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DISOCCUPATI

La disoccupazione in Italia vola al 10,5%. Schizza al 20% in Sicilia e Calabria

01 settembre 2012

Il tasso di disoccupazione nel secondo trimestre 2012 risulta pari al 10,5%, in crescita di 2,7 punti percentuali su base annua. Lo ha rilevato l'Istat in base a dati grezzi. Si tratta del tasso più alto, in base a confronti tendenziali, dal secondo trimestre del 1999.
Numeri record anche tra i dipendenti a termine che nello stesso periodo sono stati 2 milioni 455mila, ai massimi dal 1993: aggiungendo anche i collaboratori (462mila) i precari sono poco meno di 3 milioni.
Il tasso di disoccupazione a luglio resta, invece, stabile al 10,7%, lo stesso livello di giugno, ma il più alto da gennaio 2004, quando iniziano le serie storiche mensili. Su base annua il tasso è in rialzo di 2,5 punti.
A pagare il prezzo più alto sono ancora i giovani: i senza lavoro tra i 15 e i 24 anni a luglio sono il 35,3%, in aumento di 1,3 punti percentuali su giugno e di 7,4 punti su base annua. Con un picco del 48% tra le ragazze del Mezzogiorno. E, come se non bastasse, il ritmo di crescita annuo della disoccupazione giovanile è triplo rispetto a quello complessivo: le persone in cerca di lavoro sono 618 mila.

IN SICILIA E CALABRIA DISOCCUPAZIONE RECORD - In Sicilia e in Calabria la disoccupazione schizza ad un tasso che oramai sfiora il 20%. L'Istat fissa il dato del secondo trimestre dell'anno al 19,8 e al 19,4 per cento nelle due regioni del Sud, che risultano le più "disoccupate" d'Italia. Notevole l'incremento di disoccupati rispetto allo stesso periodo del 2011: +7,8% per la Calabria (era al 12% l'anno scorso) e +5,1% per la Sicilia (era al 14,3%): i balzi più elevati del Paese.
In Sicilia sono andati in fumo 35 mila posti di lavoro nel giro di un anno. Per l'isola si tratta dell'ennesimo record negativo, nessun altra regione del Paese ha perso un numero così elevato di occupati. In molte regioni, soprattutto al Nord, il trend anzi è opposto, con un incremento degli occupati, come in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Nel secondo trimestre del 2011 gli occupati nell'isola erano un milione 457 mila, adesso sono un milione 422 mila. Dietro la Sicilia si piazza la Campania, che perde 12 mila posti di lavoro.

LA DISOCCUPAZIONE NELL'EUROZONA - Il tasso di disoccupazione dell'eurozona è di nuovo record a luglio con l'11,3%, il livello più alto dalla creazione della moneta unica. Lo ha reso noto Eurostat, che ha rivisto al rialzo il dato di giugno, passato dall'11,2 all'11,3%.
Stabile, ma sempre al livello record del 10,4%, il tasso nell'Ue a 27 paesi. In termini assoluti, Eurostat stima che il numero di disoccupati nell'Ue a luglio sia salito a 25,254 milioni di persone di cui 18 nella sola eurozona, pari ad un aumento di 343mila unità nei 27 e di 88mila unità nei 17.
Rispetto a un anno fa, quando il tasso di disoccupazione era al 10,1% nell'eurozona e al 9,6% nell'Ue-27, i disoccupati sono aumentati rispettivamente di 2,05 milioni e di 2,1 milioni. I paesi in cui la disoccupazione è più elevata sono la Spagna, dove una persone su quattro è senza lavoro (25,1%) e la Grecia (23,1% a maggio). In Italia il tasso resta stabile al 10,7% (dato provvisorio).
I tassi più bassi sono invece stati registrati in Austria (4,5%), Olanda (5,3%), Germania e Lussemburgo (entrambi 5,5%). Sempre problematica anche la disoccupazione giovanile, ancora in aumento, arrivata al 22,6% nell'eurozona e al 22,5% nell'Ue a 27, dove ci sono rispettivamente 204mila e 182mila giovani disoccupati in più rispetto a giugno, per un totale di quasi 5 milioni e mezzo di persone sotto i 25 anni senza lavoro. In Spagna e Grecia oltre la metà dei giovani è disoccupata (rispettivamente 52,9% e 53,8%).

BOOM DI ASSUNZIONI IN AGRICOLTURA - Con la crisi è boom di assunzioni in agricoltura che è il settore che fa registrare il più elevato aumento nel numero di lavoratori dipendenti con un incremento record del 10,1 per cento, in netta controtendenza con l'andamento generale che mostra livelli elevati di disoccupazione.
È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al secondo trimestre del 2012. "Ad aumentare in campagna - sottolinea la Coldiretti - sono sia il numero di lavoratori dipendenti (+10,1 per cento) che in misura più contenuta quelli indipendenti (+2,9 per cento). Il trend positivo dell'agricoltura è particolarmente importante perché - continua la Coldiretti - è il risultato di una crescita record del 13,7 per cento al nord ma anche del 3,5 per cento al sud mentre si registra un leggero calo nel centro Italia (- 3,2 per cento). Si stima peraltro - precisa la Coldiretti - che abbia meno di 40 anni un lavoratore dipendente su quattro assunti in agricoltura, dove si registra anche una forte presenza di lavoratori giovani ed immigrati che hanno abbondantemente superato quota centomila".
"A preoccupare sono tuttavia gli effetti del caldo e della siccità che hanno tagliato i raccolti estivi ed autunnali e rischiano di lasciare senza lavoro molti dei duecentomila giovani impegnati nelle attività di raccolta di frutta, verdura e nella vendemmia. Il crollo dei raccolti agricoli - precisa la Coldiretti - va dal 22 per cento per le pere al 13 per cento per le mele ma arriva al 50 per cento per il pomodoro in Puglia e al 10 per cento per la vendemmia a livello nazionale rispetto agli ultimi 5 anni. Si tratta - conclude la Coldiretti - degli effetti negativi dell'andamento climatico sfavorevole che ha provocato danni diretti per oltre un miliardo di euro all'agricoltura nazionale ma con effetti anche sull'indotto in termini economici ed occupazionali".

REDDITI INSUFFICIENTI. OK SOLO UNA FAMIGLIA SU TRE - I redditi di una "famiglia tipo non sono sufficienti a fare fronte alle spese per una vita dignitosa" e solo un terzo delle famiglie riesce ad arrivare con serenità alla fine del mese, mentre un italiano su quattro è sempre più costretto a ricorrere al credito al consumo come forma di integrazione al reddito.
E' quanto si legge in uno studio di Eurispes, secondo il quale l'economia sommersa finisce per essere una 'camera iperbarica' che consente di far riprendere fiato ai soggetti in difficoltà.
Con la crisi economica - sostiene l'Eurispes - oltre allo spread sui titoli di Stato cresce anche quello tutto italiano tra ricchezza reale, redditi dichiarati e tenore di vita delle famiglie italiane, un differenziale che, soprattutto nelle regioni e nelle province del Sud, registra livelli significativamente elevati. Gli studi più recenti elaborati dall'Eurispes mostrano che "i redditi di una famiglia tipo in varie città del Nord, del Centro e del Sud Italia non sono sufficienti a fare fronte alle spese necessarie per condurre una vita dignitosa".
Questo è il principale fattore che spinge una percentuale sempre più elevata di persone a cercare altre risorse attraverso soprattutto un doppio lavoro. Inoltre, le misure di risanamento adottate negli ultimi anni, oltre ad innescare una pericolosa spirale recessiva, secondo l'Eurispes, spingono verso il sommerso parte della produzione e della ricchezza.
Mettendo a confronto le principali voci di entrata e uscita del bilancio di una famiglia italiana tipo, emergono differenziali significativi tra le diverse regioni del Paese, col primato assoluto delle regioni del Mezzogiorno, con la Puglia in testa, dove lo spread tra ricchezza dichiarata e benessere reale si attesta a 54 punti base, seguita da Sicilia, Campania e Calabria (spread rispettivamente di 53, 51 e 50 punti).
Al contrario, lo squilibrio tra entrate e uscite di cassa - indice di una ricchezza familiare 'non dichiarata' -, è minore nelle regioni del Centro Nord, in particolare in Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige, Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna
dove il differenziale registra valori minimi: rispettivamente di 1, 11, 12, 13 e 16 punti base.

[Informazioni tratte da ANSA, Repubblica.it, Adnkronos/Ign, Lasiciliaweb.it]

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01 settembre 2012
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