Di ''Mal'Aria'' si muore. La cattiva gestione dell'ambiente rende infelici e miete sempre più vittime

21 agosto 2007

Lo scorso giugno il prof. Roberto Bertollini, direttore del programma Salute e Ambiente dell'Organizzazione mondiale della sanità, ha lanciato un inquietante allarma che, in verità, negli ultimi tempi è stato lanciato in diverse maniere e da molteplici organizzazioni, associazioni e governi. In Italia un morto su cinque è dovuto a cause ambientali, allo smog in primo luogo. ''In Italia il 20% della mortalità è riconducibile a cause ambientali prevenibili - ha spiegato Bertollini - ricordando che sono le aree della Pianura Padana, insieme ad alcune zone di Olanda e Belgio, ad essere tra le più soggette all'inquinamento, in particolare delle polveri sottili''.
''Milano e Torino
- ha sottolineato - oltre a alcune zone nel Sud della Polonia, sono tra i centri in Europa caratterizzati dai più alti valori di concentrazione di Pm 2,5, ossia il particolato fine''. Particolato che entra subito in circolazione nel sangue: ''Secondo le linee guida dell'Oms - ha ricordato Bertollini - il Pm 2,5 dovrebbe attestarsi sui 10 mg per metro cubo, mentre a Milano e Torino tocca regolarmente i 35/40 mg per metro cubo''.

Per il Consiglio nazionale delle ricerche, sono circa 8 milioni gli italiani che vivono in zone ad alto rischio ambientale e lo smog uccide in media 8.220 persone l'anno nelle 13 maggiori città italiane, a causa dell'alta concentrazione di polveri sottili: il che equivale al 9% della mortalità per gli over 30, incidenti stradali a parte. ''L'attuale situazione in materia di qualità dell'aria in aree urbane e industriali - si legge nel rapporto del Cnr - è particolarmente grave per quanto riguarda le polveri, l'ozono, i metalli pesanti. Per tali inquinanti, soprattutto nei grandi centri urbani, si registrano spesso superamenti dei valori limite stabiliti dalla legge''. In particolare, i dati riferiti alle maggiori città indicano che oltre il 60% degli ossidi di azoto è dovuto alle emissioni da traffico, così come oltre il 90% del monossido di carbonio. Le automobili sono responsabili anche del 75% delle emissioni di benzene su scala nazionale, di cui oltre il 65% originate in aree urbane.

Ai dati forniti dall'Oms e dal Cnr si aggiungono adesso quelli contenuti nell'annuario Istat 2007 dedicato al rapporto degli abitanti della Penisola con il territorio e che riferiscono che una grande percentuale di famiglie italiane 'soffre' l'inquinamento dell'aria. Per la precisione è il 41,7% dei nuclei familiari nazionali a denunciare problemi di inquinamento dell'aria e oltre il 22% di odori sgradevoli nella zona dove abita. Il 37,8%, poi, soffre di inquinamento acustico.
Quindici i capitoli contenuti nell'annuario, dedicati ad altimetria e meteorologia, aria, rumore, acqua, conservazione della natura, rifiuti, radioattività, sismicità, insediamenti abitativi, agricoltura, energia, industria, trasporti, turismo, ambiente urbano

Sicuramente una delle note dolenti risulta quella dell'inquinamento. Nel 2004 in Italia sono state emessi nell'atmosfera oltre 384 milioni di tonnellate di anidride carbonica, di cui 162 milioni dalle industrie energetiche e della trasformazione e 118 milioni dal trasporto stradale; nel 1980 l'anidride carbonica emessa risultava inferiore di 72 milioni di tonnellate. Dal 2005 il 41,7 per cento delle famiglie italiane dichiara la presenza di problemi relativi all'inquinamento. La quota più elevata (56,6 per cento) si registra in Lombardia per l'inquinamento ed in Campania (32,4 per cento) per gli odori sgradevoli. Nello stesso anno il 37,8 per cento delle famiglie ha segnalato problemi relativi all'inquinamento acustico, in Campania (50,8%), in Puglia (45,9%) e nel Lazio (44,6) quasi una famiglia su due.
Preoccupante anche il capitolo riguardante le risorse idrologiche: nel 2006 la portata del Po è diminuita del 40 per cento rispetto alla media degli ultimi trent'anni, ma forti diminuzioni per lo stesso periodo si rilevano anche in altri importanti corsi d'acqua come il Volturno, l'Arno e il Tevere. Nel 2005 l'acqua erogata in Italia a scopo potabile è stata pari al 69,9 per cento di quella immessa in rete, con una perdita del 30,1 per cento. Per quanto concerne i servizi di fognatura, sul totale degli 8.101 comuni italiani soltanto 4.567 presentano un servizio con un grado di depurazione completo, mentre 54 completamente privi del servizio pubblico di collettamento dei reflui.

Infine, per quanto riguarda i rifiuti, se nel 2005 i rifiuti urbani raccolti sono stati circa 32 milioni di tonnellate (pari a 540,5 kg per abitante), e di questi il 24,3 per cento è stato raccolto in modo differenziato, negli ultimi anni sappiamo quello che è successo in regioni come la Campania, o come i governi delle ultime legislature non siano ancora stati capaci di prendere una decisione definitiva sulla costruzione o meno di rigassificatori, nuove discariche e impianti in grado di eliminare il ''problema rifiuti'', sempre più causa rilevante di disastri ambientali ed emergenze sanitarie.

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21 agosto 2007

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