E a Palermo il Lubitsch, il cinema d'essai di ''frontiera'', rischia di nuovo, ancora, di chiudere per indifferenza

08 giugno 2007

Il Lubitsch, cinema di frontiera
(di s.s., il manifesto del 6 giugno 2007)

Daniele Ciprì, Franco Maresco e Paolo Greco, tre nomi legati al cinema Lubitsch di Palermo ora in pericolo di chiusura, aperto alla fine degli anni novanta, una garanzia per gli spettatori esigenti ed esperti di rassegne sofisticate e rarità oltre che di film d'essai.
I due registi e lo storico gestore si trovano ora in difficoltà con la gloriosa sala, e qui i problemi assumono un valore diverso: non si tratta di mode che cambiano, ma del fatto che chi parla tanto di recupero delle periferie, poi non si muove dal centro.

Il racconto della nascita di questa sala sembra un film di Ciprì e Maresco: infatti, alla ricerca di una location per un film capitarono in uno di quei luoghi desolati, nel quartiere Bonagia, dove sorgono palazzoni a schiera degli anni settanta. Qui c'era un grande magazzino che assomigliava stranamente a un cinema, con una cabina, una grande sala e una parete bianca, perfetta per proiettare. Per qualche strano motivo all'architetto era venuto in mente di costruire una sala. Lì Ciprì, Maresco e Greco ristrutturarono il magazzino e fondarono il ''Lubitsch''.
Greco lo aveva già fatto a Brancaccio, il quartiere dove era stato assassinato padre Pino Puglisi. Per arrivare al Cineclub Brancaccio bisognava passare sotto a un passaggio a livello ed era stato inaugurato con un programma su ''horror e letteratura''. Poi chiuse, perché era vissuto dalla gente come un corpo estraneo e nessuno aiutava a sostenerlo, nonostante gli innumerevoli discorsi di avvicinamento dei luoghi più a rischio, possibile strumento per abbattere barriere culturali e sociali.

Lo stesso discorso si fece per il ''Lubitsch''. Si inaugurò con Arancia meccanica, si proiettavano anche i film di Ciprì e Maresco, si portavano le orchestre jazz. Durante le elezioni regionali anche Rita Borsellino ha preso parte ai dibattiti organizzati lì (e si è proiettato il bel documentario dedicato a lei). Renzo Rossellini ha scelto proprio il Lubitsch per presentare il suo film sui nodi non risolti della mafia, ''Diritto di sognare (un'Italia senza mafia)'', in quell'avamposto amato a un troppo ristretto gruppo di intellettuali e alla presenza di importanti esponenti dell'antimafia. Però il pubblico non fa seguire le parole ai fatti e mentre è facile parlare di antimafia, quando si tratta di aiutare un territorio di frontiera è più facile tirarsi indietro. Il rifiuto della periferia è così forte che sono falliti tutti i tentativi di portare le varie iniziative in periferia, come le ''estati palermitane'' dove erano invitate le orchestre jazz e una volta suonava addirittura Lino Patruno. E ad ascoltarlo c'erano quattro persone che si erano portate le sedie da casa, mentre lontanissimi, restavano addossati ai muri le persone del quartiere. Anche questa sembra una magnifica scena tratta da un loro film (ci ha raccontato tutto questo un fedele e autorevole frequentatore della sala).

Il Lubitsch è ancora aperto in Via Guido Rossa, 5 a Palermo (tel. 091 447 164).

- www.cinemalubitsch.com

 

 

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08 giugno 2007

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