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E' la morte dell'individuo..

A 40 anni dal rapporto di Harvard il Vaticano riapre la discussione sulla morte cerebrale

03 settembre 2008

AGGIORNAMENTO
Vaticano: "Posizione della Chiesa su trapianti non cambia" - "La posizione della Chiesa sui trapianti d'organi non cambia, rimane la stessa di quarant'anni fa secondo l'intuizione che fu di Pio XII". Dunque nessun cambiamento nel consenso della Chiesa ai trapianti d'organi. E' quanto spiegano dal Pontificio consiglio per la pastorale della salute all'Adnkronos in merito all'articolo firmato da Lucetta Scaraffia e pubblicato dall'Osservatore Romano sul problema della morte cerebrale e sui trapianti d'organi. "Non è cambiato niente nella dottrina della Chiesa su questo punto - spiegano ancora dal 'ministero della salute' vaticano - certo la questione è delicata perché come si sa gli organi devono avere ancora dei segni di vita per essere espiantati". Dunque quanto scritto da Scaraffia "è un'opinione personale, anche se è utile che un certo dibattito prosegua su questi temi, la scienza va avanti ci sono dei progressi, si discute. Ma la posizione della Chiesa rimane la stessa di quarant'anni fa".
In particolare viene sottolineata la visione di lungo periodo, l'intuizione di Pio XII che seppe vedere per tempo il problema e parlò di trapianti. Ancora, sottolineano dal dicastero vaticano, è noto che non conosciamo il "momento esatto della morte" abbiamo tutta una serie di elementi, ma non sappiamo quale sia il momento esatto. Tuttavia la questione non interferisce con la questione trapianti d'organi. [Adnkronos/Ing]
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Occorre rimettere in discussione la definizione di morte cerebrale. Lo scrive L'Osservatore Romano a quarant'anni dal rapporto di Harvard che "cambiava la definizione di morte basandosi non più sull'arresto cardiocircolatorio, ma sull'encefalogramma piatto: da allora l'organo indicatore della morte non è più soltanto il cuore, ma il cervello".
"Si tratta - sottolinea l'Osservatore Romano - di un mutamento radicale della concezione di morte, che ha risolto il problema del distacco dalla respirazione artificiale, ma che soprattutto ha reso possibili i trapianti di organo, accettato da quasi tutti i Paesi avanzati (dove è possibile realizzare questi trapianti), con l'eccezione del Giappone. Anche la Chiesa cattolica, consentendo il trapianto degli organi, accetta implicitamente questa definizione di morte, ma con molte riserve: per esempio, nello Stato della Città del Vaticano non è utilizzata la certificazione di morte cerebrale".

Nuove ricerche scientifiche hanno però riaperto la discussione e alcuni sono "concordi nel dichiarare che la morte cerebrale non è la morte dell'essere umano. Il rischio di confondere il coma (morte corticale) con la morte cerebrale è sempre possibile". "E questa preoccupazione - aggiunge l'Osservatore Romano - venne espressa al concistoro straordinario del 1991 dal cardinale Ratzinger nella sua relazione sul problema delle minacce alla vita umana: 'Più tardi, quelli che la malattia o un incidente faranno cadere in un coma 'irreversibile', saranno spesso messi a morte per rispondere alle domande di trapianti d'organo o serviranno, anch'essi, alla sperimentazione medica ('cadaveri caldi')". "Queste considerazioni aprono ovviamente nuovi problemi per la Chiesa cattolica, la cui accettazione del prelievo degli organi da pazienti cerebralmente morti, nel quadro di una difesa integrale e assoluta della vita umana, si regge soltanto sulla presunta certezza scientifica che essi siano effettivamente cadaveri - continua l'Osservatore Romano - Ma la messa in dubbio dei criteri di Harvard apre altri problemi bioetici per i cattolici: l'idea che la persona umana cessi di esistere quando il cervello non funziona più, mentre il suo organismo, grazie alla respirazione artificiale, è mantenuto in vita, comporta una identificazione della persona con le sole attività cerebrali, e questo entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica, e quindi con le direttive della Chiesa nei confronti dei casi di coma persistente".

"Il quarantesimo anniversario della nuova definizione di morte cerebrale - conclude - sembra quindi riaprire la discussione, sia dal punto di vista scientifico generale, sia in ambito cattolico, al cui interno l'accettazione dei criteri di Harvard viene a costituire un tassello decisivo per molte altre questioni bioetiche oggi sul tappeto, e per il quale al tempo stesso costa rimettere in discussione uno dei pochi punti concordati tra laici e cattolici negli ultimi decenni".

Ferma la replica del mondo scientifico, nelle parole di Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti: "Il criterio di morte cerebrale per sancire la morte di un individuo è l'unico scientificamente valido". Inoltre, "la comunità scientifica mondiale approva i criteri stabiliti dal rapporto di Harvard e le critiche, che arrivano da frange minoritarie, sono basate essenzialmente su considerazioni non scientifiche". Conclude lo scienziato: "In tutti i paesi scientificamente evoluti i criteri sono stati recepiti come norma". In Italia nel 1978 sono diventati legge, poi riconfermati da una legge successiva, nel 1993.
Anche Vincenzo Carpino, presidente dell'Associazione anestesisti-rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi), conferma la posizione di fatto della comunità scientifica: la morte cerebrale "resta al momento l'unico criterio valido, in mancanza di nuove evidenze scientifiche, per definire il decesso di un individuo". E aggiunge: "Quando in rianimazione i medici rilevano un accertamento di encefalogramma piatto, trasmettono la notizia alla direzione sanitaria, che a sua volta istituisce un collegio di tre medici (un anestesista-rianimatore, un medico legale e un neurofisiologo) che, a prescindere dalla fascia di età del paziente, effettua un periodo di 6 ore di osservazione con un protocollo preciso". "La morte cerebrale", conclude Carpino, "è la morte dell'individuo".
Invece per Giancarlo Umani Ronchi, ordinario di medicina legale alla Sapienza di Roma e membro del Comitato nazionale di bioetica, i criteri di accertamento della morte cerebrale risalenti a 40 anni fa "lasciano molto perplessi. Dalla morte cerebrale non ci si riprende, ma sui criteri di accertamento si discute da anni".

Duro il commento di Maurizio Mori, presidente della Consulta di bioetica: "Sulle questioni di fine vita, la Chiesa non è più in grado di dare risposte ai nuovi problemi e diffonde inutile panico. Non sapendo più come gestire le nuove tecniche e trovandosi in serissime difficoltà sul caso Englaro, preferisce gettare discredito su tutte le nuove tecnologie, venendo anche a rimettere in discussione i trapianti d'organo. L'obiettivo è chiaro: bloccare il caso Englaro e fissare barriere alla legge sul testamento biologico che sarà tanto restrittiva da essere inutilizzabile".
A Mori ha risposto padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano: "Il testo dell'Osservatore Romano è un interessante e autorevole articolo firmato dalla signora Lucetta Scaraffia, ma non può essere considerato una posizione del magistero della Chiesa".
Per Ignazio Marino, senatore del Pd e chirurgo dei trapianti, la posizione dell'Osservatore Romano è "molto pericolosa e può mettere a serio rischio il futuro dei trapianti". Marino ha ricordato che Giovanni Paolo II, partecipando nel 2000 al congresso della Transplantation Society a Roma, "ha dato un riconoscimento etico e morale alla tecnica del trapianto di organi e ai criteri scientifici, come quello della morte cerebrale".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Repubblica.it, Corriere.it]

- "I segni della morte" di Lucetta Scaraffia

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03 settembre 2008
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