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E' nata l'Agenzia per i beni confiscati

Il decreto convertito in legge dal Senato. La sede principale sarà a Reggio Calabria, una base operativa anche a Palermo

31 marzo 2010

Un paio di settimane fa il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha inaugurato la sede dell'Agenzia nazionale per la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Maroni ha tagliato il nastro all'ingresso dell'immobile messo a disposizione dal Comune di Reggio calabria.
Alla cerimonia erano presenti il Sindaco Giuseppe Scopelliti, oggi presidente della Regione Calabria, il Procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso, il Procuratore Capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone. A gestire la struttura sarà il Prefetto Alberto Di Pace.
"È una giornata da incorniciare - aveva detto in quella occasione il responsabile del Viminale - perchè l'inaugurazione dell'Agenzia rappresenta un fatto determinante nell'aggressione ai patrimoni della 'ndrangheta e di tutta la criminalità organizzata. Siamo molto fiduciosi, insieme al direttore dell'Agenzia, prefetto Alberto Di Pace, sul ruolo che dovrà svolgere l'Agenzia per la gestione dei patrimoni mafiosi che non sono soltanto qui e in Sicilia, ma anche in altre regioni. E per tale motivo l'Agenzia avrà anche sedi decentrate per potere intervenire meglio sui patrimoni presenti anche nelle singole regioni. Questa è una battaglia di tutti".

Ieri il Senato ha approvato, in via definitiva, con un voto all'unanimità, la conversione in legge del decreto che istituisce l'Agenzia. L'opposizione, su invito del governo e della maggioranza, ha ritirato gli emendamenti ed è passato il testo già approvato dalla Camera.
L'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata opererà sotto la vigilanza del ministro dell'Interno. L'Agenzia avrà anche una sede operativa a Palermo come stabilisce un ordine del giorno, caldeggiato dal presidente del Senato Schifani e accolto dal governo.
"Il segnale che esci oggi dal Parlamento è un segnale fortissimo" ha detto il ministro Roberto Maroni, nel suo intervento al Senato, poco prima del voto finale per la conversione in legge del decreto istitutivo della Agenzia. "E' importante il voto unanime che c'è stato alla Camera - ha detto Maroni poco prima del voto in Aula - ed è importante quello unanime che mi auguro ci sia al Senato". Per Maroni, "tutte le forze politiche, pur tra le distinzioni e le differenze che rendono viva e vivace la democrazia, su questo tema, il contrasto alla criminalità organizzata, sono unite in uno sforzo che sono sicuro i nostri cittadini apprezzeranno".
Maroni, nel suo intervento, ha voluto ringraziare "tutti coloro che hanno contribuito alla discussione e al miglioramento, tutti i gruppi, di maggioranza e opposizione alla Camera e al Senato, che hanno formulato proposte, molte delle quali sono state accolte, e che hanno reso il provvedimento iniziale più efficace, migliore della sua formulazione attuale" . Altre proposte che sono state formulate nel dibattito, ha aggiunto Maroni, "non sono entrate nel provvedimento, non perché non fossero migliorative, ma per i tempi. E allora - ha proseguito il ministro - nello spririto di grande intesa che su questo provvedimento abbiamo verificato io formulo l'impegno a ritornare in Parlamento per rendere noti i risultati dell'attuazione di questa nuova Agenzia, dopo la fase inziale, e per realizzare e introdurre tutte quelle modifiche e quei suggerimenti che saranno utili per rendere questo strumento ancora più efficace".

Il senatore del Pd Giuseppe Lumia, nel corso del dibattito sul decreto legge per l’istituzione dell’Agenzia ha detto: "Se si farà una sede a Palermo si scelga Corleone. Lì ha un grande significato reale e simbolico". "Abbiamo evitato - ha spiegato Lumia - che una buona idea si trasformasse in un provvedimento sterile. Tuttavia le criticità non mancano. Il decreto, infatti, non prevede: l’impiego di personale qualificato, come quello dell’Agenzia del demanio che ha già maturato esperienze in questo campo; l’istituzione dei comitati provinciali coordinati dai prefetti per la gestione dei beni a livello locale; il coinvolgimento degli Enti locali; la previsione di un fondo per il recupero dei beni spesso vandalizzati dai mafiosi".

Come funzionerà l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

Gli organi dell'Agenzia, che restano in carica per quattro anni e sono rinnovabili solo una volta nel mandato, sono il direttore (il prefetto Alberto Di Pace), il consiglio direttivo ed il collegio dei revisori. Del collegio direttivo faranno parte: un rappresentante del ministero dell'Interno; un magistrato designato dal ministero della giustizia; un altro individuato dal Procuratore Nazionale Antimafia; il direttore dell'Agenzia del Demanio o un suo delegato.
L'organizzazione dell'Agenzia sarà disposta con dei regolamenti, in base ai quali i rapporti tra l'Agenzia e l'Agenzia del Demanio riguardo all'amministrazione ed alla custodia dei beni confiscati (per i quali l'organismo funzionerà da amministratore giudiziario) saranno regolati da un'apposita convenzione non onerosa.
Sostanzialmente, la nuova Agenzia, che allo stato avrà una struttura di circa 30 dipendenti, dovrà avvalersi nel suo operato anche della collaborazione dell'Agenzia del Demanio e delle prefetture territoriali. Il magistrato non verrà più esautorato da ogni potere subito dopo il momento della confisca, così com'era previsto nel testo originario, ma continuerà ad avere un rapporto diretto con l'amministratore incaricato di gestire i beni.
All'Agenzia verranno affidati vari compiti tra cui quello di coadiuvare l'autorità giudiziaria nell'amministrazione e nella custodia dei beni sequestrati. Ma, dopo il decreto di confisca di primo grado, potrà anche amministrare il bene da sola per proprio conto, oppure servirsi di un amministratore che potrà restare anche quello che ha gestito l'immobile o la società nella fase iniziale. E quando il bene risulti improduttivo o inutilizzabile potrà ordinarne la demolizione o distruzione.
Non potranno essere nominati amministratori, né loro collaboratori, le persone nei cui confronti il provvedimento è stato disposto, né loro parenti, affini e conviventi. Ma soprattutto non potranno aspirare a tale incarico persone condannate a una pena che comporti l'interdizione dei pubblici uffici anche temporanea o chi è stato oggetto di una misura di prevenzione. In più, per l'affidamento dell'incarico di amministratore si dovranno seguire criteri di rotazione e di trasparenza.
Il provvedimento introduce anche importanti novità per quanto riguarda l'intenzione del governo di voler vendere i beni sequestrati alla criminalità. Prima di tutto non potranno più essere "svenduti" all'asta con il rischio di farli tornare alle cosche, ma si dovranno vendere normalmente, a trattativa privata, e per un prezzo che non sia inferiore all'80% del loro valore effettivo.

[Informazioni tratte da Ansa, La Siciliaweb.it, Adnkronos/Ing]

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31 marzo 2010
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