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Due pareri contrari sul Terzo Polo Turistico lungo il versante nord-occidentale dell'Etna

19 luglio 2005

NO AL TERZO POLO
Le ragioni di un'esperta dei GRE

Sono un membro dell'esecutivo provinciale dei Gruppi di Ricerca Ecologica (GRE), vorrei esprimere il parere, necessariamente personale, dato che sull'argomento non si è mai discusso in associazione, in merito alla questione della nascita di una nuova stazione di sci sul versante nord-occidentale dell'Etna.
Le ragioni che mi spingono ad essere totalmente contraria a questa proposta sono numerose, e la prima tra queste è che ritengo ridicolo che si parli di nuove stazioni di sci su un vulcano perennemente in attività e che non si trova in Groenlandia ma in Sicilia. Le due stazioni di sci esistenti (Nicolosi e Linguaglossa), già scarsamente attive per l'ovvia rarità ed occasionalità della neve, sono soggette a ripetute distruzioni da parte delle colate di lava (eruzioni  2001-2002). Mi sembra assurdo che si debbano spendere soldi pubblici per ricostruire quanto la natura si ostina a non volere. Ancor più importante, è che le strutture necessarie per le nuove stazioni di sci deturperebbero in maniera irreparabile l'ultimo versante di Etna ancora incontaminato.
Una particolare riflessione nasce dall'incontro al quale ho partecipato - venerdì 15 c.m. - al municipio di Maletto, con il gruppo proponente. I fautori del terzo polo ripetevano in coro che le strutture si faranno ''senza cementificazione e senza toccare un albero''. A tal proposito, sarebbe di grande interesse per me, in qualità di ambientalista, vedere realizzati gli impianti di risalita con le canne di bambù, e le stazioni di arrivo, i bar, i ristoranti, ecc., realizzati con paglia locale e magari vedere le macchine parcheggiate sugli alberi. Ma scherzi a parte (mi domando che resta), la cosa che
mi ha sconvolto di più è che non è stato ancora presentato alcun progetto concreto: solo idee, poche e ben confuse. Infatti: c'è chi vuole la funivia fino a sotto i crateri sommitali (Punta Lucia), in barba ad ogni conclamato rischio vulcanico; c'è chi vuole seggiovia e funivia fino a 2200 m (ma non si capisce quale neve dovrebbe sfruttare); c'è chi vuole la strada d'accesso alle alte quote partendo da Randazzo.
A mio parere, modificare la legge istitutiva del Parco dell'Etna, declassando le zone più belle del nostro vulcano, sulla base di queste discutibili idee sarebbe come firmare un assegno in bianco. Inoltre, nessuno in quella sede, ha parlato dei costi di tali progetti, né di chi tali costi dovrà sostenere (pubblico o privati?). Ma soprattutto, nessuno ha detto come pochi impianti di sci con stagioni di utilizzo che durano pochi mesi l'anno (2-4 mesi al massimo), potranno risollevare le sorti economiche e sociali di Randazzo, Maletto, Bronte e Maniace. Ancora più forti sono i dubbi se ci si domanda chi verrà a sciare. Sembra logico pensare che gli ormai pochi sciatori catanesi continueranno ad andare sulle piste di Nicolosi (ricostruite e potenziate dopo l'ultima eruzione); mentre gli sciatori messinesi e calabresi andranno a sciare a Linguaglossa, per cui è previsto un potenziamento degli impianti. E poi, è ormai assodato che non è il turista ''mordi e fuggi'' a portare ricchezza in una località turistica. Tutti sanno che le stazioni alpine vivono essenzialmente con le settimane bianche, perché è con la ricettività ed i servizi: alberghi, ristoranti, bed and breakfast, ecc, che la ricchezza viene distribuita alle popolazioni locali. Mi chiedo quindi chi mai verrà a programmare una settimana bianca sul versante nord-ovest dell'Etna, con il rischio di non trovare neve a sufficienza o di trovarla nottetempo sotto alcuni centimetri di cenere vulcanica, o ancor peggio, di trovarsi a sciare sui lastroni di ghiaccio, visto che quello è il versante più battuto dai venti?
Da esperta dell'ambiente, ma ancor di più da persona di buon senso, credo opportuno che i piani di sviluppo, soprattutto se con interventi pubblici, debbano essere finalizzati alla valorizzazione dello stupendo patrimonio naturalistico e paesaggistico etneo, che tutto il mondo ci invidia. A mio avviso, uno sviluppo turistico compatibile con il territorio vulcanico in questione dovrebbe mirare ad accogliere i turisti che vengono sull'Etna per vedere le colate laviche e boschi piuttosto che spianarle per farci piste di sci. D'altra parte di piste, più belle, ce ne sono dappertutto sulle Alpi, ed è impensabile e addirittura grottesco cercare di imitarle e mettersi in competizione.
Il mio no al terzo polo non deve essere frainteso con un no allo sviluppo economico e sociale dei paesi del versante nord - occidentale dell'Etna, anzi ritengo che sia un diritto di tutti gli abitanti dei paesi etnei, se non un dovere, pretendere un rilancio economico e culturale forte e proficuo, che punti anche e soprattutto al settore turistico; ma sono convinta che tutto ciò possa avvenire solo attraverso la consapevolezza dei valori di questo territorio. Esorto quindi gli abitanti di Maletto, Maniace, Randazzo e Bronte a schierarsi in prima fila per difendere il loro versante, forse l'ultimo caposaldo di naturalità siciliana.

Dott.ssa Anna Pappalardo
geologo e membro dei GRE

SI AL TERZO POLO
In merito al comunicato stampa inviato dalla Dott.ssa Anna Pappalardo, l'intero esecutivo provinciale dei Gruppi di Ricerca Ecologica chiarisce e specifica che già in data 27 giugno ha approvato con maggioranza assoluta, ad esclusione della stessa Dott.ssa Pappalardo, la propria posizione di apertura alla nascita del Terzo Polo Turistico lungo il versante nord-occidentale dell’Etna, per ragioni già ampiamente espresse nel comunicato stampa inviato alle testate giornalistiche.
Pertanto le dichiarazioni della Dott.ssa Pappalardo non si riconoscono come espressione della volontà dei Gruppi di Ricerca Ecologica ma sono da considerarsi come parere puramente personale e dissociato.
L'esecutivo provinciale dei Gruppi Di Ricerca Ecologica adotterà tutti i provvedimenti affinché siano fatti valere i principi del regolamento e dello statuto interno all'Associazione, invitando già da ora tutte le testate a non pubblicare e divulgare le dichiarazioni della Dott.ssa Pappardo assolutamente incoerenti con le ideologie e la filosofia dei GRE.

Riccardo Tomasello
Presidente Gruppi di Ricerca Ecologica

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19 luglio 2005
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