E se scoprissimo che anche l’Eroe dei due mondi aveva contratto dei debiti?

E mentre gli eredi litigano per una casa di Caprera, dagli archivi del Banco di Napoli salta fuori una cambiale.

06 febbraio 2003

Dai sotterranei del Banco di Napoli sarebbe riemersa una cambiale, datata 2 settembre 1877, con la quale Giuseppe Garibaldi dava la propria garanzia a totale estinzione dell’allora ragguardevole somma di lire 200 – oggi un milione di euro – accordata a suo figlio Menotti.

Qualcuno afferma che l’Eroe dei due mondi, con i soldi del prestito, si fosse comprato Caprera e che, successivamente, avesse respinto con indignazione la richiesta di estinzione del debito dicendo: ''non vi ho forse liberati; pretendete forse che restituisca un prestito?''.


Ad insorgere in difesa di Giuseppe Garibaldi è la pronipote Anita: ''non ho avuto il piacere di vedere ancora quei documenti di cui tanto si parla; sono a conoscenza di un mutuo fondiario acceso dal figlio Menotti per recuperare una distesa di terra delle paludi pontine''.

L'intento secondo la pronipote sarebbe stato benefico e tendeva al recupero di terre da dividere poi in tanti appezzamenti per consegnarli ai contadini: ''lavorarono tanto a questo progetto Garibaldi e i suoi figli – dice la pronipote Anita – tanto che uno di loro, Menotti, appunto, si ammalò di malaria e ne morì''.

In ogni caso, anche volendolo, l'Eroe non poteva far fronte al pagamento della somma perché non aveva introiti e aveva addirittura rinunciato di sua spontanea volontà alla pensione offertagli dallo Stato.

E i soldi per comprare la sua amata Caprera allora dove li ha trovati? Sempre secondo la pronipote l'illustre antenato avrebbe riscattato l'isola pagandola, come diremmo oggi, in due rate: per la prima rata fu aiutato dal fratello che lavorava negli Stati Uniti e, per la seconda parte, sarebbe stato aiutato da una ''piccola somma'' ricevuta in dono da un’ardente ammiratrice britannica che, secondo alcune malelingue, fu anche la sua amante.

Giacomo Mangiaracina

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06 febbraio 2003

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