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Denunciare conviene!

Blitz anti-usura della Dda a Palermo: 4 i fermi grazie alla denuncia dei commercianti e alla collaborazione del neo pentito Manuel Pasta

25 maggio 2010

I carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno fermato quattro presunti esponenti del clan mafioso di Resuttana. Sono accusati di associazione mafiosa ed estorsione. Il provvedimento di fermo, emesso dalla Dda di Palermo, si è reso necessario per interrompere l'attività estorsiva degli indagati e la loro possibile fuga. Tra gli aspetti importanti del blitz, la collaborazione di numerose vittime del racket che, rompendo il tradizionale muro di omertà, hanno ammesso di avere subito le richieste di denaro, fornendo anche nuovi spunti agli inquirenti.
L'inchiesta, condotta dal nucleo investigativo del reparto operativo dei carabinieri, è la prosecuzione di una più ampia attività di indagine che, negli ultimi mesi, ha portato all'arresto di 33 tra boss e gregari del mandamento mafioso di Resuttana e al ritrovamento dell'arsenale dei capimafia Salvatore e Sandro Lo Piccolo.
Un importante contributo all'indagine è stato dato dal neocollaboratore di giustizia Manuel Pasta che ha aiutato i carabinieri a ricostruire la mappa delle estorsioni nel mandamento. L'inchiesta è stata coordinata dai pm della Dda Lia Sava, Marcello Viola, Francesco Del Bene, Anna Maria Picozzi e Gaetano Paci.

Le vittime del racket delle estorsioni non si trincerano più dietro al silenzio indotto dalla paura di ritorsioni da parte del clan, ma ammettono di avere subito richieste di denaro dai boss e aiutano gli investigatori. Una circostanza nuova in una città come Palermo. Tutti i commercianti sentiti dagli inquirenti, che stanno ricostruendo, anche grazie ai pentiti, la mappa del racket in città, hanno confermato di avere ricevuto la "visita" degli esattori del pizzo riconoscendo in foto i volti degli estortori e raccontando in dettaglio le pressioni subite. Come il titolare di un noto negozio di calzature e abbigliamento del centro delle città che ha raccontato di aver pagato un altro commerciante, oggi fermato dai carabinieri e usato dalla cosca come intermediario, la rata del racket. Il riscossore intascava 3,500 euro a Natale e altrettanti a Pasqua. E dall'inchiesta emergono anche esempi di ribellione come quello del proprietario di un bar che si è rifiutato di pagare e del titolare di un negozio di abbigliamento che ha opposto alla richiesta della mafia le difficoltà economiche in cui si trova convincendo gli estorsori a mollare la presa.

E c'era anche l'ex giocatore del Palermo Gaetano Vasari, che ora gestisce un panificio, tra le vittime del racket. L'estorsione, svelata dal collaboratore di giustizia, è stata confermata dall'ex ala del Palermo che ora ha un'attività commerciale vicino allo stadio. Il giocatore, che ha negato di avere subito danneggiamenti dalla mafia, ha però, raccontato di avere ricevuto la visita di due persone che gli avrebbero chiesto i soldi per i familiari dei detenuti, classica formula usata dal racket del pizzo. Vasari, temendo ritorsioni, gli avrebbe dato 1.000 euro.

In cella sono finiti Marcello Campagna, 43 anni, dipendente di una società di vigilanza; Massimo Di Fiore, 36 anni; Pietro Pipitone, 30 anni; e Diego Ciulla, 49 anni, commerciante che, secondo gli inquirenti, riscuoteva il pizzo per conto del clan.

L'emozione di Antonino Ingroia - "Mi ha emozionato sentire un pentito dire: siete a buon punto perchè i mafiosi hanno paura di entrare nei negozi a chiedere il pizzo. Temono gli arresti e le denunce. Questa cosa, per Palermo, è una novità senza precedenti". Il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia alla conferenza stampa è visibilmente toccato in cui sono stati illustrati i particolari dell'operazione dei carabinieri che ha portato al fermo di quattro presunti mafiosi ed estortori. "Cosa nostra - ha aggiunto - attraversa un momento di difficoltà sia perchè lo Stato ribatte colpo su colpo, in tempo reale, ai suoi tentativi di reclutare nuovi esattori del pizzo, dopo gli arresti dei vecchi, sia per la reazione della società palermitana". "A Palermo - ha concluso - non c'è più tra i commercianti la supina accettazione di un tempo. Ora c'è chi denuncia, chi ammette di avere subito richieste di pizzo e dà agli inquirenti elementi in più, anche riscontrando le dichiarazioni dei pentiti e c'è anche chi si ribella e sceglie di non pagare". "I grandi risultati conseguiti nella lotta al racket sono legati allo stato degli atti e potranno proseguire se continueremo ad avere gli strumenti operativi di oggi come la legge attuale sulle intercettazioni che consente indagini efficaci possibili anche attraverso l'uso di mezzi come le riprese video. La nuova legge - ha concluso - se non viene emendata rischia di rendere inefficaci anche le indagini sul racket del pizzo".

[Informazioni tratte da Ansa, La Siciliaweb.it, LiveSicilia.it]

- Le parole di Manuel Pasta (Guidasicilia.it, 20/04/10)

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25 maggio 2010
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