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E' un'indecente proposta razzista

Famiglia cristiana contro la proposta del ministro dell'Interno di prendere le impronte ai Rom

01 luglio 2008

"Alla prima prova d'esame i ministri 'cattolici' del governo del Cavaliere escono bocciati, senza appello. Per loro la dignità dell'uomo vale zero. Il principio della responsabilità di proteggere (cioè, il riconoscimento dell'unità della famiglia umana e l'attenzione per la dignità di ogni uomo e donna), ampiamente illustrato da papa Benedetto XVI all'Onu, è carta straccia. Nessuno che abbia alzato il dito a contrastare Maroni e l'indecente proposta razzista di prendere le impronte digitali ai bambini rom".
E' un presa di posizione dura quella espressa da 'Famiglia cristiana', il settimanale edito dalle Paoline, nell'editoriale pubblicato sul prossimo numero. La seconda dura critica contro un governo che viene guidato da un premier troppo occupato dalle sue beghe giudiziarie per pensare alle reali problematica di un Paese in gionocchio, e un ministro dell'Interno convinto che si possa fare giustizia spargendo paura e minacciando interventi che somigliano pericolosamente a quelli dei periodi più bui.

"Avremmo dato credito al ministro - prosegue l'editoriale di Famiglia cristiana - se, assieme alla schedatura, avesse detto come portare i bimbi rom a scuola, togliendoli dagli spazi condivisi coi topi. Che aiuti ha previsto? Nulla. Il prefetto di Roma, Carlo Mosca, s'è rifiutato di schedare, il presidente del Veneto, Galan, ha parlato di 'fantapolitica', ma il ministro non arretra d'un millimetro. Non stupisce, invece, il silenzio della nuova presidente della commissione per l'Infanzia, Alessandra Mussolini (non era più adatta Luisa Santolini, ex presidente del Forum delle famiglie?), perché le schedature etniche e religiose fanno parte del Dna familiare e, finalmente, tornano a essere patrimonio di governo". "Non sappiamo cosa ne pensi Berlusconi: permetterebbe che agenti di polizia prendessero le impronte dei suoi figli o dei suoi nipotini? A sessant'anni dalle leggi razziali, l'Italia non ha ancora fatto i conti con le sue tragiche responsabilità (non ce ne siamo vergognati abbastanza). In particolare, quei conti non li ha fatti il centrodestra al governo, se un ministro propone il concetto di razza nell'ordinamento giuridico. Perché di questo si tratta. Come quando i bambini ebrei venivano identificati con la stella gialla al braccio, in segno di pubblico ludibrio".
"Oggi, con le impronte digitali, uno Stato di polizia - denuncia ancora 'Famiglia cristiana' - mostra il volto più feroce a piccoli rom, che pur sono cittadini italiani. Perché non c'è la stessa ostinazione nel combattere la criminalità vera in vaste aree del Paese? Rende meno, forse, politicamente?".
"La schedatura di un bambino rom, che non ha commesso reato, viola la dignità umana. Così come la proposta di togliere la patria potestà ai genitori rom è una forzatura del diritto: nessun Tribunale dei minori la toglierà solo per la povertà e le difficili condizioni di vita. E' giusto reprimere, con forza, chi nei campi nomadi delinque, ma le misure di Maroni non servono a combattere l'accattonaggio (che non è reato)".

"C'è un solo modo perché i bambini rom non vadano a rubare: mandarli a scuola. Qui, sì, ci vorrebbe un decreto legge perché, ogni mattina, pulmini della polizia passassero nei campi nomadi a raccoglierli. Per la sicurezza sarebbero soldi ben spesi". "Quanto alle impronte, se vogliamo prenderle, cominciamo dai nostri figli; ancor meglio, dai parlamentari: i cittadini saprebbero chi lavora e chi marina, e anche chi fa il furbo, votando al posto di un altro. L'affossa 'pianisti' - conclude 'Famiglia cristiana' - sarebbe l'unico 'lodo' gradito agli italiani".

Le affermazioni di Famiglia cristiana, le uniche vere affermazioni che fino ad ora hanno avuto la caratura di essere affermazioni "contro", hanno scatenato una ridda di polemiche. "Con l'editoriale sulla proposta Maroni di prendere le impronte ai minori nomadi, 'Famiglia Cristiana' si iscrive a pieno titolo nel gruppo dei critici 'a prescindere' del Governo Berlusconi", ha osservato Alfredo Mantovano, sottosegretario all'Interno, mentre il ministro degli Esteri, Franco Frattini, sottolinea che i prefetti devono eseguire l'ordinanza. Per Alessandra Mussolini "l'articolo di Famiglia Cristiana è un misto di confusione e intolleranza".
Sul lato opposto Giorgio Tonini, Pd: "Le parole ferme e puntuali di Famiglia cristiana, a cui va il mio totale apprezzamento, denunciano in maniera autorevole il carattere inquietante del provvedimento di schedatura delle impronte dei bambini Rom voluto dal ministro Maroni". Paolo Ferrero (Prc) ha invece lanciato l'idea della disobbedienza civile contro la proposta Maroni.

"Non solo non capiamo come questa schedatura possa portare risultati positivi, ma il rischio è quello di criminalizzare le vittime che sono i bambini stessi" è intervenuto nuovamente il presidente di Unicef Italia, Vincenzo Spadafora. E infine il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga ironizza: "la prossima direttiva del ministro Maroni sarà quella di tagliare ai bambini Rom la prima falange del dito mignolo della mano destra o della mano sinistra o ancora meglio un pezzetto del lobo dell'orecchio destro o di quello sinistro in modo che siano immediatamente riconosciuti".
Intanto il presidente della Croce Rossa Italiana, Maurizio Barra, ha reso noto che il censimento nei campo nomadi di Roma partirà il 10 luglio e sarà ultimato il 15 ottobre. La Croce Rossa Italiana opererà comunque "con un'intenzione positiva e umanitaria" ha ribadito Barra, per il quale sul tema c'é un'attenzione "un po' strumentale" e, comunque, si tratta di "scelte delle autorità di governo, che la Croce Rossa Italiana, come ente ausiliario, deve solo applicare, nel rispetto dei diritti dell'uomo e in una prospettiva umana".

[Informazioni tratte da Adnkronos.com e ANSA]


"SULLE IMPRONTE AI ROM VADO FINO IN FONDO"

Proteggere i bambini rom è un "dovere civico" cui si accompagna "il diritto delle istituzioni di sapere chi vive a casa nostra": ecco la posizione del Ministro dell'Interno, Roberto Maroni, dalla quale non ha nessuna intenzione di fare passi indietro dopo le critiche piovute sulla sua ordinanza con cui impone di prendere le impronte ed effettuare fotosegnalazioni nei confronti dei nomadi, bambini compresi. Lo ha confermato lui stesso a Fiorenza Sarzanini che lo ha intervistato per il Corriere della Sera. Di seguito, riportiamo la versione integrale dell'articolo.

Domanda - Un portavoce della commissione europea ha detto che l'identificazione attraverso le impronte non si può fare.
Risposta - "Innanzitutto non si tratta di un portavoce. A parlare è stato un qualsiasi funzionario che non aveva nessun titolo per farlo e ha espresso solo un'opinione personale tant'è vero che la commissione europea attraverso il portavoce di Barrot ha dovuto smentire. Avevo incaricato il mio consigliere diplomatico di presentare una protesta formale, però c'è stata la smentita e dunque l'incidente è chiuso".
D. In realtà è stato precisato che la commissione non ha espresso giudizi perché non è consuetudine commentare gli annunci e le opinioni dei ministri degli Stati membri. Scusi ma l'ordinanza non è già operativa? 
R. "E' in vigore dal 30 maggio scorso. E rispetta, oltre alle leggi italiane, anche le direttive europee".
D. C'è una direttiva che consente i rilievi segnaletici per i minori?
R. "Esiste il regolamento numero 380 del 18 aprile 2008 approvato in sede Gai, dunque dai ministri dell'Interno e della Giustizia europei, che prevede l'obbligo di prendere le impronte digitali a tutti gli extracomunitari a partire dai 6 anni prima del rilascio del permesso di soggiorno".
D. I nomadi non sono cittadini extracomunitari.
R. "Noi non sappiamo chi vive nei campi regolari ne tantomeno in quelli abusivi. Non conosciamo la nazionalità degli occupanti e dunque dobbiamo censirli proprio per sapere se facciano parte dell'Ue o se invece arrivino da altri Paesi".
D. Il portavoce dice che si accerterà la compatibilità delle misure con la legislazione europea, lei è sicuro che ci sarà il via libera?
R. "Eravamo nella stessa situazione quando abbiamo presentato il pacchetto sicurezza, ma poi abbiamo trasmesso gli atti al presidente Barrot e non c'è stato alcun rilievo. Ha ragione Berlusconi quando dice che i commissari europei e ancor di più i loro portavoce dovrebbero informarsi prima di parlare. Adesso si capisce meglio perché l'Irlanda ha votato contro l'Ue".
D. Meglio starne fuori?
R. "Non dico questo, ma certo queste continue voci dal sen fuggite inopportunamente e soprattutto false danno ai cittadini un'immagine dell'Europa di chi complica le cose invece che risolverle. Oggi affronterò la questione anche con il ministro dell'Interno francese. La Francia sta per assumere la presidenza, esternerò anche a lui la mia posizione: intemperanze verbali e stravaganze non possono essere più tollerate".

D. Anche l'opposizione e le organizzazioni umanitarie sono contrarie. Per lei non conta?
R. "Io voglio porre fine allo sconcio di vedere tanti bambini che vivono in condizioni disumane, l'unico modo per ottenere questo risultato è capire chi sono facendo un censimento delle presenze. Devo sapere la nazionalità, le parentele, la composizione delle famiglie. Soltanto in questo modo posso dare loro un documento e fissare le regole per sapere chi può rimanere e chi invece non ha i requisiti".
D. Però in questo modo si ottengono le impronte e le fotosegnaletiche anche di chi non ha commesso alcun reato.
R. "Abbiamo verificato che nei tribunali e nelle procure minorili chi ha meno di 18 anni e deve essere affidato a un istituto perché è senza famiglia viene sottoposto ai rilievi proprio per ricostruire la sua identità. Esattamente la procedura che stiamo portando avanti noi".
D. Dunque si creerà una sorta di "banca dati preventiva" per cercare gli autori di eventuali delitti. Le pare normale?
R. "Io devo essere in grado di sapere chi c'è in Italia, dove abita, che cosa fa, che cosa farà nei prossimi mesi. Non è un mistero che i bambini sfruttati per compiere reati vengano spostati da una città all'altra proprio per sfuggire ai controlli".
D. Allora perché si arrabbia tanto a sentir parlare di "schedatura"?
R. "Perché questo termine ha un significato negativo e invece il nostro obiettivo, lo ripeto, è tutelare i minori".
D. L'Unicef continua a chiederle provocatoriamente per quale motivo non farlo anche per i minori italiani.
R. "Vorrei ricordare che gli italiani vengono iscritti all'anagrafe appena nati. In questo caso parliamo invece di sconosciuti che vivono in condizioni indecenti. È un dovere civico proteggerli, è un diritto delle istituzioni sapere chi vive a casa nostra".

 

 

 

 

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01 luglio 2008
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