopano il mercato e la concorrenza e che costituiscono spesso  fonte di elevati guadagni con pochi rischi per la criminalità organizzata''. Il presidente di Confcommercio, ha inoltre sottolineato una crescita dei reati non denunciati e ha chiesto un ''maggior controllo del territorio attraverso l'interconnessione delle sale operative, l'utilizzo e il miglioramento di tutti i sistemi di videosorveglianza, sia sulle grandi reti viarie che cittadine; una maggior presenza, soprattutto nelle aree periferiche delle città, del poliziotto e del carabiniere di quartiere''.
Secondo il viceministro dell'Interno Marco Minniti, intervenuto alla presentazione dell'indagine di Confcommercio, ''bisogna ripensare il modello di sicurezza, per non creare allarmi, per un rapporto di fiducia con la popolazione, ridefinirlo alla luce dei cambiamenti che ci sono stati: nel 2007 non possiamo avere un assetto di polizia uguale a quello che avevamo negli anni Sessanta, perché è cambiato l'assetto urbanistico del nostro Paese. Sono quarant'anni che il modello è sempre lo stesso. Entro il 2008 l'Italia avrà un sistema di videosorveglianza tra i più avanzati di Europa''. Minniti ha spiegato che ''c'è il problema di ricostruire un rapporto di fiducia. Mai come su questo tema del racket il punto della fiducia è fondamentale: una tassa sulla criminalità non è degna di un paese civile. Su questo punto si gioca la sovranità del territorio''.

E proprio per quanto riguarda le misure ritenute più efficaci, i commercianti indicano la ''certezza della pena'' (53 per cento), una ''maggiore protezione del territorio'' (il 50 per cento) e una ''collaborazione con le forze dell'ordine'' (35 per cento).
I commercianti però, secondo i dati dell'indagine, hanno allo stesso tempo la scarsa conoscenza delle leggi in materia di antiracket e degli aiuti che lo Stato offre ai soggetti che sono a rischio usura. Il 50 per cento ha confessato di non conoscerle per nulla e solo l'8 per cento ha detto di conoscerle bene.

Per Raffaele Lauro, commissario straordinario del governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, ''il problema di fondo delle vittime del racket e dell'usura è la solitudine delle vittime''. ''Una situazione - ha sottolineato Lauro - che non spinge il commerciante ad uscire dallo stato omertoso''. Secondo Lauro però è necessario che non solo il singolo ma anche le organizzazioni di rappresentanza delle imprese facciano uno sforzo: ''Ci sono grandi imprenditori che considerano il pagamento del pizzo quasi un costo aziendale''.

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23 luglio 2007

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