E con le vendite del pollame siamo alla frutta. Crollo delle vendite fino al 40%

17 ottobre 2005

L'influenza aviaria e gli allarmismi che ha suscitato tra i consumatori cambiano le abitudini degli italiani.
Il pollame si allontana sempre di più dalle tavole e registra, negli ultimi due mesi (agosto e settembre), un crollo medio delle vendite del 20,5%, con punte in alcune zone fino al 40%. Si riscoprono, invece, la carne di maiale (+3,7%) e, a sorpresa, le uova (+5,8%); resta invece al palo la carne bovina (-1,3%).
In crescita gli acquisti di pesce fresco e surgelato (+2,8%), di formaggi (+1,7%), di pasta (+2,5%) e di pane e prodotti di panetteria (+2,6%). Continuano a segnare un andamento negativo la frutta (-4,2%) e gli ortaggi (-5,1%).
A mettere in luce i nuovi dati sull'andamento del mercato è un'indagine condotta dalla Cia (Confederazione italiana agricoltori) per la quale la sindrome da pollo sta provocando pesantissime conseguenze economiche e occupazionali in tutta la filiera avicola, con danni di decine di milioni di euro. Quella che emerge, secondo l'organizzazione, è quindi ''una situazione drammatica che evoca i fantasmi di una seconda mucca pazza''.
La Cia evidenzia che, sempre per quanto riguarda agosto e settembre, si riscontrano flessioni negli acquisti di tutti i prodotti avicoli: per i polli c'è un calo del 25%, per i tacchini del 20%, per le galline del 22%, per le altre specie del settore (oche, anatre, colombi) 16%.

I consumatori si sono orientati - rileva la Cia - verso gli acquisti di carne suina che, dopo mesi di flessione, registra una netta ripresa. Exploit anche per le uova che continuano a rappresentare uno degli alimenti più apprezzati dagli italiani e non sembrano, almeno per il momento, risentire degli effetti provocati dall'influenza aviaria.
Con le uova, infatti, c'è un rapporto di fiducia cresciuto con il passare del tempo. Se nei primi anni '50 ogni italiano ne mangiava appena otto chili l'anno, adesso si sfiorano i 14 (218 uova l'anno). E' evidente, quindi, l'importanza del ruolo che questo prodotto ricopre nella nostra alimentazione, ma anche all'interno del settore agro-alimentare. Basta guardare i dati alla produzione e al consumo del 2004.
L'Italia ha prodotto l'anno scorso 12 miliardi e 837 milioni di pezzi, che corrispondono a 808 mila tonnellate, per un fatturato di 1 miliardo e 350 milioni di euro. Trend positivo dei consumi - sottolinea ancora la Cia - anche per formaggi, pasta, pane e pesce sia fresco che surgelato.
In particolare, i formaggi proseguono il loro costante andamento di crescita, soprattutto quelli a pasta cruda (mozzarella, crescenza, stracchino) che hanno riscosso, in questi ultimi due mesi, un deciso apprezzamento da parte dei consumatori.

Fonte: ANSA

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17 ottobre 2005

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