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E questa sarebbe una condanna "esemplare"?

Un insegnate di Palermo è stata condannata ad un mese di carcere perché aveva punito un alunno bullo facendogli scrivere "sono deficiente"

19 febbraio 2011

Giuseppa Valido, 59 anni, insegnante ormai in pensione a Palermo, quando ancora insegnava, all'inizio dell'estate del 2007, si "macchio di una colpa" che adesso la giustizia (?) ha deciso di farle pagare... Avendo già parlato di questa vicenda (assurda) vogliamo brevemente riassumere i fatti: all'inizio del giugno 2007, in una scuola media palermitana, un'insegnate viene a scoprire che l'alunno più bullo della sua classe da parecchio tempo tormenta uno dei suoi compagni, costringendolo a non andare nel bagno dei maschi perché è gay. L'insegnate pensa dunque che non si debba soprassedere sul comportamento del ragazzo e per punizioni gli fa scrivere per  cento volte sul quaderno ''sono un deficiente''. Il bulletto lo fa, omettendo per cento volte la ''i'' dalla parola deficiente, e fa vedere il quaderno al padre che ne rimane ''sconvolto'', tanto da denunciare la donna. Secondo il pm, che aveva chiesto una condanna di due mesi di carcere, la risposta della docente di Lettere, trent'anni di insegnamento alle spalle, era stata sproporzionata rispetto al comportamento del suo alunno dodicenne...
In un primo momento l'insegnate era stata assolta ma, il pm insieme alla parte civile aveva presentato ricorso, e nel giudizio di secondo grado il pg aveva addirittura chiesto una condanna a 14 giorni di reclusione! Nei giorni scorsi Giuseppa Valido è stata condannata ad un mese di carcere per abuso di mezzi di correzione! L'imputata però non andrà in cella per via della sospensione della pena e per il condono.

Pensate che stiamo scherzando? Pensate che non si possa arrivare a tali parossismi civili e giudiziari? E' meglio che vi ricrediate perché, ahinoi, è tu vero. E' successo veramente.

Per il legale dell'insegnante, Sergio Visconti: "non è stata fatta giustizia. La mia cliente è profondamente offesa ed amareggiata. Si sente tradita dalle istituzioni". Di parere contrario il padre dell'alunno: "Ha avuto quello che si meritava. Doveva pagare il conto. Dopo quella punizione sono stato costretto a portare mio figlio dalla psicologo". Speriamo, per via dell'attegiamento da 'bullo' per il quale l'insegnate aveva deciso di punirlo. Sì, perché vogliamo ripetere qual'è stato il motivo della punizione: il ragazzino fu punito perché, insieme a due coetanei, aveva impedito a un compagno di classe di entrare nel gabinetto dei maschi dicendogli "non ti facciamo passare perché tu sei una femminuccia, un gay". Il piccolo era scoppiato in lacrime e la professoressa aveva deciso di punire il responsabile. Uno degli autori della bravata aveva chiesto scusa, ma non il presunto bullo. Era così scattata la punizione e l'insegnante aveva imposto all'alunno di darsi del deficiente.
"Una lezione di vita" per la professoressa. Un "abuso dei mezzi di correzione" per i giudici. "Mia moglie è amareggiata, ha lasciato la città dopo la sentenza. Per un po' rimarrà fuori Palermo" ha raccontato Salvatore Ienna, il marito di Giuseppa Valido. Altro non hanno voluto dire e la signora Valido non ha voluto commentare in alcun modo la sentenza.
"La mia cliente non se la sente di parlare. E' sconfortata - ha detto l'avvocato Visconti -. Mi ha detto che le viene da piangere e non potrebbe affrontare in pubblico una discussione sulla vicenda che la vede protagonista". "La mia cliente - ha aggiunto il legale - non si dà pace. Si sente tradita dalle istituzioni che ha cercato di garantire anche insegnando ai ragazzi che non si devono discriminare gli altri". "Mi ha detto - ha concluso - che forse alla luce della sentenza sarebbe stato meglio non intervenire".

- L'insegnante che ha fatto scrivere ''sono un deficiente'' all'alunno bullo... (Guidasicilia.it, 10/07/07)

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19 febbraio 2011
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