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E conflitto di attribuzione fu

Ammissibile per la Corte Costituzionale il ricorso del capo dello Stato sulle intercettazioni da parte della Procura di Palermo

20 settembre 2012

I giudici costituzionali hanno dichiarato ammissibile il conflitto d'attribuzione fra poteri dello Stato sollevato dal Quirinale nei confronti della Procura di Palermo, legato alle telefonate intercettate dell'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
I giudici si erano riuniti ieri in mattinata a palazzo della Consulta e dopo una pausa a metà giornata erano tornati a chiudersi in camera di consiglio nel pomeriggio. Il presidente della Corte Costituzionale, Alfonso Quaranta aveva incaricato come relatori i giudici Gaetano Silvestri e Giuseppe Frigo, entrambi di nomina parlamentare, eletti rispettivamente nel 2005 su indicazione del centrosinistra e nel 2008 su indicazione del centrodestra.
Dopo la dichiarazione dell'ammissibilità del conflitto d'attribuzione tra poteri dello Stato, nel caso specifico fra il Quirinale e la procura di Palermo, la Corte Costituzionale dovrà ora entrare nel merito della questione, presumibilmente non prima di un paio di mesi.

Le intercettazioni erano state effettuate indirettamente quando i magistrati palermitani, che indagano sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, misero sotto controllo l'utenza dell'ex ministro dell'Interno, su cui pende una richiesta di rinvio a giudizio per falsa testimonianza.
I contenuti di quelle telefonate, definiti penalmente irrilevanti degli stessi inquirenti, non sono noti, ma la notizia di quelle conversazioni è finita sulla stampa.
Il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, e i sostituti Nino Di Matteo e Antonio Ingroia hanno sempre sostenuto che quelle registrazioni possono essere distrutte solo se lo decide il Gip, in un'apposita udienza. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, invece ha ritenuto lese le proprie prerogative tutelate dall'articolo 90 della Costituzione e si è rivolto alla Consulta. Non uno "scontro" con la Procura palermitana - ha più volte evidenziato il Quirinale - ma un'azione che mira a far chiarezza sul perimetro delle immunità del Capo dello Stato e a riconoscere un principio costituzionale.

Quello arrivato ieri è solo un primo via libera di carattere tecnico-processuale, largamente atteso nell'esito: nessun dubbio infatti sulla fondatezza oggettiva del ricorso né sul fatto che le parti si qualifichino come poteri dello Stato. Solo con la trattazione nel merito si entrerà nel vivo della vicenda. I tempi per arrivarci dovrebbero essere piuttosto stretti. Secondo le prime indicazioni emerse, i giudici avrebbero dato solo sette giorni di tempo al Colle per la notifica del ricorso alla controparte, ossia la Procura di Palermo - che dovrà poi decidere se costituirsi - e intenderebbe affrontare già entro novembre l'esame di merito.
I magistrati palermitani, che continuano a difendere il proprio operato, si attendevano il sì al ricorso. "Non siamo sorpresi - ha commentato il procuratore di Palermo, Francesco Messineo -. La valutazione di ammissibilità è un passaggio processuale, serve a stabilire se ci sono i presupposti astratti del conflitto di attribuzione. Ma non ha nessuna incidenza su fondatezza dei contenuti, quindi sul ricorso".
"È andato tutto come previsto, la decisione della Consulta non mi sorprende affatto. Aspettiamo adesso di vedere cosa succederà nella prossima fase, solo allora la vicenda entrerà nel vivo", ha aggiunto il procuratore Antonio Ingroia.

"Andiamo avanti nel nostro lavoro, nell'inchiesta e nel processo - ha aggiunto il pm Nino Di Matteo -. Siamo convinti di avere agito nel pieno rispetto della legge in vigore".
I pm di Palermo adesso dovranno stabilire se difendersi da soli, come pure è teoricamente possibile, o se nominare gli avvocati costituzionalisti, ammessi a patrocinare davanti alla Consulta, con i quali sono già stati presi contatti nelle scorse settimane.

"Ora la Corte Costituzionale potrà fare chiarezza sulla procedura da seguire" per la distruzione di intercettazioni indirette che coinvolgano il Capo dello Stato, ha commentato il presidente dell'Anm, Rodolfo Sabelli. "Un'ordinanza di ammissibilità di un ricorso per conflitto di attribuzione è molto diversa da una decisione nel merito - ha aggiunto il leader del sindacato delle toghe -. Come ho già osservato in passato, credo l'intera vicenda debba essere ricondotta nei limiti di un problema procedurale, e non letta come un conflitto in altri sensi". "La stessa Procura di Palermo - ha sottolineato ancora Sabelli - ha rilevato che quelle intercettazioni sono penalmente irrilevanti, andrebbero comunque distrutte. Si discute se questo debba avvenire o meno dopo una Camera di Consiglio. Il tema della distruzione di intercettazioni è disciplinato dal Codice di procedura penale, in cui, però, non si parla delle intercettazioni indirette al Capo dello Stato".

Nella vicenda non mancano, ovviamente, implicazioni politiche, vuoi per il ruolo di Napolitano - che tra l'altro terminerà nei prossimi mesi il proprio mandato - vuoi perché è in gioco l'uso di intercettazioni, tema tornato incandescente nelle ultime settimane. Non è casuale, tra l'altro, che siano stati indicati ben due relatori, tra i giudici costituzionali, per la disamina del ricorso, scelti anche in un'ottica di "par condicio", se così si può dire: Gaetano Silvestri e Giuseppe Frigo, entrambi di nomina parlamentare, il primo eletto su indicazione del centrosinistra, il secondo del centrodestra.
Quale scenario potrebbe aprirsi in fase di merito? Un'indicazione arriva da un presidente emerito della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli, che prospetta due possibili strade: "La Corte - spiega il giurista - potrebbe sollevare dubbio di legittimità costituzionale di fronte a se stessa per la legge ordinaria nelle parte in cui non prevede la distruzione delle intercettazioni occasionali del Capo dello Stato. Oppure potrebbe ritenere immediatamente operativo il divieto a intercettare ricavandolo per via interpretativa dalla Costituzione, partendo dall'art. 90 sulle immunità del Capo dello Stato".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, ANSA, Repubblica.it, Lasiciliaweb.it]

- Conflitto di attribuzione (Guidasicilia.it, 17/07/12)

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20 settembre 2012
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