Crea gratis la tua vetrina su Guidasicilia

Acquisti in città

Offerte, affari del giorno, imprese e professionisti, tutti della tua città

vai a Shopping
vai a Magazine

Dopo 30 anni si riapre il caso Pasolini. Chi trucidò lo scrittore il 2 novembre del 1975 all'idroscalo di Ostia?

L'unico condannato dell'omicidio, Pino Pelosi, ritratta la confessione: ''Non ho ucciso io Pasolini''

09 maggio 2005

Dopo 30 anni il ''caso Pasolini'' viene finalmente riaperto. Una riapertura che prende l'avvio da una dichiarazione straordinaria rilasciata da chi, trent'anni fa, si addossò tutte le responsabilità del delitto di Pier Paolo Pasolini e che non ha mai rivelato la verità - la sua verità - , su quello che successe la notte del 2 novembre 1975, all'idroscalo di Ostia.
''Non sono io l'assassino di Pier Paolo Pasolini''. Così ha confessato l'ex ''ragazzo di vita'' Pino Pelosi, detto Pino ''la rana'',  alla giornalista Franca Leosini, ideatrice e conduttrice del programma televisivo ''Ombre sul Giallo'', in onda sabato scorso (7 maggio) su Raitre.
Una confessione che ribalta completamente la sua versione, rilanciando la nuova pista che gli inquirenti non hanno mai battuto ma che molti all'epoca dei fatti ipotizzarono.
Una pista mai battuta ma che in molti conoscevano ed ipotizzarono. Come Oriana Fallaci, che sulle pagine dell'Europeo, a 12 giorni dal delitto scrisse: ''Esiste un'altra versione della morte di Pasolini; una versione di cui probabilmente le forze di polizia sono già a conoscenza, ma di cui non parlano per poter condurre più comodamente le indagini...''.

Una confessione che arriva dopo 30 anni perché, ha detto Pelosi: ''Adesso sono solo, non ho più famiglia, i miei sono morti. Ho 46 anni e pago sempre per quell'omicidio... E poi perché queste persone saranno morte probabilmente''.
Persone che hanno ucciso Pasolini, quelle indicate Pelosi, senza un nome, persone che nell'accusa di trent'anni fa nei confronti dell'allora 17enne Pino ''la rana'' furono denominate ''ignoti''.
''Credo volessero dargli una bella lezione. Una cosa tipo tre mesi di ospedale. Se volevano ucciderlo gli avrebbero sparato e avrebbero sparato anche a me. Gente come quella non si mette paura''. Così ha detto Pelosi nella trasmissione.
Paura che misero però a Pelosi, che temendo conseguenze per i propri familiari confessò di essere l'autore dell'omicidio, e senza mai ammettere la sua verità scontò i nove anni di carcere, uscendo in semilibertà dopo sette.

Uomini, senza nome che Pelosi dice di non aver mai visto prima. Gente senza scrupoli con l'accento del sud, siciliani o calabresi, che minacciarono di morte lui e la sua famiglia.
All'epoca dei fatti però, dei possibili nomi qualcuno li aveva fatti: l'avvocato Nino Marazzita, che difendeva Pelosi e che nonostante la sua confessione, chiese la riapertura del caso citando come teste chiave l'ex appuntato dei carabinieri Renzo Sansone, che aveva condotto le indagini. Sansone nel 1975 disse: ''Pelosi non era solo. Con lui c'erano anche i fratelli Borsellino di Catania, furono loro stessi a dirmi che quella notte si trovavano lì''. Ma Pelosi insistette: ''No, ero solo quella notte. Sono dei bugiardi, vogliono farsi pubblicità alle mie spalle, prenderò provvedimenti''.
A non credere alla versione di Pelosi, trent'anni fa, Gianni Borgna, che negli anni Settanta era segretario della Fgci romana: ''Sono sempre stato convinto che Pelosi non c'entrasse nulla: è stato costretto con le minacce ad assumersi la responsabilità del delitto che fu commesso da altri. E non penso ad un movente strettamente politico'', ha detto Borgna, che pronunciò la commemorazione solenne ai funerali dello scrittore.
La nuova confessione di Pelosi non meraviglia il regista Marco Tullio Giordana, autore di un libro sulla vicenda e del film ''Pasolini, un delitto italiano'', che nel 1995 fece tanto discutere e riaprire l'inchiesta, poi chiusa senza nulla di nuovo. ''Penso che Pelosi - ha detto il regista - sia stato un semplice spettatore del delitto: i veri esecutori lo costrinsero ad assumersi la responsabilità perché all'epoca era minorenne e avrebbe avuto una condanna meno severa''. Il regista afferma, inoltre, di avere avuto le confessioni di alcuni testimoni che però non furono disposti a ripeterle in tribunale e che per evitare polveroni e polemiche non inserì nel sul film.

E dopo le rivelazioni di questi giorni, la Procura della repubblica di Roma, che in un primo momento aveva detto ''sarebbe stato impossibile riaprire l'inchiesta sul ''caso Pasolini'' con le sole dichiarazioni rilasciate in un intervista'', ha cambiato rotta ed entro domani mattina aprirà un fascicolo intestato ''atti relativi a...'', ossia senza ipotesi di reato e senza indagati.
La decisione è del procuratore dirigente Giovanni Ferrara e a seguire gli sviluppi sarà il procuratore aggiunto Italo Ormanni.
Il fascicolo raccoglierà per il momento gli articoli di stampa, la memoria che l'avvocato Nino Marazzita già parte civile nel processo contro Pino Pelosi presenterà domani alla procura nonché le testimonianza dello stesso Pino Pelosi e del regista Sergio Citti che ieri in una intervista pubblicata da un quotidiano romano ha detto tra l'altro ''So chi ha ucciso, Pelosi fu l'esca''.
I due saranno poi convocati in procura per essere interrogati.

- Pagine Corsare

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

09 maggio 2005
Caricamento commenti in corso...

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia