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Ddl intercettazioni: Pdl avanti tutta

Il procuratore aggiunto di Palermo Ingroia: "Se fosse stata approvata questa legge oggi Riina e Provenzano sarebbero liberi"

13 maggio 2010

La maggioranza non arretra: sulle intercettazioni bisogna fare presto, anche a costo di portare il ddl in aula senza aver votato il mandato al relatore. Lo conferma il presidente della commissione Giustizia di palazzo Madama Filippo Berselli, che ha annunciato: entro due settimane il provvedimento sarà in aula al Senato.
Seduta tesa in commissione. Berselli ha parlato di "ostruzionismo strisciante", anzi "evidente", da parte dell'opposizione che "vuole il rinvio del provvedimento". In queste condizioni, ha aggiunto, "da lunedì sera andremo avanti a oltranza. Se non riusciremo a concludere entro giovedì ho motivo di ritenere che dalla settimana successiva il provvedimento sarà incardinato nei lavori d'aula, dove andrà senza relatore".
Giudizi che "non sorprendono" la senatrice del Pd Anna Finocchiaro. "Non mi meraviglia che Berselli scambi la nostra legittima volontà di discutere e di approfondire un tema così delicato come le intercettazioni con l'ostruzionismo".

All’indomani dell’appello di Fnsi e Fieg in difesa del diritto di cronaca e mentre aumentano le firme in calce al manifesto promosso da Stefano Rodotà contro la ‘legge bavaglio’, arriva l’allarme dei procuratori Antonio Ingroia e Armando Spataro sui rischi per le indagini di terrorismo e mafia se venisse approvato il ddl intercettazioni.

"Se fosse stata approvata questa legge oggi Riina e Provenzano sarebbero liberi", ha detto il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, nel corso del suo intervento al convegno sulle intercettazioni organizzato dal sindacato di polizia della Cgil. Per Ingroia "non è vero che non cambia nulla nei procedimenti di mafia" se il provvedimento venisse approvato. Il procuratore aggiunto di Palermo spiega che "la grande maggioranza dei procedimenti di mafia non iniziano come tali, ma partendo da reati satellite, non sempre configurabili come reati di mafia". Quindi, con l'approvazione del provvedimento, secondo Ingroia "continueremo a fare procedimenti contro i 'soliti noti' ma saremo disarmati contro i 'soliti ignoti'", vale a dire, i colletti bianchi, i riciclatori, i collusi.
Sulla stessa linea anche il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, secondo il quale con l’approvazione del ddl intercettazioni ci sarebbero "danni anche per le indagini di terrorismo e di terrorismo internazionali". Spataro critica la pubblicazione sui giornali di stralci di intercettazioni non rilevanti ai fini delle indagini, ammettendo che c’è stato un "voyeurismo giornalistico", "una tracimazione che non è legittima sotto il profilo dell'informazione". Quindi, propone, "risolviamo il problema ma non tocchiamo lo strumento di indagine". Uno strumento, ritenuto da Spataro fondamentale, al punto che il procuratore aggiunto di Milano ritiene che se al tempo del terrorismo vi fossero stati i telefoni cellulari "le Brigate Rosse sarebbero state sconfitte in 5 anni e non in 15, con molti morti in meno". Per questo, aggiunge Spataro, "è contraddittorio dire 'sicurezza sì, intercettazioni no'". [Adnkronos/Ing]

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13 maggio 2010
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