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E' ora di fare penitenza

Compleanno 'amaro' per Benedetto XVI: "Finora l'abbiamo evitata ma adesso è necessaria di fronte agli attacchi"

16 aprile 2010

E' un compleanno amaro quello di quest'anno per Benedetto XVI che oggi compie 83 anni. La festa, infatti, cade proprio nel pieno della bufera dei casi di pedofilia nella Chiesa e alla vigilia della visita del Papa a Malta, primo viaggio internazionale del 2010. Una due giorni durante la quale Benedetto XVI affronterà temi importanti come l'immigrazione, le radici cristiane dell'Unione europea, il ruolo di Malta nell'Ue e durante i quali potrebbe anche incontrare le vittime di alcuni casi di abusi sessuali da parte di religiosi nell'Isola.

Ieri papa Ratzinger ha detto, in un raro riferimento pubblico agli abusi su minori compiuti da sacerdoti, che la Chiesa deve fare penitenza per i propri peccati. "Adesso, sotto gli attacchi del mondo che ci parlano dei nostri peccati, vediamo che poter fare penitenza è grazia e vediamo come sia necessario fare penitenza, riconoscere ciò che è sbagliato nelle nostre vite", ha detto il Papa in una messa in Vaticano.
Questo comporta "aprirsi al perdono, prepararsi al perdono, lasciarsi trasformare", ha spiegato il Pontefice, che l'ultima volta aveva fatto riferimento allo scandalo in una lettera agli irlandesi, resa pubblica lo scorso 20 marzo.
Il fatto che Benedetto XVI si sia concentrato sulla penitenza contrasta con i recenti interventi di alti prelati tesi a difendere con forza la Chiesa e il Papa da quella che considerano una campagna orchestrata da media ostili. Il predicatore personale del Papa, padre Raniero Cantalamessa, è arrivato a suggerire un accostamento tra la presunta campagna contro la Chiesa e l'antisemitismo, suscitando aspre critiche nella comunità ebraica (LEGGI).
Il Ratzinger ha comunque sottolineato che "il conformismo che rende obbligatorio pensare e agire come tutti gli altri, e la sottile - o non così sottile - aggressione nei confronti della Chiesa dimostra come questo conformismo possa essere una vera dittatura". "Devo dire che noi cristiani, anche negli ultimi tempi - ha continuato il Pontefice -, abbiamo spesso evitato la parola penitenza, che ci appariva troppo dura. Adesso sotto gli attacchi del mondo che ci parlano dei nostri peccati, vediamo che poter far penitenza è grazia e vediamo come sia necessario fare penitenza, riconoscere cioè ciò che è sbagliato nella nostra vita".

"L'obbedienza a Dio ha il primato", ha quindi ricordato Ratzinger, "bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini". "L'obbedienza a Dio", ha spiegato il Papa, "dà a Pietro la libertà di opporsi alla suprema istituzione religiosa. Parimenti, Socrate davanti al Tribunale di Atene, che gli offre la libertà a patto di non ricercare più Dio, non deve obbedire a questi giudici, comprare la sua vita perdendo se stesso, ma deve obbedire a Dio. Obbedienza a Dio che dà libertà".
Al contrario nei tempi moderni - ha osservato ancora Benedetto XVI - "si è teorizzata la liberazione dell'uomo, anche dall'obbedienza a Dio: l'uomo sarebbe libero, autonomo, e nient'altro. Ma questa autonomia è una menzogna, una menzogna ontologica, perché l'uomo non esiste da se stesso e per se stesso; è una menzogna politica e pratica, perché la collaborazione e la condivisione delle libertà è necessaria e se Dio non esiste, se Dio non è un'istanza accessibile all'uomo, rimane come suprema istanza solo il consenso della maggioranza. Poi il consenso della maggioranza diventa l'ultima parola alla quale dobbiamo obbedire e questo consenso - lo sappiamo dalla storia del secolo scorso - può essere anche un consenso nel male. Cosi vediamo che la cosiddetta autonomia non libera l'uomo".

Mentre Benedetto XVI parlava di ''fare penitenza'', rispondendo ai giornalisti a margine di una conferenza stampa, il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, inquadrava il comportamento che i vescovi devono tenere in Italia di fronte ai presunti casi di pedofilia commessi da sacerdoti. L'Italia, ha spiegato mons. Crociata, "è uno di quei Paesi in cui la legge civile non prevede l'obbligo di denuncia da parte dei vescovi, ma ci atteniamo all'indicazione generale che il Papa ha dato nella sua lettera agli Irlandesi e cioè - ha sottolineato il segretario della Cei - la massima cooperazione che si esprime invitando le vittime o i colpevoli a denunciare e a non porre nessun ostacolo perché la giustizia civile faccia il suo corso".

Sempre ieri a Berlino, davanti la Porta di Brandeburgo, alcune centinaia di ex collegiali tedeschi, vittime anche di abusi sessuali da parte di religiosi, hanno inscenato ina protesta chiedendo a gran voce scuse e riparazioni da parte dello Stato e della Chiesa. I circa 250 partecipanti alla manifestazione organizzata dall'organizzazione 'Ehemalige Heimkinder' (Ex bambini dei collegi) hanno aspramente rimproverato alle istituzioni civili e religiose alle quali erano stati affidati tra il 1950 e 1975 di avere violato i loro diritti umani. Essi hanno affermato che centinaia di migliaia di bambini e adolescenti in quegli anni sono stati costretti a lavori forzati, hanno ricevuto scarso nutrimento e quasi nessuna istruzione, spesso subendo anche violenze fisiche estreme e abusi sessuali. La manifestazione è stata organizzata in coincidenza con un incontro tra il ministro della Giustizia, Sabine Leutheusser-Schnarrenberg e il presidente della conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch. Il colloquio ha portato a un impegno comune tra governo tedesco e Chiesa cattolica a combattere insieme in Germania la piaga degli abusi sessuali su minorenni, avvenuti spesso in scuole e istituzioni cattoliche, ma senza risparmiare quelle protestanti o i collegi laici.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Apcom, Reuters, Ansa]

 

 

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16 aprile 2010
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