E alla fine arrivò il quater...

Presentato, fra schiamazzi e confusione, il quarto governo Lombardo. Sei i riconfermati, sei i nuovi

22 settembre 2010

E alla fine, fra schiamazzi, confusione generalizzata, astio e rabbia, il "Lombardo quater" è venuto fuori. Un nuovo esecutivo nato in un'aula che si è scagliata come un fiume in piena contro il governatore, che, col suo fare stizzoso, dapprima ha sollecitato i mugugni, poi è riuscito ad agitare tanto l'assise da costringere il presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana, Francesco Cascio, a sospendere la seduta per permettere agli animi di calmarsi.

Prima di raccontare un po' quello che è successo ieri a Sala d'Ercole, diciamo subito quali assessori sono rimasti e quali sono le new entry: a rimanere sono Massimo Russo, Pier Carmelo Russo, Mario Centorrino, Marco Venturi, Caterina Chinnici e Gaetano Armao; i nuovi arrivati sono invece Gianmaria Sparma, Andrea Piraino, Letizia Di Liberti, Sebastiano Messineo, Elio D'Antrassi, Giosuè Marino.
Nomi e scelte che già in aula hanno aperto ferite insanabili e provocato respiri di sollievo. Nel quater, composto esclusivamente da assessori tecnici, si conferma la presenza di Pd, Mpa, Fli, Api e Udc di Casini (cioè senza i cuffariani).
Un esecutivo che per la prima volta esclude i berlusconiani i quali, dopo due anni e mezzo di rapporti conflittuali con il governatore, passano tutti all'opposizione. E' uscito di scena anche il Pdl Sicilia di Gianfranco Miccichè che non rientra nel Popolo della libertà di Alfano e Schifani ma ha annunciato la prossima costituzione del Partito del popolo siciliano.
Del nuovo governo, in quota Pd, fanno parte il docente di economia Mario Centorrino, l'ex dirigente regionale Pier Carmelo Russo, l'ex componente della giunta di Confindustria Sicilia Marco Venturi, tutti e tre confermati dal precedente esecutivo. Confermati anche l'avvocato Gaetano Armao e i magistrati Massimo Russo (ex pm della Direzione distrettuale antimafia) e Caterina Chinnici (figlia del giudice assassinato da Cosa nostra nel 1983). Tutti è tre, riconfermati, sono riferibili direttamente a Lombardo come l'imprenditore agricolo catanese Elio D'Antrassi che è uno dei nuovi ingressi. In giunta entra il commissario nazionale antiracket e antiusura Giosuè Marino che è stato anche prefetto di Palermo. Debutto pure per Andrea Piraino docente di giurisprudenza palermitano attribuito all'area dell'Udc di Casini. L'Api di Rutelli sarà rappresentata da Sebastiano Messineo, professore all'università dell'Aquila. Due gli assessori di area finiana: i burocrati della Regione Letizia Di Liberti e Gian Maria Sparma.

Dai banchi del centrodestra sono volati insulti a Lombardo accusato di aver dato vita a un ribaltone. Il governatore ha replicato alzando la voce: "A proposito del ribaltone ho detto che se Fini esprime un dissenso a Roma, quello è ribaltone, se qua un terzo della maggioranza di centrodestra ostacola la riforma sanitaria e quella dei rifiuti (il riferimento è a Udc e Pdl, ndr), è coerenza? E' coerenza l'aggressione al presidente della Regione e al suo programma che coerentemente porta avanti? Io dico che noi andiamo avanti su questa strada con governi tecnici non impegnati in politica". "Andrò fino in fondo per le riforme - ha assicurato il governatore -. In questa direzione ho incontrato sulla mia strada Pd, Mpa, Fli e Api. Per quanto riguarda l'Udc non ho capito: non vorrei che si aprisse un problema di simbolo. Sarà ciascuno dei deputati a decidere ciò che ritiene".
Le proteste e le urla durante la seduta sono continuate. Lombardo è stato interrotto più volte da alcuni esponenti del Pdl. "Trasformista, trasformista e ribaltonista - ha risposto Lombardo - è chi volta le spalle al proprio presidente eletto su mandato popolare. Trasformista e ribaltonista è chi non accetta una riforma sanitaria presentata dall’assessore alla salute, Massimo Russo, presentando piuttosto una controriforma".
Proprio a causa delle tensioni in Aula, la seduta è stata sospesa per diversi minuti dal presidente dell'Ars, Francesco Cascio. Prima dello stop, Lombardo si era rivolto anche ai deputati del Pdl, che gridavano improperi mentre il governatore ricordava i passaggi della riforma sanitaria. "Siete disdicevoli - ha detto loro -, non riuscirete a fermarmi col chiasso e la violenza", ha gridato Lombardo.

IL PROGRAMMA - Un programma da condividere, ma suscettibile di cambiamenti. E così, si comincia dalla Regione, "un pachiderma immobile che tutto pretende di ispirare della vita dei siciliani, delle imprese dei siciliani. Una Regione zeppa di leggi e regolamenti, per molti versi inefficiente e parassitaria". Lombardo chiede l'impegno "in un'opera di esemplificazione, di delegiferazione. È giunto il momento di decentrare".
Il governatore ha dettato gli altri punti programmatici del quater. Riforma elettorale e riorganizzazione produttiva del bacino del personale della Regione. E poi: "la riforma delle tante aree industriale e degli innumerevoli enti, riducendo anche i componenti dei consigli di amministrazione. Basta enti in rosso con troppo personale". Quindi, "l'agricoltura, e anche qui c'è da disboscare enti che dilapidano risorse che devono essere indirizzate verso la qualità, la ricerca, la tracciabilità, i controlli, la promozione e la conquista dei mercati, intaccando lo strapotere della grande distribuzione. Spazio anche alle energie alternative, puntando in particolare sul fotovoltaico. Si tratta, ancora, di fare conoscere meglio il nostro prodotto turistico. Ma bisogna dare un impulso straordinario alla spesa delle risorse disponibili". "Scegliamo la scorciatoia della convenienza?".
Veramente inaspettate, e importanti, le ammissioni sullo stato della Regione. Insomma Lombardo, ha detto senza peli sulla lingua (sembra sia la prima volta che un governatore lo dica in maniera tanto esplicita, ndr) che è ingovernabile così com’è. "Un elefante che abbatte alberi e si mette sotto i piedi tutto e tutti. Pretende di controllare ogni cosa, autorizza e nega anche l’aria che si respira. Un motore immobile che va smontato pezzo dopo pezzo".
Troppe leggi, regolamenti, circolari che soffocano, frenano, rendono difficile la vita a chiunque, anche a coloro che hanno il compito di governare. Quindi, un impegno: delegiferare, decentrare, "dimagrire". "Al decentramento federale deve seguire – ha detto Lombardo – il decentramento regionale. Come? Applicando lo Statuto, alla scadenza del mandato le province devono essere sostituite dai consorzi dei comuni, razionalizzando, risparmiando e ridando poteri ai comuni, cui devono passare, in ogni caso, competenze e funzioni che sono attualmente attribuite alla Regione. Anche la Presidenza della regione deve essere alleggerita, un maniera che la capacità strategica spettante alla Regione sia meglio osservata, guidata, controllata e diretta".
In definitiva, dunque, ai Comuni devono andare più poteri e risorse. Il federalismo ha bisogno di decentramento, di trasferimento di poteri verso il basso, altrimenti diventa un'operazione furba e anche controproducente. "Stiamo vivendo un momento importante per la Sicilia. Ho avuto una sola bussola, quella dell'autonomia speciale e dell'interesse esclusivo e costante della Sicilia" ha detto infine Lombardo.

LE REAZIONI - "Nella Sicilia immobile dei grandi sistemi di potere, nella Sicilia del 'cuffarismo' potente e straripante, nella Sicilia del 61 a zero di Dell'Utri e Micciché abbiamo creato le condizioni per far saltare il tappo del potere clientelare e affaristico-mafioso e fare le riforme che servono alla Sicilia e ai siciliani. Guardo così al nuovo governo regionale. Sull'asse riforme-legalità-sviluppo si può cambiare la Sicilia". Questa la dichiarazione del senatore del Pd Giuseppe Lumia. "Bisogna attuare le riforme già fatte - ha aggiunto - e continuare su questa strada con l'abolizione delle province, il tempo pieno nelle scuole, la semplificazione della burocrazia regionale. Ecco perché - ha osservato l'esponente del Pd - sono convinto che questa occasione vada sostenuta con rigore e serietà per trasformare finalmente la speranza di una Sicilia migliore in realtà. "La scelta di Giosué Marino - ha poi concluso Lumia - è un fatto di straordinaria portata. Marino è uno dei prefetti più bravi, oggi commissario antiracket e antiusura".
Di tutt'altro tenore le dichiarazioni rilasciate dal parlamentare del Pdl, Dore Misuraca: "Alla luce delle dichiarazioni rilasciate in aula dal Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, non ci resta che prendere atto della distanza che ci separa dal governo che è appena nato. Sono molto preoccupato - ha aggiunto - perché il Lombardo quater si configura come governo 'contro' piuttosto che a favore degli interessi reali della Sicilia". "Questo esecutivo - ha aggiunto - stimolerà una serie di forti risentimenti politici. L'accordo di Lombardo con il Pd rende esplicita, infatti, la vocazione al trasformismo politico. In queste ore ha preso forma una giunta a forte trazione Pd, quindi, un ribaltone politico che condurrà in modo surrettizio al governo della Regione alcune forze politiche fortemente penalizzate dal voto popolare del 2008. Si profila, di fatto, la nascita di un governo che elude le regole della democrazia". "Sono queste - ha concluso Misuraca - le motivazioni politiche per le quali il mio gruppo non ha voluto partecipare alla maggioranza e non ha, quindi, alcun rappresentante in questa giunta".
"I nuovi assessori possono davvero stare tranquilli. La Giunta è stata appena varata e già Lombardo pensa al Lombardo-quinques...". Questa la provocazione del co-coordinatore regionale del Pdl, Giuseppe Castiglione.
"Lombardo ha dato vita a un governo abusivo nato da un alto tradimento del patto stretto con gli elettori". Questo il punto di vista della senatrice del Pdl, Simona Vicari. "Un governo solo delle poltrone - ha detto Vicari - fatto con un Pd che è in astinenza di potere, che non ha avuto la fiducia dei siciliani e che continuerà a non averla. E' solo un alchimia politica che nulla di buono porterà alla Sicilia. Miccichè - ha poi concluso Vicari - ha dimostrato lealtà nei confronti del popolo siciliano rompendo con un presidente che sta portando la Sicilia su una deriva comunista e verso il baratro".
Secondo Rudy Maira, capogruppo Udc all'Assemblea regionale siciliana, "le dichiarazioni rese all'Ars dal presidente Raffaele Lombardo non contengono nulla di significativamente politico che giustifichi il varo di un nuovo governo. Abbiamo assistito al pronunciamento di frasi trite e ritrite senza alcun accenno programmatico ad obiettivi in grado di risollevare l'economia siciliana che, invece, sta morendo".  "Mi sembra che nelle parole del presidente Lombardo - ha concluso - ci sia una conversione agli interessi del Pd. Se il nuovo è rappresentato dall'idea di abolire le province e nell'introduzione della doppia scheda nelle elezioni per gli Enti locali, mi sembra davvero poco e cosa risibile".

"Si vada a votare. L'ennesimo governo Lombardo è un altro colpo a una vita politica e istituzionale siciliana ormai ridotta a una guerra per bande, che si svolge in un quadro confuso e degradato". A dirlo è Luca Cangemi, segretario regionale di Rifondazione Comunista "I problemi della Sicilia possono, in questo quadro, solo essere drammaticamente aggravati - ha aggiunto - Il Pd ha una pesantissima responsabilità nell'aver permesso, ormai da tempo, ogni manovra a Lombardo. Oggi fa un nuovo passo nel coinvolgimento in una galassia di schegge politiche, dove non potrà avere che un ruolo sempre più subalterno". "Scioglimento immediato dell'assemblea regionale, - ha detto - restituzione ai cittadini e alle cittadine del diritto di scegliere, costruzione di un'alternativa radicale a partire dalla lotta alla mafia e alla lotta per il lavoro: questi sono gli obiettivi necessari su cui costruire un fronte per il cambiamento in Sicilia".
"Avete tradito la volontà degli elettori che avevano dato una chiara indicazione alternativa e vi state rendendo responsabili di aver azzerato nel parlamento regionale la voce dell'opposizione": così il commissario regionale siciliano dell'Italia dei Valori, Fabio Giambrone, risponde alle dichiarazioni fatte dal collega Giuseppe Lumia a commento del nuovo governo Lombardo. Secondo Giambrone "l'Italia dei Valori aveva più volte chiesto al Pd di recuperare la coerenza ed insieme costruire un'alternativa al governo Lombardo, su programmi per lo sviluppo della Sicilia e nel rispetto dei siciliani, a fronte di una lacerazione della stessa maggioranza che lo aveva eletto. Così, purtroppo, non è stato".
"Il caso Sicilia è il più squallido esempio di inciucio che possa esistere e che mette a nudo il comportamento di alcuni dirigenti del Partito democratico e di quelli dell’Mpa di Lombardo". Questa la dichiarazione del leader dell’IdV, Antonio Di Pietro. "E’ impossibile e inimmaginabile che in Sicilia il governatore si regga con il voto di esponenti del Partito democratico e che a Roma invece dia la fiducia al governo Berlusconi". "E’ soprattutto inaccettabile per noi che vogliamo costruire una nuova coalizione, un nuovo Ulivo, vedere i nostri partner che si alleano con i nostri avversari - ha aggiunto - per questo li richiamiamo all’ordine se vogliono avere una coalizione degna di questo nome. Altrimenti è meglio che se ne vadano dall’altra parte".

Oggi all'Ars si svolgerà il dibattito parlamentare sul Lombardo quater e il programma presentato dal governatore a sala d'Ercole. Sempre oggi il governatore dovrebbe assegnare le deleghe. Deleghe che già mostrano qualche problema in particolare per due dei nuovi componenti della giunta appena varata: gli uffici della presidenza della Regione stanno valutando la presunta incompatibilità tra il ruolo di assessore e quello di dirigente regionale, problema che riguarda Gian Maria Sparma e Letizia Diliberti.
In base alle disposizioni del ministro Brunetta, c'è l'ipotesi che se i due dirigenti accettassero di fare l'assessore, quindi un incarico politico, a conclusione del mandato non potrebbero più ricoprire il ruolo dirigenziale.
"Stiamo verificando - ha detto Lombardo questa mattina, presentando la nuova giunta alla stampa - nel giro di pochi giorni capiremo come agire". A quanto pare, tuttavia, Letizia Diliberti sarebbe intenzionata a non accettare di entrare nella giunta, al suo posto ci sarebbe Marco Salerno, anche lui dirigente regionale e per il quale quindi si ripropone il problema della incompatibilità.
Alla prima riunione della nuova giunta, riunita a palazzo d'Orleans, hanno partecipato 8 assessori su 12. Lombardo ha spiegato che probabilmente confermerà agli assessori riconfermati le deleghe che hanno gestito finora, tranne Gaetano Armao al quale il governatore ha chiesto di fare l'assessore al bilancio invece che ai beni culturali.

[Informazioni tratte da Ansa, Adnkronos/Ing, La Siciliaweb.it, Repubblica/Palermo.it, Corriere.it, GdS.it]

 

 

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22 settembre 2010

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