Da un Paese fermo e dilaniato...

Le anime di Futuro e Libertà e le rotture definitive con il Popolo delle Libertà

02 novembre 2010

"C'è un paese fermo e dilaniato da mille polemiche. Quello che dice la Marcegaglia è vero. Il presidente del Consiglio metta la testa, come dice lui, sui problemi reali e non gli faremo mancare il nostro supporto''. E' un messaggio chiaro quello lanciato da Gianfranco Fini, intervistato dal direttore de 'Il Messaggero', Roberto Napoletano, all'incontro organizzato domenica al Teatro Adriano con i comitati promotori di Futuro e libertà. L'Inno d'Italia ha dato il via all'incontro dei comitati riuniti per la prima volta per dare avvio anche nel Lazio alla fase costituente del nuovo soggetto politico. Al suo arrivo Fini è stato accolto da applausi e strette di mano in un bagno di folla. Dopo Napoli e Milano è toccato dunque alla capitale. E per lanciare il suo Fli Fini ha scelto proprio il Teatro Adriano di piazza Cavour, luogo simbolo per eccellenza della destra romana, palco che più volte ha visto protagonista Giorgio Almirante, ex leader del Msi.

"Non si può continuare con le barricate - ha detto il leader di Futuro e libertà nel corso dell'intervista - vanno cercate, sulla base di valori condivisi, le risposte ai tanti problemi". Il nostro paese deve affrontare una "emergenza di tipo sociale", ha evidenziato ancora, e "gli amici del Pdl devono smetterla di dire che la colpa di tutti i problemi è dei giornali, della sinistra o della magistratura".
"Ormai in Parlamento - ha osservato Fini - si lavora due giorni, non di più... Oggi le leggi non ci sono perché non ci sono i denari per finanziarle". E invece "un grande partito nazionale" deve trovare le risorse per farle. "Questo lo dissi anche in quella direzione che poi fu l'anticamera del licenziamento. E' possibile che i soldi si trovino solo quando la Lega batte i pugni sul tavolo per difendere 200 ultrà delle quote latte?".
"Il vero centrodestra lo dobbiamo fare noi - ha esortato Fini - Il Pdl al Nord è diventato la fotocopia della Lega e tra l'originale e la fotocopia, gli elettori sceglieranno l'originale". "L'Italia - ha aggiunto - merita più di quello che ha, merita più degli anatemi e dei manifesti propagandistici". Così si rischia che se la politica "è quella che leggiamo sui giornali tutti i giorni, la gente non vada più a votare". E questo è un "rischio" per la democrazia, "che è partecipazione''.

Quindi il tema della giustizia sul quale il leader di Fli non ha usato mezzi termini: "La legge è uguale per tutti: è l'ABC, e quando io l'ho detto è passata per una provocazione. Alla Camera ho sentito dire: ma hai visto cosa ha detto Fini...". "Se si tratta di fare una riforma che rilanci la giustizia in termini culturali, non si può dare l'impressione di assoggettare i pm al potere esecutivo. Noi - ha ribadito - i nostri paletti li abbiamo messi: l'unica interdizione è alle leggi ad personam, che servono solo a Berlusconi". Quanto allo 'scudo', "sono passati due anni e mezzo di legislatura - ha rimarcato - ma c'era qualcuno che lo diceva dall'inizio che il cosiddetto lodo Alfano bisognava farlo costituzionale. Dopo due anni e mezzo, almeno questo mi sarà riconosciuto". "Si affidano alcune questioni delicate - ha rilevato Fini - a simpatici personaggi che sembrano il dottor Stranamore...".
Il leader di Futuro e libertà ha parlato anche della vicenda Ruby, augurandosi che "non sia accaduta così come è stata raccontata, perché altrimenti non sarebbe più una questione soltanto privata". "Se quell'intervento c'è stato - ha detto riferendosi alla telefonata in Questura - e uso il condizionale, se è vero che è stato detto che quella signorina era parente di un capo di Stato, dimostrerebbe che c'è stata una certa disinvoltura e malcostume nell'uso privato di un incarico pubblico".
Poi, a una domanda sull'inchiesta sulla casa di Montecarlo per cui è stata chiesta l'archiviazione dalla Procura di Roma, Fini ha risposto: "Non si possono e non si devono commentare le valutazioni degli organi competenti. Il tempo è galantuomo, aspettiamo".
Fini ha inoltre puntato il dito contro "l'egoismo diffuso" nella nostra società. "In Italia le tasse sono troppo alte ma c'è stata un'inversione di valori: chi le paga ora viene spesso considerato un fesso - ha lamentato - Questo è un grido d'allarme enorme per la tenuta etica del paese".

Tra i finiani intanto c'è chi chiede un cambio radicale con una fase politica nuova. E' Fabio Granata, vicepresidente della commissione Antimafia. "Gianfranco Fini ha ragione quando dice che l'Italia è ferma e il governo pure - scrive Granata sul suo blog - Futuro e libertà dopo Perugia deve aprire una fase nuova, ritirando la propria delegazione al governo e assicurando l'appoggio esterno solo per affrontare le emergenze e le parti condivise del programma".
Una posizione, quella di Granata, dalla quale più di uno in Futuro e libertà prende le distanze rimandando ogni decisione al leader. "Facciamo la convention di Perugia, tutto il resto si vedrà dopo - si limita a dire il capogruppo alla Camera, Italo Bocchino - Fini indicherà le soluzioni migliori alla luce dell'evoluzione del quadro politico".
Allo stesso modo Giuseppe Consolo, deputato di Fli e tra gli uomini più vicini al presidente della Camera, mette in chiaro che "dichiarazioni di questa rilevanza spettano esclusivamente a Gianfranco Fini, le cui parole questa mattina al Teatro Adriano per la kermesse di Futuro e Libertà sono state improntate alla massima serietà e all'interesse esclusivo che Fli conosce: quello degli italiani". "Chi abbia consultato Granata prima di lanciarsi in affermazioni così impegnative - rimarca Consolo - non è dato di comprendere. Mi auguro che Fini ridimensioni la portata delle parole di Granata sull'appoggio esterno al governo, visto che il paese di tutto ha bisogno tranne che di benzina sul fuoco".
A commentare l'ipotesi di Granata è anche Giorgio Conte, vicecapogruppo di Fli alla Camera. "Abbiamo il dovere di assumerci le nostre responsabilità, anche con la nostra rappresentanza al governo. Tirarci fuori - osserva - potrebbe essere interpretato come un gesto di ostilità nei confronti dell'esecutivo, mentre è utile raccogliere l'invito della Marcegaglia ad affrontare concretamente le emergenze del paese". "Il nostro auspicio - sottolinea - è che il governo cambi marcia e riprenda la strada della responsabilità, come indicato anche oggi da Gianfranco Fini. Altrimenti ha ragione Granata: meglio andarsene".
Per Silvano Moffa, presidente della commissione Lavoro della Camera, "Granata parla a titolo personale, è evidente che sono questioni molto delicate che non possono essere affrontate attraverso i blog e con uscite estemporanee".
Pronta la replica. "E' ovvio che le parole su un blog sono 'valutazioni personali'. Ciò che Moffa dovrebbe chiedersi - osserva Granata - è se sono parole condivise dalla base e coerenti con la lungimiranza di Fini. Consolo invece non so dove intraveda la possibilità che le mie parole siamo benzina sul fuoco. Ovviamente lui non ha mai valutato tali quelle di Berlusconi contro i magistrati o quelle di qualche deputato del Pdl contro Fini: quelle sono contributi al dibattito".

Intanto Maurizio Gasparri, Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello hanno scritto una nota congiunta al presidente della Camera: "Fini dovrà fare le sue valutazioni: o confermare l'appoggio al governo o prendersi la responsabilità di una crisi". "Ci auguriamo - scrivono - che la scelta dell'onorevole Fini vada nella prima direzione, di carattere positivo e costruttivo. Nel secondo caso, invece, non ci si potrebbe stupire se la crisi finisse per condurre dritto alle elezioni".
Cicchitto, Gasparri e Quagliariello chiedono dunque chiarezza a Fini. "Al punto in cui siamo arrivati, è indispensabile la più assoluta chiarezza da parte di tutti perché ognuno deve assumersi le sue responsabilità davanti alle istituzioni e al popolo italiano - sostengono - Ci auguriamo che ciò che è stato attribuito all'onorevole Fini, sull'eventualità che l'onorevole Berlusconi faccia un passo indietro e dunque si dimetta da premier e provochi una crisi di governo, si limiti ad essere una battuta polemica destinata ad esaurirsi nel circo mediatico". "Dal canto suo, l'onorevole Berlusconi - aggiungono - non intende compiere alcun passo indietro perché non esiste alcuna ragione per farlo. Si tratterebbe solo di una fuga dalle responsabilità, che invece impongono di procedere senza indugi nell'attività di un governo voluto dalla maggioranza degli elettori e al quale il Parlamento ha recentemente rinnovato la sua fiducia. Di fronte a questa determinazione, l'onorevole Fini dovrà fare le sue valutazioni: o confermare l'appoggio al governo o prendersi la responsabilità di una crisi. Ci auguriamo che la scelta dell'onorevole Fini vada nella prima direzione, di carattere positivo e costruttivo. Nel secondo caso, invece, non ci si potrebbe stupire se la crisi finisse per condurre dritto alle elezioni. Come è stato autorevolmente affermato, infatti, non esistono governi 'tecnici' ma solo governi politici". "In particolare, di fronte a una crisi dell'attuale esecutivo, le uniche alternative al voto sarebbero o un governo sostenuto da una larghissima coalizione, per il quale evidentemente non esistono le condizioni stante l'indisponibilità del Pdl e per quanto a noi noto anche della Lega, ovvero delle due forze che insieme hanno vinto le elezioni del 13 aprile 2008; o un governo eventualmente formato da tutti coloro che quelle elezioni le hanno perse, per il quale, anche nella non scontata ipotesi che vi fosse una maggioranza in Parlamento, non esisterebbero comunque le condizioni in termini di legittimazione democratica", concludono i tre esponenti del Pdl.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing]

 

 

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02 novembre 2010

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