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È morto Bernardo Provenzano

Il numero uno di Cosa nostra è deceduto nell'ospedale San Paolo di Milano dove era ricoverato da più di un anno

13 luglio 2016

E' morto, nel reparto ospedaliero di San Vittore dove era detenuto da quasi due anni, il boss Bernardo Provenzano.
Ormai da più di un anno diverse perizie lo avevano indicato come poco più di un vegetale. Nonostante questo, però, con il parere favorevole di diverse procure e anche della Direzione nazionale antimafia, Provenzano era rimasto recluso al regime duro del 41 bis. L'ultima proroga del 41 bis era stata firmata dal ministro di grazia e giustizia Orlando nell’aprile scorso.

Ottantatre anni, Provenzano venne arrestato dopo una latitanza di 43 anni l'11 aprile del 2006 in una masseria di Corleone, a poca distanza dall'abitazione dei suoi familiari. Si nascondeva nel casolare di un pastore che produceva formaggi.
Tutti i processi in cui era ancora imputato, tra cui quello sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, erano stati sospesi perché il boss, sottoposto a più perizie mediche, era stato ritenuto incapace di partecipare.
Grave stato di decadimento cognitivo, lunghi periodi di sonno, rare parole di senso compiuto, eloquio assolutamente incomprensibile, quadro neurologico in progressivo, anche se lento, peggioramento: è l'ultima diagnosi che i medici dell'ospedale hanno depositato. Nelle loro conclusioni i medici dichiaravano il paziente "incompatibile con il regime carcerario", aggiungendo che "l'assistenza che gli serve è garantita solo in una struttura sanitaria di lungodegenza".

Da anni l'avvocato del boss, Rosalba Di Gregorio, aveva chiesto senza successo, la revoca del regime carcerario duro e la sospensione dell'esecuzione della pena per il suo assistito, proprio in virtù delle sue condizioni di salute. "Provenzano per me è morto quattro anni fa, dopo la caduta nel carcere di Parma e l'intervento che ha subìto. Da allora il 41 bis è stato applicato ai parenti e non a lui, visto che non era più in grado di intendere e volere e di parlare da tempo", ha detto l'avvocato che negli ultimi anni ha presentato due istanze di revoca del carcere duro e tre di sospensione dell' esecuzione della pena. Tutte sono state respinte.
La moglie e i figli di Provenzano, giunti a Milano il 10 luglio, il giorno stesso sono stati autorizzati ad incontrare il loro congiunto. Lo rende noto un comunicato dell'ufficio stampa del dipartimento dell'amministrazione penitenzaria presso il ministero della Giustizia. L'avvocato Di Gregorio dice che i familiari avevano fatto una nuova istanza al Dap per potere incontrare nuovamente il loro congiunto, ma fino a ieri non avevano avuto alcuna risposta. "So che il Dap era in attesa dei pareri delle procure competenti, cioè Palermo, Caltanissetta e Firenze - spiega l'avvocato - ma fino a ieri non avevano ottenuto alcuna risposta e nel frattempo il mio cliente è morto".

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13 luglio 2016
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