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Ddl intercettazioni: "Incomprensibile e dannoso"

L'Associazione nazionale funzionari di polizia scrive al presidente Fini criticando molti aspetti del provvedimento sulle intercettazioni

08 giugno 2010

Lo "squilibrio a favore della privacy", le "indagini colpite a monte" e gli "effetti negativi" se non proprio "devastanti" del nuovo ddl del governo sulle intercettazioni: sono solo alcuni degli aspetti del provvedimento criticati dall'Associazione nazionale funzionari di polizia (Anfp), in una lettera inviata al presidente della Camera Gianfranco Fini.
Enzo Marco Letizia, segretario nazionale dell'associazione, sottolinea la necessità di "preservare ogni singolo cittadino, indipendentemente dal suo ruolo (pubblico o privato), dal rischio cui lo espone la tristemente nota 'gogna mediatica' che a tali abusi inevitabilmente consegue". Le intercettazioni, rileva Letizia, "sono in grado di produrre effetti fortemente invasivi sulla privacy, ma riteniamo, comunque, con serena convinzione che il diritto alla riservatezza dell'individuo nel gioco dei contrappesi tra gli interessi coinvolti nell'esercizio della funzione inquirente debba trovare garanzie in un efficace sistema di tutela procedimentale con una maggiore responsabilizzazione di tutti i soggetti che partecipano alle indagini preliminari. Senonché, quello che può definirsi come un equo contemperamento tra diritto alla riservatezza ed interesse ad una più efficace persecuzione e prevenzione del crimine - continua Letizia - egualmente dotati di copertura costituzionale, sembra che nel Ddl sulle intercettazioni in discussione al Senato si stia per cedere il passo ad un consistente sbilanciamento in favore del diritto alla privacy". "Se il problema fosse davvero e solo quello di evitare, da un lato, l'abuso di uno strumento che resta assolutamente insostituibile sotto il profilo investigativo e, dall'altro, quello di comprimere i costi in termini di diritti - evidenzia ancora Letizia - non si comprende perché si colpisca a monte con ingiustificabili divieti e preclusioni, confezionando una cura che rischia di produrre effetti ben più devastanti sulla sicurezza dei cittadini del male che si vuole prevenire. Le intercettazioni sono un prezioso strumento di ricerca della prova di cui l'intero apparato investigativo a disposizione della magistratura e delle forze di polizia non può davvero fare a meno".

Analizzando poi alcune delle disposizioni contenute nell'atto Senato n. 1611, Enzo Marco Letizia sottolinea che "con la modifica dell'art.266, comma 1 del codice penale, la disciplina in tema di intercettazione viene estesa anche all'acquisizione della documentazione del traffico delle conversazioni, la cui 'aggressività' rispetto al diritto alla riservatezza dei soggetti coinvolti non pare in alcun modo assimilabile a quelle delle intercettazioni. Così, anche la possibilità di verificare la presenza di soggetti - continua - in determinati luoghi ed in determinate ore o i loro spostamenti e la disponibilità di un validissimo strumento di riscontro di elementi evidenziati nella fase delle indagini preliminari, sarà inaccettabilmente e pesantemente limitata. Occorre, altresì, evidenziare che l'analisi dei tabulati telefonici puo' costituire un utile strumento di individuazione delle utenze da sottoporre ad attività di intercettazione, proprio per evitare che si richiedano intercettazioni superflue".
"Vi sono, poi, dei reati in relazione ai quali già adesso non è prevista la possibilità di disporre intercettazioni e per i quali, però, - precisa Enzo Marco Letizia - l'acquisizione della documentazione afferente al traffico telefonico, oggi ancora possibile, rappresenta uno strumento essenziale sia per la ricostruzione dei fatti sia per l'individuazione dei colpevoli".

Un'altra critica al Ddl riguarda le intercettazioni di utenze telefoniche pubbliche o di internet point.
A questo proposito Enzo Marco Letizia scrive che "per poter procedere ad una intercettazione sarebbe, infatti, necessario che l'utenza fosse intestata all'indagato ovvero risulta a questi effettivamente ed attualmente in uso. Dalla formulazione letterale della norma, se nel corso di un servizio di polizia giudiziaria, anche, per esempio dall'intercettazione dell'utenza o della posta elettronica dell'indagato, emergesse la circostanza che il medesimo userà un telefono pubblico o altra utenza si dovrà attendere l'attualità che si verifichi l'evento, per poi richiedere la nuova intercettazione anche se si conoscessero in anticipo i numeri dell'utenza che verrà usata". "L'indagato, - spiega il segretario nazionale dell'Associazione nazionale funzionari di polizia - cambiando utenza con la suddetta modalità, sfuggirebbe ad ogni possibilità di intercettazione, poiché si dovrà preliminarmente dimostrare che il telefono è effettivamente ed attualmente in uso al medesimo mediante un'attività diversa dall'ascolto in corso. Si concederà, così, un vantaggio ingiustificato a chi delinque, specie a quelle bande criminali dedite alla commissione di reati predatori i cui membri sono soliti cambiare utenza con estrema facilità". Un ulteriore elemento di critica che viene messo in evidenza è quello delle intercettazioni di terze persone, quindi soggetti diversi dall'indagato, intestatarie o usuaria del telefono che potrà essere intercettata solo se a conoscenza dei fatti per cui si procede.
Per quanto riguarda le microspie, con questo ddl secondo Enzo Marco Letizia, "non potranno essere più utilizzate quando il delitto è stato consumato poiché l'attività criminosa si è già esaurita sotto il profilo materiale e dunque, d'altronde se l'investigatore fosse convinto che in luogo si stia svolgendo un'attività criminale lo stesso è obbligato ad intervenire per arrestare nella flaganza i delinquenti. Le intercettazioni ambientali servono per ascoltare le conversazioni attinenti un crimine e non soltanto per sentire i rumori o i dialoghi mentre il reato è già in fase escutiva (con buona pace di ogni possibilità preventiva!)".

Ciò che il segretario nazionale dell'associazione funzionari di Polizia, poi, definisce incomprensibile e dannoso è "la durata massima delle intercettazioni che verrebbe fissata in 30 giorni, ex art. 267 comma 3, prorogabili fino a 15 giorni. Un'ulteriore proroga di 15 giorni sarà possibile ove siano emersi nuovi elementi. Si potrà, avere, infine una terza proroga, sempre di altri 15 giorni, ove emerga l'esigenza di impedire che l'attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, ovvero siano commessi altri reati". "Le indagini hanno bisogno di tempo per permettere agli inquirenti di compiere il loro lavoro, individuando i responsabili - evidenzia -, ricostruendo la catena degli eventi che hanno preceduto la commissione del fatto, oppure, evidenziando il modus operandi dei colpevoli. Ipotizzare, poi, un sistema di proroghe successive di 48 in 48 ore appare frutto della totale assenza di valutazioni sia sul complessivo costo di carattere gestionale ed organizzativo (che si determinerà a carico delle forze dell'ordine, degli uffici dei pm e delle indagini preliminari) sia sulle innumerevoli ed imprevedibili variabili che caratterizzano un indagine".
Il segretario nazionale dell'associazione dei funzionari di polizia ricorda infine nella lettera a Fini "che assai di rado un'indagine relativa ai fatti di criminalità mafiosa si concentra, sin dal suo avvio, su un'ipotesi di associazione a delinquere, reato di difficile dimostrazione ed in ordine al cui accertamento assolutamente indispensabili si rivelano le intercettazioni destinate a durare sino a quando ce n'è effettivo bisogno, con il solo limite della chiusura delle indagini preliminari per reati come l'usura, l'estorsione, l'omicidio, l'attentato dinamitardo, lo spaccio di sostanze stupefacenti, l'incendio, la rapina, lo sfruttamento della prostituzione, lo scambio elettorale politico-mafioso, la corruzione, la concussione ed il peculato". "Le attività di ascolto si sono assai spesso rivelate cruciali anche nella tutela dell'integrità fisica degli appartenenti alla Forze dell'ordine, cui è stato possibile contare almeno, nei casi più fortunati, sulla conoscenza del contesto in cui intervenire (ad es. presenza di uomini armati, intenzioni dei criminali in azione, arrivo di ulteriori 'rinforzi' per questi ultimi)".
Ed ancora, "il terribile colpo che si sta per assestare all'efficacia delle attività investigative finirà col determinare una crescita esponenziale delle ipotesi di 'impunità' - conclude Enzo Marco Letizia - anche in situazioni nelle quali ci sarebbero state ottime probabilità di successo, così addossando specialmente sui Questori, in quanto garanti del mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica in ambito provinciale, un peso notevole e difficilmente gestibile, con le intuibili conseguenze nel 'governo' del territorio. Ed infine, saranno proprio le vittime di molti reati a pagare il prezzo piu' alto: come riusciremo a spiegargli il perché?".

In arrivo nuove sanzioni per gli editori - Alla vigilia della discussione in Commissione e poi al Senato, tornano le sanzioni per gli editori. La maggioranza sta pensando di introdurre nel ddl Intercettazioni, una nuova tipologia di reato per gli editori: non saranno puniti solo con una sanzione amministrativa, ma potrebbero essere chiamati a rispondere anche penalmente. In caso di pubblicazione di intercettazioni "proibite", dovranno pagare da un minimo di 100 a un massimo di 300 quote. Tornando così al pagamento della somma che era stata prevista in un primo momento per la pubblicazione di atti coperti da segreto: cioè fino a 450 mila euro (ogni quota può valere dai 258 euro agli oltre 1500). Quella cifra, trattandosi di una contravvenzione, in seguito alle proteste del mondo dei media, è stata ora ridotta ad un minimo di 100 ad un massimo di 150 quote. Ma per ciò che diventa ravvisabile come reato e cioè la pubblicazione di intercettazioni destinate alla distruzione, la forbice aumenta: si va da un minimo di 100 a un massimo di 300 quote.
Sullo sfondo restano le differenze di posizione con i finiani, non ancora chiarite. Di certo, la maggioranza vuole andare al voto entro giovedì, e non si esclude il ricorso alla fiducia. Con l'iter parlamentare della manovra che incombe, il rischio è quello di subìre l'ostruzionismo dell'opposizione.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Repubblica.it]

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08 giugno 2010
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