Duca di Salaparuta inaugura "Poliedrica", omaggio a Topazia Alliata
Dall'1 febbraio l'opera, di Arrigo Musti, sarà esposta al pubblico nella sede della Cantina a Casteldaccia
Un nuovo tassello si aggiunge alle iniziative promosse nel 2024 per i 200 anni di Duca di Salaparuta con "Poliedrica", l'ultima creazione artistica di Arrigo Musti che oggi, venerdì 31 gennaio, verrà presentata in anteprima alla stampa negli spazi della moderna cantina di Casteldaccia.

Sulle note di un quartetto d'archi di Palermo Classica, l'inaugurazione del grande trittico che celebra l'essenza e l'eredità culturale di Topazia Alliata, figura di riferimento di artisti e intellettuali del Novecento italiano e internazionale e che con Bagheria e la Sicilia non cessò il suo legame, diffondendone una visione autentica e positiva. Un legame familiare che ha trovato nel vino una storia importante, a volte persino pioneristica, e che ha contribuito a gettare in Sicilia le basi della moderna enologia.

Tre pannelli in alluminio, tre immagini dipinte, tre figure mitologiche che restituiscono l'evoluzione di una donna carismatica e coraggiosa, un'imprenditrice anticonformista che ha guidato l'Azienda fino al 1961. Sarà lo stesso artista a raccontarla, presente all'anteprima e alla quale seguirà un tour in cantina.
L'opera nasce da una spontanea collaborazione con Duca di Salaparuta, sotto la direzione di Roberto Magnisi, e sarà fruibile gratuitamente dal 1° febbraio nella sede di Casteldaccia.
Arte e mito: le sfaccettature di una vita unica

Il titolo "Poliedrica" richiama il termine greco polyedros, che significa "molte facce". Questa scelta enfatizza l'eclettismo di Topazia, le cui esperienze di vita sono state rappresentate da Arrigo Musti attraverso tre figure mitologiche: una Baccante, Demetra e Artemide.

La Baccante, raffigurata nel pannello di sinistra, rappresenta la giovinezza ribelle e anticonformista di Topazia. La tonalità rosa acceso dello sfondo richiama la passione e l'audacia con cui sfidava gli stereotipi del suo tempo.
Demetra, Dea dell'agricoltura e della famiglia, posta al centro, incarna la maturità e il senso di responsabilità familiare e sociale. L'evoluzione cromatica evolve verso il verde corallo dello sfondo che evoca la dedizione di Topazia alla sua terra d'origine e la resilienza dimostrata durante i momenti più difficili, come l'ingiusta prigionia in Giappone.
Artemide, Dea della caccia e della natura, nella sezione destra del trittico, simboleggia infine l'autonomia e la forza della maturità. Il blu vibrante che fa da sfondo alla silhouette di Artemide riflette l'introspezione e l'ottimismo verso il futuro, tipici di Topazia anche nella sua età più avanzata, quando si affermò come mecenate e sostenitrice di giovani artisti.

Il trittico di Arrigo Musti però va oltre la semplice rappresentazione biografica e va contemplato come un'immagine unica, metafora dell'intrinseca complessità della protagonista e della condizione umana, invitando lo spettatore a riflettere sulla propria unicità e complessità.
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