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Dicono che Gheddafi ha le ore contate...

Mentre i ribelli sono ad un passo dalla conquista di Brega, in Turchia si svolge la quarta riunione del Gruppo di Contatto

15 luglio 2011

I ribelli libici sono sul punto di conquistare la città petrolifera di Brega, in Cirenaica, attualmente nelle mani delle brigate fedeli a Muammar Gheddafi. Secondo quanto riferisce la tv satellitare Al Arabiya, i ribelli hanno conquistato la zona di Bab al-Arbayn, che si trova a metà strada tra Ajdabiya e Brega, e stanno avanzando lentamente verso la città portuale, che potrebbe cadere entro oggi. Gli scontri per la presa di Brega sono iniziati ieri e si contano almeno un morto e cinque feriti tra le fila dei rivoltosi.

Ieri in serata è tornato a parlare il colonnello Gheddafi: "Resisteremo fino alla fine", afferma in un intervento audio, trasmesso in diretta dalla tv di Stato libica e diffuso nella piazza verde di Tripoli, gremita di sostenitori del Colonnello. Puntando poi il dito contro la Nato e governi europei: "Avete ucciso i nostri bambini con i raid aerei". Nel suo discorso ha però fatto una distinzione. "Vogliamo una relazione di amicizia con la popolazione europea, non con i criminali di guerra europei che dovrebbero essere mandati alla corte penale internazionale. Sarkozy è un criminale di guerra che ha macchiato la storia della nazione francese e distrutto i rapporti tra il suo Paese, la Libia e i Paesi musulmani. E' mentalmente disturbato". Infine ha chiesto ai suoi sostenitori di "marciare" su Bengasi, capitale dei ribelli, "per liberarla dai traditori".

Intanto, la diplomazia stringe i tempi per trovare una soluzione al conflitto libico. La quarta riunione del Gruppo di Contatto, in programma oggi a Istanbul, si concentrerà sugli aiuti ai ribelli e su come convincere Muammar Gheddafi a lasciare il potere. Alla riunione parteciperanno i rappresentanti di 40 Paesi, oltre ad Onu, Lega Araba, Unione Africana, Nato e Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt). I tre punti proposti dal Gruppo di Contatto sono: confermare il pieno sostegno al Cnt di Bengasi; ribadire la necessità di un cambio al vertice in Libia con l'uscita di scena di Gheddafi; promuovere l'apertura di un tavolo negoziale che sfoci nell'organizzazione di elezioni libere.
Il ministro degli Esteri Franco Frattini in Turchia cercarà di convincere i partner a fornire aiuti ai ribelli del Consiglio di transizione, utilizzando come garanzia i fondi congelati alla famiglia Gheddafi dopo le risoluzioni dell'Onu. In dettaglio Frattini presenterà quattro proposte chiave. "L'Italia", ha spiegato il titolare della Farnesina, "lavorerà in particolare affinché si formuli una proposta di negoziato, si autorizzi l'inviato dell'Onu al-Khatib a presentare l'offerta per avere un rapido cessate il fuoco, si arrivi all'individuazione certa degli interlocutori e alla creazione di un governo pan-libico in vista di elezioni democratiche".
A Istanbul sarà presente anche il segretario generale dell'Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen, che appena qualche giorno fa aveva dato Gheddafi per spacciato. Confermata la presenza del segretario di Stato Usa, Hillary Clinton. "Né noi né la Russia possiamo prevedere il giorno e l'ora in cui Gheddafi lascerà il potere, ma siamo d'accordo nel sostenere che i suoi giorni sono contati", ha dichiarato la Clinton durante una conferenza stampa a Washington con il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. "Continueremo a lavorare per raggiungere un cessate il fuoco, per porre fine alle operazioni militari. Siamo d'accordo che le Nazioni Unite debbano assumere un ruolo di primo piano".

Negli ultimi giorni, di fronte all'impasse sul terreno, la Francia ha avviato contatti riservati con il governo di Tripoli. Frattini ha già detto che considera un errore intrattenere rapporti segreti e che il coordinamento degli incontri tra le parti spetta all'Onu. L'intenzione italiana è di lavorare alla delicata fase di stabilizzazione e transizione e arrivare a una tregua, un'iniziativa per la quale può contare sull'appoggio di Ankara. La Turchia ha chiesto la sospensione dei bombardamenti per il periodo del digiuno musulmano, il Ramadan, che quest'anno coincide grosso modo con il mese di agosto.

Intanto il regime di Gheddafi ha annunciato il blocco totale della collaborazione energetica con l'Italia e ha deciso che in futuro non saranno più firmati accordi con l'Eni come ritorsione per la partecipazione italiana alle missioni della Nato. Lo ha annunciato il primo ministro Baghdadi al-Mahmoudi nel corso di una conferenza stampa criticando il nostro Paese per aver violato il patto di non aggressione firmato tre anni fa con la Libia. "Noi non avremo più un partenariato con l'Eni e l'Italia non otterrà, per il futuro, nessuna partecipazione nei contratti petroliferi in Libia", ha continuato Bagdadi al-Mahmoudi, secondo il quale gli investimenti dell'Eni nel settore petrolifero, in Libia, ammontano a 30 miliardi di dollari. "Siamo noi che non vogliamo e non possiamo fare contratti" con Tripoli, "sono sotto embargo", ha replicato Frattini.
Il primo ministro libico è invece rimasto prudente rispetto a Francia e Stati Uniti, affermando che Tripoli tende "la mano" a questi due Paesi, ed è "pronta" a negoziare con loro nei contratti petroliferi, dal momento che questi Paesi "iniziano a rivedere la loro posizione sull'aggressione atlantica". E' stata anche avanzata la minaccia di denunciare per crimini di guerra la Nato, accusata di aver provocato almeno 1.100 vittime civili.
Ma dal Cremlino arrivano voci inquietanti sui piani di Gheddafi in caso di sconfitta: il rais starebbe pensando a un "piano suicida" per distruggere Tripoli nel caso la capitale fosse espugnata dai ribelli. "Me lo ha detto il premier libico: se i ribelli si impadroniscono della città, la colpiremo con missili e la faremo saltare in aria", ha raccontato l'inviato russo Mikhail Margelov.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Aki, Repubblica.it]

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15 luglio 2011
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