Dalle valige di cartone ai notebook: i giovani meridionali continuano ad essere costretti a scappare dal Sud

29 ottobre 2007

I giovani del Mezzogiorno ritornano (continuano) ad andare via dai propri luoghi, emigrando al nord nella stessa Italia, oppure fuori dai ''confini geografici'' nazionali. Una fuga forzata purtroppo, che ha costretto negli ultimi quattro anni 16 mila giovani, gran parte laureati, ad andar via perché ''a casa propria'' rimangono scarsi gli investimenti nella ricerca, per le infrastrutturali e si è registrato un calo occupazionale generalizzato.
Quanto brevemente riassunto sono solo alcuni degli aspetti registrati nel dossier presentato nei giorni scorsi a Palermo, dalla Fondazione Curella nell'ambito del XXI Osservatorio Congiunturale, che ha visto riuniti imprenditori, economisti e politici per parlare della situazione economia del Sud Italia che la Fondazione definisce un vero e proprio ''flop''.

Negli ultimi due anni gli occupati meridionali sono calati di 48 mila unità. Mancano gli investimenti esteri, e rimane basso il reddito delle famiglie, 23 mila rispetto agli oltre 30 mila del Nord. Solo il 30,1 per cento degli investimenti Enel poi vanno al Sud, il 33,6 per cento delle Poste italiane, il 40,6 per cento dell'Eni e il 47,1 per cento dell'Anas. Nel periodo 1996-2005, la spesa delle Ferrovie al Centro-Nord è cresciuta del 17,3 per cento. Nel Mezzogiorno di appena il 5,7 per cento. Rimangono poco utilizzati i fondi europei, come le misure dedicate al trasporto ferroviario. A fronte di una spesa disponibilità finanziaria di 235 milioni di euro, secondo l'ultimo comitato di Sorveglianza, la spesa certificata ammonta ad appena 94 milioni di euro.
''Serve, un impegno più concreto delle istituzioni, nel diminuire l'intervento pubblico nei servizi e migliorarne la qualità - ha detto Ettore Artioli, vice presidente di Confindustria per il Mezzogiorno -. Il divario fra Nord e Sud cresce - ha spiegato - e in Europa siamo rimasti indietro rispetto ai nuovi entrati nell'Ue. Al Sud e in Sicilia è troppo forte la presenza del pubblico in economia, troppi servizi affidati ad aziende di matrice pubblica che danno poche risposte ai cittadini e non fanno che registrare ogni anno bilanci in deficit. Ciò che serve è dunque - ha concluso Artioli durante il convegno palermitano - un forte passo indietro degli enti locali e l'immissione in mercato di grande quantità di holding di mano pubblica affinché diversi settori possano decollare creando occupazione''.

''Il passo indietro del Sud - ha spiegato Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella - va ricercato in una serie di fattori. Sicuramente la mancata realizzazione del Ponte - ha detto - è stato un grande errore, che isola la Sicilia, ma non è il solo motivo per cui il Sud non decolla. Mancano gli investimenti pubblici, non arrivano quelli esteri, e il debito pubblico fa sì che le risorse usate per il Mezzogiorno siano insufficienti. Abbiamo confrontato Mezzogiorno e paesi europei. Il Mezzogiorno è addirittura ultimo. Ci superano anche i paesi dell'est europeo [...] Vi sono dei piccoli aspetti positivi come l'agroalimentare se guardiamo nel micro, se guardiamo ai dati generali siamo sempre ultimi. La Sicilia progressivamente rischia di allontanarsi dall'Europa avvicinandosi sempre più al nord Africa. E' questo lo stato della realtà del Mezzogiorno. Quando si parla di mancato sviluppo, non si può non dire che non ci sia stata una responsabilità nello scarso utilizzo dei fondi, ma l'orientamento all'impiego delle risorse deve anche essere dato dal Governo centrale. Non si può pretendere che lo sviluppo della Sicilia si concretizzi autonomamente''.

Tale indebolimento, o meglio, questo continuo e perenne status di immobilismo, fa sì che la fuga dei cervelli continui senza sosta. Infatti il Sud si spopola sia perché diminuisce il tasso di natalità sia perché aumenta quello del flusso emigratorio. Il profilo dell'emigrante-tipo meridionale è oggi quello del giovane tra 25 e 29 anni, molto spesso laureato (16 mila unità), cui vanno sommate altre 63 mila nella fascia tra 20 e 24 anni. Preoccupano anche i dati sull'abbandono scolastico nella fascia d'età fra 18 e 24 anni, con una media del 25,5 per cento nel Mezzogiorno contro il 17,9 per cento nel Nord e il 14,4 per cento nel Centro.
Secondo l'Osservatorio, ancora, cala l'industria a cominciare da quella manifatturiera. Nel 2005 nel Centro-Nord c'erano 462.199 imprese manifatturiere (il 70 per cento di tutte quelle italiane) con 2.846.180 dipendenti (il 17 per cento della quota degli occupati) mentre nel Sud erano 177.855 con 891.396 occupati e in Sicilia appena 38.143 con 143.656 dipendenti (il 9 per cento degli occupati). Sul fronte dell'occupazione ''il Mezzogiorno - si legge nel Rapporto annuale della Svimez - evidenzia nell'ultimo biennio difficoltà nel mantenere lo stock d'impiegati creato nella fase precedente, tant'è che gli occupati sono calati di 48 mila unità mentre, nello stesso periodo, nel centro-nord l'occupazione è aumentata di oltre mezzo milione. Ma nonostante l'occupazione al sud sia in calo, accade che qui nel 2004 il numero delle persone in cerca di occupazione diminuisce di 107 mila unità, facendo abbassare il tasso di disoccupazione (dal 16,1 per cento al 15 per cento del 2004)''. La spiegazione risiede in un diffuso senso di scoraggiamento che ha indotto soprattutto le fasce più deboli dell'offerta di lavoro, i giovani e le donne, a rifugiarsi nel sommerso o, ancora, a scegliere la strada dell'emigrazione verso il Centro Nord.

Altra nota dolentissima è l'andazzo negativo del turismo: nel Sud, secondo l'analisi della Fondazione, si registra appena un terzo delle presenze del Centro Nord, pari a 55 euro la spesa media pro-capite giornaliera per ogni turista. Nelle altre regioni è di 90 euro.
Scarsa l'occupazione delle strutture ricettive. L'area del Paese che pomposamente viene considerata la ''California d'Italia'' assorbe appena 1/3 delle presenze del Centro-Nord e quasi 1/4 degli arrivi. Nonostante tutti i buoni propositi dei vari governi nazionali che si sono succeduti, infatti, il Sud resta inchiodato al poco più di 71 milioni di presenze a fronte dei 283 milioni del Centro-Nord e dei quasi 57 milioni del solo Veneto. Inoltre, nel Centro-Nord, quasi la metà, sia delle presenze che degli arrivi, è composta da turisti stranieri, mentre nel Mezzogiorno tale quota è ferma ad appena 1/3.
Nonostante la felice esperienza della Vuitton Cup di Trapani, il Mezzogiorno resta ancora tagliato fuori dai grandi circuiti e dai grandi eventi, indubbio fattore di sviluppo territoriale. Ciò conferma il gap delle strutture sportive, presenti nell'area solo per il 20 per cento e le strutture ricettive mancanti o inadeguate.

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29 ottobre 2007

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