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Dopo il fallito attentato a Times Square, giro di vite sulle 'no-fly list'

L'inchiesta continua a puntare sulla presunta pista talebana

06 maggio 2010

Il governo americano ieri ha iniziato a chiedere alle compagnie aeree controlli più frequenti sulle no-fly list, dopo che l'autore del fallito attentato di Times Square (LEGGI) è stato catturato lunedì notte all'ultimo minuto, mentre il suo aereo era già sulla pista di decollo.
Fino a ieri, le linee aeree avevano 24 ore di tempo per i controlli dopo la notifica dell'aggiunta di un nuovo nome alla lista dei passeggeri che non possono volare. Ora, scrive il Washington Post, questi controlli devono essere fatti ogni due ore. Il giro di vite è stato deciso dopo che il nome di Faisal Shahzad è stato posto sulla no fly list lunedì mattina, senza che questo impedisse all'uomo di acquistare alcune ore dopo un biglietto di sola andata per il Pakistan. La compagnia aerea Emirates ha spiegato che nel momento in cui la lista è stata aggiornata l'uomo ancora non compariva nell'elenco dei passeggeri.

Intanto funzionari del dipartimento di Giustizia hanno riferito al Washington Post che Shahzad, da appena un anno cittadino americano, non comparirà in tribunale prima di oggi. La sua comparizione davanti al tribunale federale di Manhattan era stata fissata per martedì, ma è stato poi deciso il rinvio dopo che si è appreso che Shahzad sta parlando con gli agenti federali che lo interrogano. Le confessioni di Shahzad, che ha raccontato di essere stato addestrato alla fabbricazione di esplosivi in Pakistan, così come le telefonate da lui ricevute da questo paese dopo l'acquisto del Nissan Pathfinder usato nel fallito attentato, hanno intanto spinto gli inquirenti a riaprire la pista talebana. "E' l'ipotesi principale - ha spiegato al Post uno degli inquirenti - ci sono solo poche organizzazioni che possono fornire addestramento in Pakistan, ed i Talebani sono una di queste, una che ha più di un motivo per attaccarci". E da qui ad un possibile coinvolgimento di al Qaeda "il passo è breve".

Quanto agli arresti effettuati in Pakistan, diverse persone tra cui il suocero e alcuni amici del presunto attentatore, a Karachi è finito in manette anche colui che viene considerato il mediatore tra Shahzad e Talebani. L'uomo avrebbe condotto Shahzad a Peshawar e da lì nel nord Waziristan dove, tra luglio e febbraio scorsi, sarebbe stato addestrato a fabbricare esplosivi rudimentali durante la sua ultima visita in Pakistan. E proprio il Waziristan del Nord è divenuto negli ultimi mesi una sorta di 'paradiso' nel Pakistan nordoccidentale per i Talebani e i militanti, pakistani e stranieri, di vari gruppi.
A ulteriore dimostrazione del coinvolgimento dei Talebani spunta anche una misteriosa lettera che proverebbe il legame tra Hakimullah Mehsud, leader dei Talebani in Pakistan, e il fallito attentato di sabato. Stando all'emittente televisiva pakistana 'Dawn', il numero uno del gruppo Tehreek-e-Taliban Pakistan (Ttp) avrebbe scritto due mesi fa una lettera in cui minaccia gli Stati Uniti di una "risposta memorabile". [Adnkronos/Ign, Washington Post, Aki]

- I Talebani dietro il fallito attentato a Times Square? (Guidasicilia.it, 05/05/10)

 

 

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06 maggio 2010
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