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Denunciare! La vera arma per sconfiggere il pizzo

Dopo il blitz che ieri ha smantellato i vertici dei clan di Pagliarelli e Borgo Vecchio, un invito a tutti gli imprenditori: ribellatevi

13 luglio 2011

Estorsioni, rapine, e traffico di stupefacenti. Ancora particolari sul blitz che ieri ha portato all'arresto di 39 persone a Palermo (tra i quali figurano esponenti di vertice del mandamento di Pagliarelli e della famiglia mafiosa del Borgo Vecchio), accusate anche di aver favorito, a vario titolo, la latitanza dei boss Giovanni Nicchi e Filippo Annatelli.
Gli investigatori sono riusciti a ricostruire la fitta rete logistica che garantiva la latitanza a Nicchi, oltre agli attuali organigrammi del mandamento mafioso di Pagliarelli, retto da Michele Armanno, che tuttora rappresenta un punto nevralgico negli equilibri di Cosa nostra. Contestualmente sono stati identificati alcuni appartenenti alla famiglia del Borgo Vecchio, collegata al mandamento di Porta Nuova, che avrebbero gestito un'attività capillare di estorsioni sul territorio. Oltre ai vertici dei due clan in cella sono finiti i luogotenenti e decine di esattori del pizzo.

È in decine di pizzini sequestrati dai carabinieri la nuova mappa del racket a Palermo nella zona di corso Calatafini, Pagliarelli, Porta nuova, Ballarò: nei foglietti, trovati durante le perquisizioni scattate dopo il blitz di ieri, i nomi delle vittime del pizzo. Indicazioni importanti su cui i carabinieri di Palermo guidati dal colonnello Paolo Piccinelli stanno lavorando e che potrebbero portare alla scoperta di altri casi di imposizione del pizzo oltre i 30 già accertati. Dall'inchiesta dei carabinieri è merso che a Palermo anche i gestori dei cinema pagano il pizzo. I mafiosi appena vedevano un ponteggio su un edificio, indice di lavori di ristrutturazione in corso, si presentano alla ditta edile per chiedere la tangente. Pagavano soldi alla mafia, hanno detto gli inquirenti, "oltre a decine di piccole e grandi ditte edili, il cinema Marconi, Daniel pizza, la palestra Oxygen, la Città del mobile, il distributore Q8 di via Platania, la ditta Levantino group che si occupa di noleggio di grosse macchine per l'edilizia, il Max bar, la pasticceria Marsicano". I mafiosi cercavano di trarre profitto da tutti gli affari di cui venivano a conoscenza come il tentativo di vendita di un negozio di alimentari nel mercato di Ballarò o l'acquisto di magazzini in corso Calatafimi da parte di un venditore di auto di Monreale.

Dalla maxi operazione è emerso anche il ruolo di Cosa nostra nell'organizzazione delle feste di quartiere. Nicchi, "u picciutteddu", "delfino" del boss Nino Rotolo, ad esempio, amava il cantante neomeolodico Mauro Nardi. E la sua "Guerra e Pace", canzone che parla d’un amore sofferto, era sempre per lui. "Per Zorro con affetto", gridava Nardi dal palco della festa rionale in cui si esibiva. E il giovane padrino, che alla radio ascoltava la diretta, sapeva che i suoi gli avevano dedicato il brano. E il cantante? "Era a conoscenza di chi fosse Zorro?" ha chiesto il magistrato al pentito Salvatore Giordano che ha svelato la passione della mafia per la musica. "Sì", sembra aver faatto capire il collaboratore "re" dell’organizzazione delle feste di quartiere, catalizzatori di consenso per i clan e fonte di guadagno. Giordano ha spiegato infatti, come l'organizzazione di questi eventi, che hanno perso la sua natura di feste religiosa, è divenuta - scrivono gli inquirenti - "uno strumento attraverso il quale gli esponenti dell'associazione mafiosa conquistano e mantengono il consenso sociale e ostentano la propria forza, cosicché quanto più è sfarzosa la realizzazione dei festeggiamenti tanto più la consorteria può vantare ascendente e controllo del territorio". Ma non solo, i clan dalle feste guadagnano anche: intascando contribuiti comunali e provinciali e imponendo loro uomini nella rivendita di gadget e cibo.
Inoltre, come ha riferito il collaboratore di giustizia: le feste rappresentano uno straordinario mezzo di comunicazione con i latitanti e con i detenuti della famiglia mafiosa a cui, attraverso le dirette radiofoniche arrivano le dediche canore dei familiari. E spesso con la compiacenza dei cantanti.

"Le intercettazioni continuano a essere un arma vincente, direi essenziale, nella lotta a Cosa nostra. Davanti alla telecamera nascosta non c'è omertà che tenga" ha sottolineato ieri, durante una conferenza stampa, il procuratore di Palermo Francesco Messineo. Le indagini, infatti, si sono avvalse di intercettazioni video e audio e hanno accertato l'imposizione del pizzo ad oltre 30 imprenditori e commercianti del capoluogo, molti dei quali hanno collaborato con gli investigatori.
Purtroppo "le denunce sono ancora poche", ha commentato Messineo stamane intervenuto a Ditelo a Rgs, intervistato dal condirettore del Giornale di Sicilia Giovanni Pepi. "Non c’è ancora automatismo fra l’imposizione del pizzo e la denuncia dei singoli fatti specifici, un’azione che invece sarebbe lecito attendersi dopo tanti anni di lotta al racket. Assistiamo a un atteggiamento ambiguo: non c’è la denuncia immediata, ma nasce la collaborazione solo dopo che i fatti vengono accertati dalle indagini. Va certamente meglio di prima ma non è ancora una situazione ottimale". "È probabile - ha continuato il procuratore di Palermo - che l’imprenditore non sia incentivato e preferisca la convivenza col fenomeno riservandosi di collaborare in seguito. Complessivamente non c’è stato salto di qualità". "Il racket è esteso - ha aggiunto Messineo - ma singolarmente le somme non sono significative. Il pizzo costa fatica alla mafia e anche una dura reazione giudiziaria, perché oggi le condanne sono molto pesanti. Se si valuta il rapporto costi-benefici è apparentemente un attività perdente. Ma va considerato che i fondi per il mantenimento della mafia vengono proprio dal pizzo, ogni famiglia si mantiene dai soldi che ricava localmente. E poi la richiesta del pizzo è una manifestazione di potere, serve a dire alla gente: noi siamo qui e dovete fare i conti con noi".
Anche Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, ha voluto commentare l’operazione condotta dai carabinieri di Palermo. "Continua senza sosta l’attività di contrasto alla criminalità mafiosa e al racket da parte della magistratura e delle forze dell’ordine. Oltre a congratularci con la Dda, e con il Comando provinciale dei Carabinieri di Palermo, per il brillante risultato ottenuto è importante che gli imprenditori si convincano della necessità della denuncia dei loro estortori, quando peraltro, come in questo caso, si è di fronte alla evidenza di pagamento del pizzo".

 

[Informazioni tratte da ANSA, Lasiciliaweb.it, GdS, LiveSicilia.it]

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13 luglio 2011
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