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Dopo la morte del Papa. Nella ''Universi dominici gregis'' tutte le regole da seguire

Le ''sagge e appropriate regole'' circa ''la vacanza della Sede Apostolica e l'elezione del Romano Pontefice''

04 aprile 2005




Come e chi gestisce la Sede Apostolica durante il passaggio che intercorre dalla morte di un Pontefice e l'insediamento di un altro. [da ''la Repubblica'']

Si chiama ''Universi dominici gregis'' (Dell'intero gregge del Signore), ed è il documento che contiene "sagge e appropriate regole" circa "la vacanza della Sede Apostolica e l'elezione del Romano Pontefice".
La versione della Costituzione apostolica, aggiornata da Giovanni Paolo II, è stata promulgata nel 1996. Perché ogni Papa, se vuole, può cambiare qualsiasi disposizione presa da qualunque dei suoi predecessori.

Chi decade, chi no.
La Universi dominici gregis stabilisce che alla morte del Papa tutti i capi dei dicasteri della Curia decadano dalle loro cariche, a eccezione del cardinale Camerlengo di Santa Romana Chiesa (attualmente lo spagnolo Eduardo Martinez Somalo), del penitenziere maggiore (cardinale James F. Stafford) e del Vicario per la città di Roma (cardinale Camillo Ruini). Restano in carica anche il sostituto della segreteria di Stato, monsignor Leonardo Sandri, e il 'ministro degli Esteri', monsignor Giovanni Lajolo.

I ruoli.
Il Camerlengo è colui che in qualche modo garantisce il periodo di ''Sede vacante'', i monsignori Sandri e Lajolo continueranno a mandare avanti affari interni ed esterni della Santa Sede. Ma solo l'ordinaria amministrazione, perché persino un Sinodo, o anche un Concilio, se fossero in corso sarebbero subito sospesi. Tutte le norme sulla 'Sede vacante', ossia per il periodo tra la morte di un Papa e l'elezione del successore, sono così stabilite per gli affari correnti e per lo svolgimento del Conclave, l'organismo che sceglierà il nuovo Papa.

L'accertamento della morte.
Secondo quanto prescritto, la morte del Papa viene accertata dal Camerlengo. Oggi è un atto formale, dopo la dichiarazione del medico. Una volta, lo si faceva battendo per tre volte sulla fronte del Pontefice un martelletto d'argento e chiamandolo per nome. Il Camerlengo pone poi i sigilli allo studio e alla camera da letto del Papa e darà comunicazione del decesso al cardinale vicario di Roma, al quale ufficialmente spetterà "renderla nota al popolo". Poi, le esequie.
Per la morte di Giovanni Paolo II, l'eccessiva presenza dei media, in parte voluta anche dal Vaticano, ha del tutto eliminato l'esercizio di questo atto.

I funerali e il testamento.
I funerali, solenni, avvengono tre giorni dopo la morte, e i tecnici dell'istituto di medicina legale dell'università di Roma sono incaricati di verificare lo stato di conservazione del corpo. La ''missa poenitentialis'', cioè il funerale, viene celebrato in San Pietro, presenti anche delegazioni di Stato di tutto il mondo. Le spoglie mortali del Papa vengono chiuse in una triplice cassa (una di cipresso, una di piombo e una di noce), e tumulate nelle grotte vaticane.
Questo è quanto previsto, ma per tutto ciò che riguarda il proprio corpo, dal modo al luogo della sepoltura, i Papi possono però disporre diversamente: così Paolo VI volle essere sepolto nella nuda terra e alcuni papi decisero di non farsi seppellire nelle grotte vaticane.
Dopo la sepoltura e durante l'elezione del nuovo Pontefice, non può essere abitato nessun ambiente del suo appartamento privato. Se il defunto ha fatto testamento e nominato un esecutore testamentario, questi dovrà eseguire il mandato e renderne conto al nuovo Papa.

I compiti del Camerlengo. Camerlengo di Santa Romana Chiesa, Eduardo Martinez Somalo
Alla morte del Papa, è al Camerlengo che spetta curare, con il consenso dei cardinali, ''tutto ciò che le circostanze consiglieranno per la difesa dei diritti della Sede Apostolica e per una retta amministrazione di questa''. Lo farà con l'aiuto dei tre cardinali assistenti, estratti a sorte uno per ciascun Ordine (vescovi, preti e diaconi), tra i cardinali elettori già venuti a Roma, previo ''voto del collegio dei cardinali''.

Il Collegio cardinalizio.
Prende le decisioni il Collegio cardinalizio, riunito in due Congregazioni, una Generale e l'altra Particolare, per ''gli affari ordinari o quelli indilazionabili'', ma mai, comunque, su questioni spettanti al Papa. La Congregazione generale comprende l'intero Collegio cardinalizio. Alle Congregazioni generali devono partecipare tutti i cardinali ''non legittimamente impediti, non appena sono informati della vacanza della Sede Apostolica''. La Congregazione particolare è costituita dal Camerlengo e dai tre cardinali assistenti: il loro ufficio cessa al compiersi del terzo giorno, ed al loro posto, per sorteggio, ne succedono altri con medesima scadenza. Nelle Congregazioni particolari si trattano solo ''le questioni di minore importanza''.
La rottura dell'anello. Sono i cardinali a celebrare i Novendiali, cioè le esequie in suffragio dell'anima del pontefice defunto, che si protraggono per nove giorni. E il collegio cardinalizio, cui compete il governo corrente della Chiesa nel periodo di interregno, decide il momento in cui spezzare ''l'anello del pescatore'', così detto perché rappresenta l'apostolo Pietro e il sigillo di piombo utilizzato per la spedizione delle lettere apostoliche.

Perché nessuno assume i poteri del Papa.
La prescrizione del Codice di diritto canonico (n.335), che durante la 'Sede vacante' ''non si modifichi nulla del governo della Chiesa universale'' e ''si osservino invece le leggi speciali emanate per tali circostanze'', comporta che coloro che siano rimasti in carica possano occuparsi solo di ordinaria amministrazione. Ciò deriva dal fatto che lo stesso Codice (n.331), parlando del ''Romano Pontefice'' afferma: ''Il Vescovo della Chiesa di Roma, in cui permane l'ufficio concesso dal Signore singolarmente a Pietro, primo degli Apostoli, e che deve essere trasmesso ai suoi successori, è capo del Collegio dei Vescovi, Vicario di Cristo e Pastore qui in terra della Chiesa universale; egli perciò, in forza del suo ufficio, ha potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, potestà che può sempre esercitare liberamente''. Dunque, un potere assoluto.

Il nuovo eletto.
Chiuso il Conclave, il prescelto, immediatamente dopo l'accettazione, avrà già la pienezza di tutti i poteri del Vescovo di Roma, che in quanto tale è il Papa.
Fino a quel momento, in Vaticano si farà solo ordinaria amministrazione, seguendo quanto stabilito sia dal Codex juris canonici che dalle norme speciali emanate in vista di tale momento.

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04 aprile 2005
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