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Dalla Sicilia alla Lombardia, la campagna elettorale anticipata del Cavalier Silvio Berlusconi

Dopo la celebrazione di Forza Italia a Palermo, a Como il premier dice agli italiani "dovete lavorare di più!"

29 marzo 2004
Attaccare Berlusconi è diventata una delle cose più noiose che esistono in Italia.
Tutti hanno detto la propria sugli interventi, che a cadenza quasi giornaliera, il Cavalier d’Arcore ha proferito offendendo a destra e a manca, quel partito, quel personaggio, quell’ideologia.
Tutti hanno avuto la possibilità di rimproverare, almeno una volta (sia chi sta nella maggioranza, chi nella minoranza, sia chi è trasversale) le trovate più o meno assurde dell’imprenditore governativo, che con in mano centinaia di fogli fitti di numeri e percentuali (che non si sa mai da dove provengano, ndr) continua imperterrito a promettere l’abolizione delle tasse, un numero spropositato di posti di lavoro, un benessere che nemmeno il più allucinato tra i leader di sette religiose e similari, avrebbe il coraggio di promettere.

Per intanto Silvio Berlusconi, l’uomo invincibile e immortale (Scapagnini docet), rappresenta ancora quell’Italia che lo ha mandato a governare, e in particolare quella Sicilia del 61 a 0, che si è dimostrata essere il territorio dove sono raccolti tutti i sudditi del Padrone.
E’ pure vero che in Sicilia in molti hanno dimostrato, con lo sciopero generale del 26 marzo scorso, di essersi pentiti amaramente d’aver votato "l’uomo nuovo", ma se magari ci si avesse pensato un po’ prima non saremmo a queste situazioni che oramai collassano da ogni parte (61 a 0 è stato troppo esagerato, ammettetelo miei coreggionali!, ndr).
Comunque sia, in quella terra che tanto amore gli ha dimostrato, Berlusca c’è andato, come tutti sappiamo, sabato per festeggiare i dieci anni della propria azienda politica, Forza Italia, e nonostante si sia contrapposta alla sua venuta, una catena umana che da Piazza Politeama percorreva tutto Viale della Libertà, di persone presenti alla sua convention c’è ne erano parecchie.   

Nel  padiglione 20 della Fiera del Mediterraneo, i suoi 8 mila posti a sedere (in tutto i forzisti saranno stati 12 mila) erano tutti occupati, e fuori una lunga coda attendeva trepidante di poter entrare. 192 sono stati i pullman arrivati da tutta la Sicilia.
Le parole del premier non hanno deluso gli astanti: "Dieci anni per la libertà, e siamo ancora qui. Avevamo tanti progetti per la nostra vita, io avevo un mestiere in cui mi sentivo realizzato pienamente, ma gli avvenimenti incalzavano… E dopo ciò che era successo con i partiti della prima repubblica, la sinistra, con il 30% dei voti si preparava ad avere l’80% dei seggi in Parlamento. E allora ci demmo di fare, con la Lega e Alleanza nazionale che marciava verso la libertà, e ciò che restava di quei partiti… Ma l'accordo non fu possibile, e dissi: se proprio non si potrà mettere in campo un esercito contro la sinistra, beh allora lo farò io […] Trovai un muro di no, tutti mi dissero no, compresa mia madre che era fra le più accese sostenitrici che io continuassi a fare il mio lavoro. Ma io le dissi: mamma, sento il dovere di farlo. Mia madre di notte tornò a Arcore: se senti il dovere di farlo devi trovare il coraggio di farlo. In poco tempo dovemmo montare una forza politica […] Scegliemmo i nostri migliori uomini, per la Sicilia c'era Gianfranco Miccichè. Quando gli dissi: Gianfranco è fatta, lui stette zitto, e pensavo che pensava a tutti i soldi che avrebbe perduto perché era una scelta che imponeva un sacrificio economico rilevante, e poi mi disse: sono qui, agli ordini, pronto a lavorare. Andammo alle elezioni, per trasformare il Paese, quello Stato che avevamo ricevuto in eredità e che ci parve molto lontano da quello che avrebbe dovuto essere".

Per quanto rigurda le cose fatte dal proprio governo, a Palermo Berlusca ha così continuato: "Abbiamo abolito molte tasse e adempimenti burocratici, introducendo la riforma della scuola, del lavoro, della previdenza, che stanno cambiando il nostro modello di sviluppo. Abbiamo adempiuto al nostro contratto. Per l'occupazione avevamo promesso un milione e mezzo posti di lavoro, ne abbiamo creati un milione e 338 mila. Avevamo promesso sicurezza per i cittadini: stiamo creando un esercito del Bene da contrapporre all'esercito del Male, siamo il paese più sicuro d’Europa. Infine Grandi Opere: ecco oltre 93 miliardi di vecchie lire, già appaltate, prevalentemente al Sud. E c'è il Ponte sullo Stretto di cui si parla da decenni e che consentirà a questa terra meravigliosa e a voi di sentirvi italiani al 100%. Sentirete una italianità nuova, più profonda. La realizzazione del ponte questa volta si farà, entro pochi mesi sarà bandita la ricerca per il General Contractor. Lo sappiamo: bisognerà intervenire sulle ferrovie dell'isola. E verrà l'amaro in bocca alla sinistra che in Europa ha fatto fare un pronunciamento contro il Ponte sullo Stretto, ma lo abbiamo aggirato. Moralità è non rubare, ci mancherebbe altro, ma anche mantenere gli impegni che si assumono con gli elettori. Insomma: la forza di un sogno, cambiare l'Italia. Cambiare l'Italia: meno costi per lo Stato, meno tasse per tutti".

Volato via da Palermo, Berlusconi ha continuato il suo tour di comizi a Cernobbio (in provincia di Como), e anche qui, come dire... ha dato il meglio di se con le solite, noiose elencazioni di cose fatte e le solite promesse: "Ridurremo le tasse, a cominciare dall'Irpef che sarà portata dal 46% al 33%. Perché noi siamo economisti liberali e andiamo avanti a fare quel che s'ha da fare, oltre a quel che si può fare". "Nessun governo ha mai fatto nemmeno un quinto di quello fatto da noi in tre anni". Poi, come di consueto a tirato fuori il discorso delle grandi opere che si faranno ("e il Ponte sullo Stretto serve eccome, chiedetelo ai siciliani"), sulle tre «i» della scuola etc. etc.
Poi per chiudere, tra battute e promesse, impegni e annunci il presidende del Consiglio ha snocciolato uno dei suoi immacabili consigli-considerazioni, agli italiani ha infatti detto: "Ci sono molte festività in eccesso, dovremo far lavorare di più gli italiani. Qualche ponte in meno non è un dramma, e qualche giorno di lavoro in più avrà un benefico effetto".
Cosa aspettarsi da un "Presidente Operaio"!

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29 marzo 2004
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