Dietro la strage dell'Atr 72 un insieme di errori umani

Sono arrivate le motivazioni della sentenza sul disastro aereo del 2005 in cui persero la vita 16 persone

01 ottobre 2009

Il disastro aereo dell'Atr 72 della compagnia Tuninter, partito da Bari e diretto a Djerba, in Tunisia, ammarato al largo di Palermo il 6 agosto 2005, "non è la conseguenza di un'unica isolata causa, ma è l'effetto combinato di una concatenazione di condotte errate, frutto di comportamenti imperiti, imprudenti e negligenti, assunti, comunque, in totale spregio della normativa di settore".
Lo scrive, nella motivazione della sentenza con cui - il 23 marzo scorso - condannò pilota e copilota a 10 anni di carcere ciascuno, assieme ad altri cinque fra dirigenti e funzionari della Tuninter (che ebbero pene variabili tra 8 e 9 anni), il gup di Palermo Vittorio Anania. Quell'ammaraggio costò la vita a 16 tra passeggeri e componenti dell'equipaggio e il ferimento di altre 22 persone.

In 186 pagine il giudice analizza "un insieme di errori, espressione della approssimativa organizzazione della compagnia aerea Tuninter e, dunque, della responsabilità dei suoi soggetti di vertice".
Secondo quanto è emerso nel processo, la causa scatenante del disastro va individuata "nella sostituzione errata dell'Fqi (Fuel Quantity Indicator) cioè del misuratore di carburante". I piloti Chafik Gharby e Alì Kebaier, che dimostrarono in ciò notevole "lassismo", non si accorsero che l'indicatore attestava la presenza di "un totale di 1.800 kg di carburante in effetti del tutto inesistente. L'assenza di combustibile faceva inesorabilmente spegnere i due motori dell'Atr dopo circa 50 minuti dall'ultimo decollo, causando l'ammaraggio".
Paradossale, secondo il giudice, è il fatto - emerso dalle perizie - che il velivolo avrebbe potuto volare meglio con il vecchio indicatore "inefficiente, che era stato invece sostituito", perché non si leggeva bene il display a causa del malfunzionamento di due microlampadine.

Nella sentenza Anania parla di "ingiustificabile superficialità e mancanza di professionalità" e di vari "fattori emotivi, legati alla gravissima situazione in atto... Tuttavia, malgrado la situazione di comprensibile stress emotivo, non sono state eseguite alcune manovre ritenute doverose, così come, invece, altre, non giudicate pertinenti, sono state adottate con inutile insistenza".
Secondo il gup l'Atr avrebbe forse potuto raggiungere l'aeroporto palermitano di Punta Raisi, ma di certo la manovra di ammaraggio, decisa da Gharby, fu fatta male, senza rispettare le procedure e in un punto distante dalla costa e da natanti di passaggio, che avrebbero potuto prestare soccorso ai naufraghi. "I primi interventi in favore dei superstiti - afferma il gup - si sono registrati infatti dopo circa 44 minuti dall'ammaraggio (occorso alle ore 13.38). Un ritardo che poteva essere ridotto qualora l'equipaggio si fosse attenuto all'indicazione fondamentale di mantenere quanto più possibile la quota e, soprattutto, se avesse posizionato le eliche 'a bandiera', così riducendo la resistenza all'avanzamento". Infine Anania rileva che nella "spinosa gestione del fattore umano (human factor), non va sottovalutato che, dall'ascolto della conversazioni di bordo, si coglie una situazione di panico crescente nella quale, tra ripetute invocazioni ad Allah, il pilota e il copilota non riuscivano a gestire lucidamente la situazione".

I passeggeri non furono adeguatamente preparati all'ammaraggio, né ebbero tutti i giubbotti di salvataggio, venendo di fatto abbandonati a se stessi, dato anche che la hostess non parlava bene l'italiano. E l'equipaggio, "forse a causa dell'eccessivo lassismo cui improntava il suo operato, ha accettato di volare con l'Atr 72, nonostante si trattasse di un velivolo che, quello stesso giorno del disastro, era stato rifiutato da un altro pilota Tuninter (il comandante Youssef) per dei problemi tecnici al carrello, segnalati e non ancora risolti. Sorprende la superficialità con la quale sono stati violati così tanti precetti cautelari che, qualora rispettati, avrebbero impedito l'avaria, una serie di errori coronati dalla altrettanto disinvolta gestione della documentazione di bordo, la cui tenuta è stata considerata alla stregua di una perdita di tempo". [La Siciliaweb.it]

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01 ottobre 2009

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