Domani ''sciopero della pastasciutta''! Le associazioni dei consumatori contro il ''caro-pane e pasta''

12 settembre 2007

Lo sciopero inizierà dal mattino... niente caffé e niente cappuccino, mentre il suo culmine verrà raggiunto all'ora di pranzo: niente pastasciutta!
Questa la bizzarra manifestazione (promossa da quattro della maggiori associazioni, Federconsumatori, Adusbef, Codacons e Adoc) contro l'aumento eccessivo di prezzi dei beni di consumo, a cominciare da quelli di prima necessità.
''C'è stata una vera e propria speculazione - ha denunciato il presidente dell'Adusbef, Elio Lannutti - quest'anno le famiglie spenderanno per consumi 1098 euro in più rispetto al 2006. E' aumentato tutto, eccetto i farmaci e la comunicazione''.
Contro i rincari ''speculativi'', dunque, le associazioni hanno pensato che non potesse esistere simbolo migliore della ''pastasciutta'' per veicolare il messaggio. ''La pastasciutta è un nostro piatto tipico - ha spiegato il presidente dell'Adoc Carlo Pileri - e sappiamo come è difficile rinunciarvi. E' un fioretto collettivo quello che chiediamo agli italiani, per sottolineare che la situazione è grave''.

Dal 2006 al 2007 i prezzi dei generi primari sono aumentati tutti: 1 kg di farina è passato da 0,80 a 0,89 (+ 11%), 1 kg di penne da 0,90 a 1,10 (+22%), 1 kg di pane da 2,10 a 2,46 (+17%) e infine gli spaghetti 1 kg è passato da 0,90 a 1,14 (+27%.). Ciò significa che rinunciare un giorno all'acquisto degli ingredienti che servono per la pastasciutta metterà l'accento sul fatto che una tale ''stangata'' si è abbattuta proprio sui beni maggiormente necessari, quelli alle quali le famiglie non possono rinunciare e che costituiscono una grossa fetta della spesa dei nuclei a basso reddito (e che al contrario diventano una percentuale poco significativa della spesa dei nuclei più abbienti).
Gli aumenti inoltre, denunciano le associazioni dei consumatori, vanno solo a vantaggio dei commercianti, l'ultimo anello della filiera: i produttori sono sempre più in difficoltà. ''Gli agricoltori della Puglia - dice Lannutti - per produrre un chilo di uva da tavola spendono 50 centesimi al chilo, mentre riescono a farsela pagare 35 centesimi dai grossisti. Al consumatore finale però lo stesso chilo d'uva viene venduto per due euro, anche di più. Stessa cosa con i pomodorini, che partono da 15-20 centesimi per arrivare a 1,50-due euro''.

Tutte insieme le associazioni chiedono ''la diminuzione del 5% di tutti i prezzi e le tariffe''. ''Un kg di pomodori - ha ricordato ancora Carlo Rienzi, presidente Codacons - viene pagato agli agricoltori 5 centesimi al mercato costa 1 euro e mezzo c'è qualcosa che non va. Il grano è aumentato dello 0,05 gli aumenti dei prodotti hanno una media del 20%''.
Anche la Confederazione Italiana Agricoltori ha scelto la via della protesta, promuovendo una raccolta di firme per una petizione popolare rivolta al presidente del Consiglio Romano Prodi per l'introduzione obbligatoria dei cartellini di vendita trasparenti sui prodotti alimentari, che indichino il prezzo all'origine oltre a quello finale.
E la Coldiretti, mostrando apprezzamento per la protesta delle associazioni dei consumatori, ha spiegato come ''il prezzo del grano riconosciuto agli agricoltori sia oggi lo stesso del 1985 mentre da allora il divario dei prezzi tra grano e pane è aumentato di ben il 750 per cento''.

Comunque le anomalie del sistema sono state in parte riconosciute dallo stesso governo, che ha accettato di ricevere oggi le associazioni dei consumatori, e ha annunciato per le prossime settimane una serie di incontri con gli operatori della filiera alimentare sul tema dei rincari.

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12 settembre 2007

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