Dalla Terra e dal Vento

Dopo il no al nucleare, la Sicilia potrebbe usufruire ampiamente di energia geotermica ed eolica

21 giugno 2011

"Soppressa la follia nucleare, ora promuoviamo le energie rinnovabili come la geotermia", un campo nel quale anche la Sicilia "inizia i primi passi", dopo la Toscana che "copre il 25% del proprio fabbisogno energetico" grazie a questa fonte energetica naturale. A sottolineare il possibile sviluppo della Sicilia sul fronte della geotermia è il vicepresidente dei geologi siciliani Carlo Cassaniti che, dopo il risultato referendario sull'opzione nucleare, spinge sul "calore della terra" per produrre energia green.
"In Sicilia, al momento, - afferma Cassaniti - la Regione ha rilasciato un solo permesso di ricerca relativo al campo geotermico di Pantelleria, un permesso è in fase di rilascio nel campo geotermico eoliano, mentre sono in fase di istruttoria altre tre istanze che riguardano le aree di Sciacca, Gerbini e Pantelleria".
Quindi dopo la Toscana, che copre il 25% del proprio fabbisogno energetico con l'energia geotermica, la Sicilia inizia i primi passi verso tale forma di energia naturale che, secondo le previsioni della società di ricerca americana Pike Research, raddoppierà la produzione mondiale entro il 2020.

"Con l'esito del referendum attuale - continua il vicepresidente dei geologi di Sicilia - è stata soppressa la follia nucleare in quanto, la costruzione di centrali nucleari in una zona ad altissimo rischio sismico come la Sicilia, non è l'unico motivo ostativo da parte della popolazione". "Infatti, - dice ancora Cassaniti - la preoccupazione maggiore è rappresentata dallo smaltimento delle scorie nucleari che in passato, probabilmente, potrebbero aver già superato lo stretto di Messina, in direzione del bacino minerario di Caltanissetta". "Ecco perché - sottolinea il geologo - occorre promuovere adesso le energie rinnovabili e la geotermia ne è un esempio altamente rappresentativo".
"Lo sfruttamento della fonte geotermica per la produzione di energia elettrica - ricorda Carlo Cassaniti - ha inizio in Toscana nel primo decennio del 1900. Con la crisi petrolifera degli anni settanta, fu l'allora ministro dell'Industria Donat Cattin a commissionare uno studio approfondito del potenziale energetico italiano che produsse, all'epoca, risultati inaspettati". Secondo lo studio, infatti, "l'Italia aveva, su scala globale, - ricorda ancora il geologo - il secondo potenziale geotermico dopo l'Islanda". Il numero due dei geologi isolani, infine, rileva che "oltre la Toscana, in Italia abbiamo delle regioni a forte vocazione geotermica, dal cratere di Latera-Bolsena ai Campi Flegrei, dalla zona dei vulcani sottomarini del Palinuro e del Marsili all'arcipelago delle Isole Eolie".

E dalla geotermia all'eolico, parlando di energie alternative che la Sicilia potrebbe ampiamente produrre, il passo è veramente breve. Infatti, è bene da ricordare che la Sicilia è la maggior produttrice nazionale di energia eolica. Nel 2010 dall'eolico sono stati prodotti 8.374 Gwh di energia elettrica a fronte di una potenza installata pari a 5.797 Mw. L'Italia si colloca al terzo posto in Europa alle spalle di Germania e Spagna e conta su oltre 100 aziende che operano, a vario titolo nel comparto dell'eolico. Lo scorso anno ha visto l'attivazione di 63 nuovi impianti eolici per una potenza totale di 950 Mw, a conferma di un trend di sviluppo che, dal 2004, si è caratterizzato per l'installazione di circa 1.000 Mw ogni anno. Dal rapporto italiano sull'energia del vento, diffuso nei giorni scorsi da Aper, l'associazione delle aziende che producono energie rinnovabili, emerge che grazie a un incremento del 27%, da fine 2010 a guidare la classifica italiana è la Sicilia, che accoglie 1.422 Mw di potenza eolica installata: circa un quarto dell'intera potenza italiana. Seguono la Puglia con 1.317 Mw (+ 12%), la Sardegna con 671 Mw e la Calabria con 597 Mw eolici raccolti nel corso dell'anno. Da segnalare anche la buona crescita (+23%) della Basilicata, mentre meno incoraggiante è la situazione della Campania, che nell'arco del 2010 ha visto entrare in esercizio solo 5 Mw. Si mantengono stabili, rispetto al 2009, le Regioni settentrionali e centrali, quali Toscana, Lazio, Emilia Romagna, Umbria, Veneto e Piemonte.
Il settore eolico, sottolinea Simone Togni, presidente dell'Anev, l'associazione nazionale dell'energia del vento, "è stato fortemente penalizzato dagli ultimi tagli agli incentivi". "Serve il via libera al più presto - spiega - ai decreti attuativi del decreto Romani sulle rinnovabili, prima della data ultima fissata per il 28 settembre, perché ogni giorno perso in più vuol dire perdere investitori che vogliono operare nell'eolico e nelle rinnovabili nel nostro Paese". Intanto l'Anev punta allo sviluppo del 'mini-eolico', una tecnologia ancora poco sviluppata nel nostro Paese, ma che potrebbe ritrovare slancio dopo il no degli italiani al nucleare del referendum. "Noi come Anev - ha spiegato Simone Togni - da sempre sosteniamo fortemente il mini-eolico e cioè l'energia eolica 'domestica', e nelle proposte che avanzeremo al governo sulle rinnovabili c'è anche la richiesta di sostenere la diffusione di questa tecnologia, che rappresenta un'opportunità sia dal punto di vista energetico che culturale, perché permette di 'vedere' da vicino l'utilità dell'eolico, sfatando alcuni falsi miti sull'impatto ambientale di questa forma di energia".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Labitalia]

- Adesso impegnatevi con una nuova politica energetica! (Guidasicilia.it, 15/06/11)

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21 giugno 2011

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